Rivista il mulino

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I dati Ocse del 2000 letti come miracolo retroattivo della “buona scuola”
Alberto Baccini, 30 March 2017

«La scuola italiana migliore d’Europa: riduce il gap tra i ricchi e i poveri». Questo il titolo con cui ieri «la Repubblica» dava notizia di una ricerca Ocse appena pubblicata. Un titolo che è un vero assist per la ministra Fedeli nel cui comunicato stampa si legge: «I dati pubblicati dall’Ocse ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate». 

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Edoardo Lombardi Vallauri, 30 March 2016

In linguistica, la «Teoria delle Onde» del tedesco Johannes Schmidt (1843-1901) spiega come un cambiamento, irradiandosi da un centro, raggiunga la periferia dell’area che coinvolge. Ad esempio, l’uso di piuttosto che nel senso di «oppure» è partito da Milano negli anni Ottanta, e si è propagato per imitazione nella penisola;

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Le nuove regole di ingaggio dei docenti rischiano di mettere a rischio la sopravvivenza dei licei musicali e coreutici
Aluisi Tosolini, 08 March 2016

«Chi fermerà la musica?» è il titolo di una petizione che in questi giorni sta raccogliendo migliaia di adesioni online. Di che si tratta? Dell’ennesimo pasticcio italiano, in questo caso riferito ai licei musicali e coreutici.

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M. Paola Potestio, 04 February 2014

Un tempo effettivo di permanenza in università notevolmente più lungo della durata teorica, e dunque un consistente numero di cosiddetti «fuori corso» sono stati una costante caratteristica degli studi universitari italiani. Tra gli obiettivi della riforma degli ordinamenti didattici del 1999, il 3+2, vi è certo stato anche quello di favorire una struttura più regolare dei percorsi di studio.

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Riscoprire la concezione illuministica dell’eguaglianza (e delle diseguaglianze giustificabili)
Mario Ricciardi, 08 July 2013

L’otto luglio del 1793 un ordine di arresto segna la fine della carriera politica del marchese di Condorcet. L’accusa è di essere un traditore e un nemico della Rivoluzione, per aver votato contro la nuova Costituzione proposta dai Giacobini. Braccato dai suoi persecutori, Condorcet si rifugia a casa di Madame Vernet, in rue Servadoni a Parigi. In casa della donna, l’intellettuale scrive quello che sarebbe diventato il suo testamento politico e morale, l’Esquisse d’un tableau historique des progrés de l’esprit humain, che è una delle testimonianze più significative dell’illuminismo. Non è soltanto la coincidenza di una data, scoperta per caso leggendo il bel libro di Anthony Padgen, The Enlightenment and Why It Still Matters (Oxford University Press, Oxford 2013), a spingermi a ricordare questo episodio della vita di Condorcet, una delle vittime più illustri del terrore rivoluzionario. Anche se devo confessare che il racconto degli ultimi mesi di vita del filosofo e matematico francese è di straordinario interesse anche alla luce della cronaca. La storia ci aiuta a comprendere meglio quanto sia difficile giudicare un drammatico cambiamento di regime mentre è in corso, e quanto rapidamente gli araldi della libertà possano trasformarsi in oppressori.

La ragione per cui

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