Rivista il mulino

Content Section

Central Section

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle
Il Cairo, 16/11/2010
rubrica
  • lettere internazionali

Il gossip del Faraone. “Le elezioni parlamentari sono vicine e il regime non ha ancora risposto alle nostre richieste. Chiunque parteciperà a queste elezioni, come candidato o come elettore, va contro l’interesse nazionale.”  Così Mohammed El Baradei ha rinnovato a inizio settembre il suo appello al boicottaggio delle elezioni della shura, la camera bassa del parlamento egiziano, previste per il prossimo 28 novembre. Classe 1947, carriera da burocrate internazionale alle spalle, El Baradei, ex segretario generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), è ricomparso sul palcoscenico politico egiziano lo scorso febbraio dopo un’assenza di 12 anni, dichiarandosi pronto a partecipare alla corsa presidenziale a patto che il governo approvasse una nuova Costituzione che garantisse una competizione leale e onesta. Da quando ha creato l’Associazione nazionale per il cambiamento, El Baradei ha lanciato una petizione nella quale avanza al governo sette richieste in previsione delle prossime elezioni parlamentari, tra le quali la fine dello stato di emergenza, in vigore da 29 anni, e un emendamento costituzionale che garantisca votazioni realmente competive e multipartitiche. Nonostante le 800.000 firme, il governo non si è ancora degnato di fornire alcuna risposta ed El Baradei, che oltre ad aver minacciato il ritiro della propria candidatura, ha impresso nuovo slancio alla sua marcia per il cambiamento del paese. “Gli egiziani sono conosciuti per essere pazienti - ha detto - ma ogni pazienza ha un limite e la disobbedienza civile è l’ultima risorsa nelle nostre mani, se il regime continua ad ignorare le nostre richieste.”

Nel corso dei quasi trent’anni di potere il presidente Hosni Mubarak ha reso l’Egitto un sistema apparentemente impervio al cambiamento, impassibile a qualsiasi sfida politica, ma la necessità di riforme è ora evidente. “Abbiamo bisogno di cambiare il nostro parlamento, il nostro governo, i nostri politici e la nostra economia, - scrive Adhaf Soueif sul britannico The Guardian – ma nessun cambiamento sarà possibile fino a quando questo regime e il Partito nazionale democratico del presidente saranno al potere. Questo è un regime che strangola il paese fino a risucchiarlo e anche se le prossime elezioni potrebbero essere un modo pacifico attraverso il quale intraprendere un effettivo cambiamento, di fatto il loro risultato è già determinato”. Ed è per questo motivo che l’appello di El Baradei è stato accolto con favore da altri gruppi di opposizione - tra i quali il Fronte democratico, il Ghad e il movimento Kifaya -  che non vogliono offrire la possibilità all’eterno faraone di manipolare le elezioni con il loro mutuo consenso. Grazie ai suoi profondi tentacoli e al continuo ricorso alla violenza, il governo riesce a penetrare tutte le istituzioni e la burocrazia egiziana. Pertanto, anche se l’opposizione è di fatto rappresentata in parlamento dal 1976, questa non riesce a svolgere alcuna funzione e con il suo ruolo finisce solo per conferire legittimità a un regime autoritario che vuole presentarsi al mondo intero come democratico.

La proposta di El Baradei non ha ottenuto, però, il successo sperato visto che parte dell’opposizione ha declinato il suo invito, preferendo partecipare alle elezioni per non lasciare al regime una vittoria scontata. A pensarla così sono stati anche i Fratelli Musulmani che, dopo l’inaspettato successo ottenuto nelle elezioni parlamentari del 2005 (dove facendo correre i loro rappresentati come indipendenti si aggiudicarono il venti per cento dei seggi in palio), non se la sentono di disertare la corsa elettorale. Lo stesso vale per il Wafd (partito storico, di matrice laica, liberale e nazionalista) e il Tagammu (formazione di ispirazione socialista). Anche se ufficialmente non ne fa parola, il raìs egiziano è evidentemente infastidido dall’appello di El Baradei e dal suo progetto di riformare l’Egitto e per sbarazzarsi dello scomodo avversario ha anche fatto circolare su Facebook un dossier di foto nelle quali si vede sua figlia Laila in bikini e mentre apre una bottiglia alcolica in compagnia del marito, abitudini che possono irritare profondamente gli egiziani musulmani più conservatori. E a dare man forte all’eterno faraone ci ha pensato anche il numero due di Al Qaida, Ayman al-Zawahiri, che in un video circolato su You tube in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, ha descritto el Baradei come un burattino nelle mani della Casa Bianca.

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI