Rivista il mulino

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SALUTE
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Salvatore Romeo, 15 November 2019

Negli ultimi giorni si è molto discusso di questioni giuridiche e ambientali in relazione alla crisi dell’ex Ilva. Ma converrebbe ricordare sempre che le vicende che abbiamo sotto gli occhi sono il prodotto di due elementi in particolare, che sono alla base del dramma che si sta consumando intorno a una delle principali aziende italiane: la crisi del mercato siderurgico e il modo in cui gli operatori la stanno affrontando.

L’acciaio alle strette. Stando alle stime di Eurofer, nel primo trimestre 2019 la domanda di beni siderurgici nell’area Ue si è contratta del 1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; nel trimestre successivo la flessione è stata più pronunciata (-7,7%). Sono state così bruciate le previsioni formulate alla fine del 2018, che prospettavano per l’anno in corso un calo complessivo dello 0,4%. A fine 2019, secondo l’associazione dei siderurgici europei, la riduzione del fabbisogno dovrebbe attestarsi intorno al 3,1%.

Sull’andamento della domanda di acciaio incide in maniera decisiva la crisi della manifattura tedesca – in particolare del settore dell’automotive, colpito dallo scandalo “dieselgate” e dai dazi americani. La contrazione del mercato comunitario ha accentuato una tendenza alla riduzione dei prezzi che va avanti dai primi mesi del 2018, sospinta dal boom delle importazioni extra-comunitarie verificatosi a seguito delle alte tariffe (25%) imposte da Trump sui beni siderurgici. Di fronte a queste misure i produttori dei Paesi emergenti hanno dirottato le loro esportazioni verso l’Europa. Lo scorso anno l’import ha coperto circa un quarto del fabbisogno di acciaio nella Ue (due punti in più rispetto al 2017), facendo registrare un incremento del 12,7%. Il crollo della domanda ha trascinato a sua volta le importazioni, così come un’eventuale ripresa tornerebbe a sollecitarle.

La pressione dei produttori dei Paesi emergenti sui mercati occidentali non è un fenomeno congiunturale: risponde a trasformazioni strutturali che verosimilmente avranno un impatto sul settore siderurgico (e non solo) per un tempo non breve. Gli impetuosi processi di sviluppo verificatisi in quei sistemi economici (Cina in testa) negli ultimi decenni,

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Cartolina da Taranto
Fulvio Colucci, 12 March 2019

A Taranto torna indietro l’orologio della storia, proprio quando le lancette sembravano marciare in avanti verso la soluzione del dilemma salute-lavoro. Arcelor Mittal, alla guida dello stabilimento siderurgico da meno di un anno, ha promesso una svolta con abbondanti “maquillage” mediatici. Prima il nuovo nome: via l’ormai “sinistro” marchio Ilva, è nata “Acciaitalia”

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Bruno Simili, 26 November 2018

«Maggio-giugno 2007. La Campania è invasa dai rifiuti. La “monnezza” arriva ai piani alti delle case. Le fotografie fanno il giro dell’Italia, e non solo, recando un danno incommensurabile all’immagine di Napoli e della regione».

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Dall'Ue una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per lo smog
Bruno Simili, 20 February 2017

L’Unione europea è pronta ad avviare una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Non è l’ennesimo rimbrotto sul rischio tenuta dei nostri conti pubblici, o una nuova richiesta di procedere più speditamente con le tanto invocate riforme. Più semplicemente, ma forse anche più drammaticamente, è il richiamo al rispetto delle regole comunitarie per quanto riguarda i valori degli inquinanti nell’aria.

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Storie della morte da amianto in Italia sul lavoro
Bruno Simili, 01 February 2017

Racconta Marco Revelli nel suo viaggio eretico nell’Italia che cambia (Non ti riconosco, Einaudi, 2016) di quando si trova ad attraversare, verso i territori del «Far East», la cosiddetta «BreBeMi», la nuova autostrada ignorata da chi deve spostarsi in quei sessanta chilometri di Lombardia da Ovest a Est e viceversa

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