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A proposito di musei d’arte moderna e contemporanea
Alla ricerca del pubblico perduto
rubrica
  • Culture

Benché non esaustivo delle potenzialità museali, il numero delle presenze nelle sale espositive è un indicatore obiettivo del gradimento dell’offerta effettiva di un museo, che non si può certo trascurare al fine di valutare la disaffezione del pubblico per porvi rimedio. È il caso dei musei d’arte moderna e contemporanea di Roma che, in base ai biglietti emessi, vedono in calo ulteriore i propri visitatori.

Negli ultimi quattro anni l’insieme degli ingressi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC), al Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo (MAXXI), al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO), al Palazzo delle Esposizioni (PALAEXPO), alla Galleria d’Arte Moderna (GAM) e al Museo Bilotti, è sceso dai 957 mila del 2012 ai 701 mila del 2016, nonostante 96 mostre e migliaia di eventi.

 

Biglietti d’ingresso ai principali musei di arte moderna e contemporanea di Roma nel 2012 e 2016

 

2012

2016

Mostre 2016

MAXXI

169.000

167.883

38

PALAEXPO

334.981

164.650

9

MACRO

251.706

161.540

36

GNAMC

165.571

135.218

7

Museo Bilotti

16.436

47.670

6

Galleria d’Arte Moderna (GAM)

19.389

24.280

4

TOTALE

957.029

701.240

96

 

Biglietti d’ingresso ai principali musei di arte moderna e contemporanea di Milano nel 2012 e 2016 

 

2012

2016

Mostre 2016

Palazzo Reale

973.655

815.131

20

Triennale Design Museo

159.299

740.700

56

Museo delle Culture (MUDEC)

[1]

540.000

14

Gallerie d’Italia (Intesa San Paolo)

164.643

266.804

2

Museo del Novecento

265.314

244.353

4

Pirelli Hangar Bicocca

154.000

200.000

5

Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC)

125.000

19.191

5

TOTALE

1.741.911

2.826.189

108

 

[1] Aperto nel 2014.

 

Non si tratta di una tendenza generalizzata. Milano, ad esempio, ha un’elevata e crescente attenzione all’arte moderna e contemporanea sollecitata anche dalla vulcanica presenza del Museo della Triennale di Design (741 mila ingressi nel 2016). Per soddisfarla il Comune, accanto al Padiglione per l’Arte Contemporanea (PAC), ha rilanciato il Museo del ‘900 e Palazzo Reale e aperto il Museo delle Culture (MUDEC); mentre i privati hanno ampliato spazi espositivi (Pirelli Hangar Bicocca) e creato nuovi musei: Gallerie d’Italia (Intesa Sanpaolo) e Fondazione Prada. Così, a Milano, nel 2016 il totale dei visitatori è aumentato di due terzi rispetto al 2012, passando dal milione e 742 mila del 2012 a 2 milioni e 826 mila: oltre il quadruplo del dato di Roma.

Le ragioni del rarefarsi delle presenze nei musei romani, più che essere legate a repentini mutamenti di gusto e di sensibilità estetica, riflettono deludenti esperienze di visita su cui pesa l’intreccio di molti fattori. Tra quelli esogeni spicca la progressiva disarticolazione dell’assetto strutturale dei musei della Capitale. L’apertura del MAXXI nel 2010 ha rotto un equilibrio consolidato e innescato un’accesa competizione sul piano dell’effimero che non ha dilatato ma ristretto il bacino d’utenza. Nel tentativo di superare lo shock da commissariamento per squilibri di bilancio nel 2012, la Fondazione MAXXI ha inondato Roma di mostre ed eventi, il cui spesso discutibile spessore culturale però non ha sempre convinto. Così, dopo il boom del 2011 trainato dalla curiosità per l’edificio progettato da Zaha Hadid (450 mila visitatori), i biglietti d’ingresso sono crollati a circa un terzo (168 mila nel 2016). Il nuovo museo non ha creato nuovo pubblico ma ha finito per cannibalizzare parte di quello del PALAEXPO, più che dimezzato nell’ultimo quadriennio (da 335mila del 2012 a 165mila del 2016), della GNAMC:-18% (da 165mila a 135mila) e del MACRO: -36% (da 252mila a 162mila) senza più sostegno dell’ENEL passato proprio al MAXXI.

Sulla caduta di interesse del pubblico hanno influito anche fattori endogeni: l’inadeguata valorizzazione delle collezioni permanenti, la modesta qualità dei servizi aggiuntivi non meno che la sovrapposizione di attività tra musei civici e statali. Il necessario coordinamento tra le varie istituzioni è reso difficoltoso dalle diverse modalità di gestione: nelle sedi comunali si va dall’Azienda Speciale (PALAEXPO) ai musei-ufficio con servizi affidati a Zètema srl (MACRO, GAM, Bilotti), mentre in quelle statali si va dalla fondazione con ampia discrezionalità e ridotta vigilanza (MAXXI) all’autonomia speciale della GNAMC.

Gli strumenti per suscitare rinnovata curiosità di residenti e turisti sono noti ma poco praticati. Innanzitutto un allestimento accattivante degli spazi museali, concepito non per soddisfare i capricci estetici del direttore ma per favorire la conoscenza dei fenomeni creativi, la comprensione dei loro messaggi, la capacità critica degli utenti aiutandoli a distinguere vere opere d’arte da costruzioni mercantili, a ritrovare la dimensione ludica della visita. Combinato alla gratuità degli accessi, potrebbe riavvicinare il pubblico perduto e oltre. Soprattutto se gratificato da incontri con artisti, da più frequenti visite guidate dai curatori, da personale di accoglienza preparato. La trasparenza della gestione, con un maggior coinvolgimento delle associazioni amici dei musei nella scelta delle opere da acquistare e delle altre iniziative da sostenere con forme di crowdfunding, è cruciale.

La Giunta capitolina, guardando anche all’esperienza site-specific del Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz (MAAM) nella ex fabbrica occupata di via Prenestina 913, prospetta un «Polo per l’arte contemporanea» con al centro il MACRO, sottratto alle cure di Zètema (srl in house) e affidato a quelle dell’Azienda Speciale PALAEXPO, svuotato dalle collezioni (oltre 1.600 pezzi) e ripensato nel rapporto del pubblico con gli artisti e le loro creazioni in loco. Una scelta però non in linea con l’attuale statuto del PALAEXPO (non contempla la gestione stabile di opere) e che rischia di smobilitare/demotivare una struttura museale di alto livello. Meglio sarebbe limitarsi alla sede espositiva del MACRO a Testaccio.

Più risolutiva appare l’estensione all’arte moderna e contemporanea degli accordi tra Stato e Comune per la gestione unitaria dell’area archeologica centrale previsti dalla Legge su Roma Capitale, finora inapplicata. Il coordinamento condiviso della programmazione dell’attività di musei statali e comunali, accompagnato agli accorgimenti indicati, potrebbe aiutare a far invertire la tendenza al declino dei visitatori riequilibrando il confronto con Milano, ora capitale indiscussa dell’arte del Novecento e del XXI secolo.

 

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