Rivista il mulino

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ANGELA MERKEL
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Fernando D'Aniello, 15 June 2018

La durezza dello scontro tra Merkel e Seehofer mette a rischio il governo tedesco ed è decisivo per il Consiglio europeo di fine mese. Lunedì scorso Horst Seehofer, ministro federale degli interni (e della Heimat, come lui stesso ha voluto aggiungere al nome del ministero) avrebbe dovuto presentare un masterplan sulle politiche migratorie

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La lunga intervista pubblicata sulla «Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung» apre nuove prospettive sull’Unione da riformare
Fernando D'Aniello, 04 June 2018

Angela Merkel sceglie la «Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung» per delineare la sua risposta al presidente francese Macron, che in Germania è stato accolto sin dalla sua elezione, quasi unanimemente, come un europeista che avrebbe rimesso in moto il processo unitario.

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Fernando D'Aniello, 06 March 2018

Il voto della base Spd a favore della Grande coalizione. Con il referendum tra gli iscritti della Spd, i cui risultati sono stati diffusi domenica mattina (i "si" al Patto di coalizione hanno ottenuto il 66%), si è conclusa la lunga crisi politica tedesca apertasi all’indomani del fallimento delle trattative per un governo tra conservatori, liberali della Fdp e Verdi.

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Alessandro Cavalli, 20 November 2017

Lo spettro di Weimar. La nave di una improbabile coalizione non ha raggiunto il porto dell’isola caraibica. «Jamaica» è rimasta isolata. I liberali della Repubblica federale tedesca hanno abbandonato domenica sera il tavolo delle trattative (che peraltro erano iniziate da ben quattro settimane), dichiarando che non governare è meglio che governare male.

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Dopo il voto tedesco il cammino dell’Unione si fa sempre più tortuoso
Mario Ricciardi, 25 September 2017

L’avevano descritta come «l’elezione più noiosa del mondo». Già questo avrebbe dovuto metterci sull’avviso. Da qualche tempo, infatti, le Moire si divertono a spiazzare il senso comune con risultati elettorali che sono stati di volta in volta descritti come «impossibili», «impensabili», «irrazionali» o «folli». Non si può affermare che il successo elettorale della AfD nelle elezioni per il rinnovo del Bundestag sia paragonabile alla vittoria del «sì» al referendum per la Brexit, o a quella di Donald Trump nelle presidenziali statunitensi. Non c’è dubbio, tuttavia, che l’ingresso di 94 parlamentari di una forza politica di destra, nazionalista, che mette in discussione i dogmi su cui si è costruita l’identità politica della Germania nel secondo dopoguerra, potrebbe avere conseguenze storiche. Certo, la Cdu-Csu rimane il primo partito, ma perde 65 seggi, scendendo al 33% dei consensi, suo peggior risultato di sempre. Mai così male anche la Spd, la socialdemocrazia tedesca, che perde 40 seggi, scendendo a un livello di consenso che non ha paragoni nella storia recente del partito, ed evoca per la più grande forza della sinistra tedesca i momenti drammatici degli anni precedenti all’ultima guerra.

Uno smottamento così importante avrà certamente conseguenze significative negli equilibri politici tedeschi. Un primo segnale di turbolenza c’è stato già nelle prime ore con l’annuncio, da parte del candidato socialdemocratico alla cancelleria Martin Schulz, che il suo partito non prenderà più parte a una grande coalizione guidata da Angela Merkel. Possiamo immaginare che, a caldo, abbia prevalso tra i dirigenti l’opinione per cui il calo dei consensi della Spd sia dovuto essenzialmente al fatto che il partito sarebbe apparso al proprio elettorato di riferimento come troppo appiattito sulle posizioni politiche, e in particolare sulla linea economica, dei cristianodemocratici. Se questa lettura del voto si affermasse, potrebbe condurre a un ripensamento della piattaforma programmatica del partito, e forse anche all’apertura di un rapporto di collaborazione con la sinistra radicale della Linke, che in questa elezione ha guadagnato consensi (5 seggi in più rispetto alla precedente legislatura). Anche in Germania, quindi, potrebbe esserci un fenomeno paragonabile a quello cui abbiamo assistito nel Regno Unito: un partito della sinistra storica spinto da una serie di sconfitte elettorali a rimettere in discussione gli orientamenti degli ultimi decenni per avviarsi verso posizioni più radicali.

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