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Speciale amministrative 2019
Un voto sottostimato
rubrica

Domenica 26 maggio non voteremo solo per il rinnovo del Parlamento europeo. In Italia, lo stesso giorno, con le europee si terranno anche molte elezioni amministrative. Tra le altre cose (insieme alle regionali in Piemonte) si voterà in quasi quattromila comuni italiani, la metà del totale.

Sono elezioni molto importanti. Da un lato c’è l’Europa e il progetto europeo, il contenitore dentro il quale dovrebbe muoversi anche un progetto nazionale, soprattutto in un momento di grande incertezza in cui sono ormai evidenti le conseguenze indesiderate della globalizzazione. Difficile se non impossibile, ad esempio, porre rimedio alla crescita delle diseguaglianze, se non in maniera episodica e molto parziale (spesso creando nuove disparità), senza un coordinamento sovranazionale. Per non parlare del contrasto ai cambiamenti climatici. Dall’altro lato c’è il voto amministrativo, con tante realtà locali che guardano, comprensibilmente, al loro particolare, senza per questo restare immuni dal clima politico nazionale. Anzi.

Proprio ciò che si muove sulla scena politica nazionale determinerà molti dei risultati alle comunali. Per questo in molti casi la destra che si ispira al modello della Lega di Salvini per ora non batte un colpo (o quasi), convinta di potere giocare di rimessa. Dall’altra parte chi ancora si trova in grande difficoltà e fatica a uscire dall’angolo, il Partito democratico, rischia di patire anche a livello locale il momento non esaltante in cui, anche sotto la nuova segreteria, la principale forza di opposizione al governo giallo-verde sembra muoversi.

In questo modo c’è il rischio concreto che si allarghi il divario tra i risultati raggiunti dalle amministrazioni uscenti, in molti casi a guida Pd, e il responso delle urne. Detto altrimenti: anche laddove il Pd ha governato decentemente, o addirittura bene, questo potrebbe non essere sufficiente per ottenere dagli elettori un nuovo mandato. È, anche questo, il segno di una politica sempre meno prevedibile, di un elettorato che, dopo decenni di sostanziale staticità sembra averci preso gusto e molto spesso riconsidera, a volte profondamente, le proprie opzioni di voto. Anche così si spiegano le tante liste civiche o presunte tali che, in tante situazioni, cercano di smarcarsi dai partiti pur ricercandone l’appoggio. Cartelli elettorali creati ad hoc, che a volte rappresentano un buon collante per forze troppo deboli se prese singolarmente. E altre volte, invece, rischiano di approfondire le divisioni del centrosinistra, ancora incapace di proporre un progetto politico sufficientemente comprensibile e non troppo contraddittorio. Contro la realtà (i dati, i fatti, le percentuali, dietro le quali le amministrazioni si nascondono per dire che “no, non c’è crescita dell’insicurezza: i dati dicono che i reati sono scesi”) potrebbe vincere (ancora una volta) la percezione della realtà.

Il 26 maggio sarà dunque una data particolarmente importante per il futuro della vita politica e sociale del nostro Paese, che rischia di trovarsi, il giorno dopo, meno europeo e molto più fragile. Autoreclusosi nei confini di tante, deboli piccole patrie.

 

[Questo approfondimento sulle amministrative di maggio tocca le quindici città più popolose in cui si rinnovano i Consigli comunali: BariBergamoCesena, Ferrara, FirenzeFoggia, Livorno, Modena, PerugiaPescara, PratoReggio Emilia, insieme a Cagliari e Sassari dove, in ragione dell’autonomia dell’Isola, si voterà il 16 giugno.]

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