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Intervista ad Agnes Heller
L'Europa dei nazionalismi
rubrica

Quando scende dallo sgabello in cui si è inerpicata per leggere le mail al computer, ti rendi conto di quanto sia piccola ma energica Agnes Heller. 86 anni, ha vissuto il nazismo nel ghetto di Budapest, si è innamorata della filosofia studiando con Lukacs, è stata marxista non ortodossa, espulsa e poi riammessa nel Partito comunista ungherese. Negli anni Settanta riesce a uscire dal Paese per insegnare prima in Australia poi a New York. Il suo ultimo libro è La bellezza (non) ci salverà (Il Margine, 2015), dove dialoga con un altro vecchio mitteleuropeo, il sociologo polacco Zygmunt Bauman. Abbiamo incontrato Agnes Heller a pordenonelegge e abbiamo chiesto a lei, ungherese, che parole userebbe per descrivere cosa sta accadendo nel suo Paese ai migranti.

AH: I problemi sono complicati. Ecco perché non c'è una sola parola chiave. Si può descrivere cosa succede ora, cosa potrebbe accadere in futuro, quali possibili alternative per l'Europa e per il mondo: ma questo non può essere sintetizzato in una sola parola chiave. Ecco, forse, si può affermare che il volto dell'Europa cambierà.

Ma come cambierà l'Europa è tutta un'altra questione.

L'Europa sta chiedendo a chi bussa alle sue porte di accettare le sue leggi e la sua cultura. Cioè di assimilarsi, non integrarsi.

AH: L'Europa è fatta di Stati-nazione. E l'Europa è pessima nell'attuare l'integrazione. I popoli con differenti abitudini e culture hanno bisogno di essere integrati. L'Europa invece finisce sempre per tendere all'assimilazione. Ma assimilarsi diventa quasi impossibile per un così gran numero di persone. Credo che l'Europa debba chiedersi se vuole veramente l'integrazione, e non l'assimilazione: è un'opzione. In questo caso, se siamo d'accordo a integrare e non ad assimilare, otterremo nuovi e buoni lavoratori, dei patrioti. Ma se vorremo assimilarli produrremo dei nemici. Bisogna capirlo, altrimenti non si sa cosa accadrà in futuro. Guardate gli Stati Uniti: non sono uno Stato-nazione, hanno legalizzato 3 milioni di immigrati che sono diventati americani, quindi patrioti. Ma in Europa non è così: bisogna imparare la lingua, le abitudini, le regole del Paese ed è molto difficile. I musulmani, per esempio, non assimileranno mai la cultura cristiana. L'unica cosa che si può – e si deve – chiedere loro è di non limitare la libertà altrui, quella dei figli, delle donne, degli amici e di rispettare le leggi dello Stato e la sua Costituzione. Se lo fanno, possono fare ciò che vogliono. Possono vestirsi come vogliono, andare alla moschea quante volte desiderano. Possono continuare a vivere la propria cultura, a meno che essa non contravvenga alle leggi dello Stato o limiti la libertà altrui. Non si può introdurre la sharia per gli altri, ma si può seguirla individualmente. Che importa? Basta lasciare in pace gli altri, senza accusarli di decadenza o ateismo, altrimenti anche chi è integrato non sarà tollerato. Entrambe le parti devono imparare una lezione, oppure ci saranno molti problemi in futuro.

La storia dell'Europa è un susseguirsi di guerre, di sangue versato in nome dei nazionalismi.

AH: Gli Stati-nazione sono nazionalisti! È una loro caratteristica. Sono nati dopo la Rivoluzione francese. Sono nazionalisti dalla nascita. Come ho già scritto, è stato durante la Prima guerra mondiale che il nazionalismo ha vinto contro l'internazionalismo proletario e la borghesia cosmopolita. Da allora l'Europa è stata caratterizzata dal nazionalismo. E non è facile cambiare. Perché se nella storia si sviluppa una certa identità, è molto difficile farla scomparire.

E il nazionalismo è anche l'ideologia vincente di questo momento: come si può combatterlo?

AH: La gente può avere una propria identità anche senza avere un'identità nazionale. L'Europa era un'Europa di popoli, ora è diventata un'Europa di nazioni. E da allora non si è più trattato di un'identità di popoli, di religione, di città (come in Italia) o di Stati (come negli Stati Uniti), ma di una soverchiante identità nazionale.

Come si può contrastare questo fenomeno? Si può affermare che bisogna invertire la direzione, che l'Europa deve tornare a essere un'Europa dei popoli. Ma chi può farlo? Quale potere ne è in grado? La nazione e il nazionalismo sono ottime armi politiche con cui i potenti conservano ed esercitano ancora più potere. I potenti possono fare sempre riferimento al bene della nazione. I cuori iniziano subito a battere quando si sente parlare della difesa della propria nazione... Ma come la difendiamo? Contro altre nazioni o no? Per esempio, quando vivevo in Australia e l'Italia ha vinto i Mondiali, tutta Melbourne era piena di emigrati italiani che festeggiavano. Non facevano male a nessuno! Se "nazione" significa volere che il mio Paese vinca nello sport, o provare orgoglio quando un mio compatriota riceve il Nobel o è una celebrità del tennis, va benissimo! Ma se "nazione" implica odio o disprezzo per altre culture, che consideriamo diverse, allora è difficile cambiare le cose. È difficile tirare indietro l'orologio della storia!

 

[Questa intervista ad Agnes Heller è stata raccolta e trasmessa da Radio Popolare]

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