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Atene, 18/6/2012
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La democrazia alla prova dell'austerità. Nea Dimokratia, il partito di centrodestra guidato da Antonis Samaras, ha vinto le più importanti elezioni legislative greche degli ultimi decenni con il 29,6% dei voti. Grazie al robusto premio di maggioranza (50 seggi), porta in Parlamento 129 deputati e può sperare di formare un governo stabile (la maggioranza è 150 più uno).

Samaras non ha sbagliato una mossa e nel momento in cui il “Financial Times” è pesantemente intervenuto alla vigilia del voto con un articolo in tedesco e in greco che esortava gli elettori a votare per l’Europa, si è affrettato a dichiarare che «i greci sono un popolo fiero. Sappiamo per chi votare.

Fate le vostre “raccomandazioni” a qualcun altro». Il comizio finale in piazza Syntagma è stato un giubilo di bandiere greche al vento, e con la convinzione di chi aveva già in tasca la vittoria Samaras ha parlato non solo e non tanto ai suoi elettori, ma alla Grecia intera, che ha detto di volere “sicura”, forte ed europea. Un luogo dove i giovani possano tornare per studiare e lavorare, un paese che sappia chiudere le porte all’immigrazione clandestina (guardando all’elettore dell’estrema destra) e sia in grado di aiutare i greci, partendo dal sostegno ai pensionati al minimo, sempre più colpiti dai tagli dell’ultimo anno. E poi la parola “sicurezza”, pronunciata ripetutamente a pochi metri dal luogo dove il 4 aprile scorso si era ucciso con un colpo di pistola il pensionato e attivista di sinistra Dimitris Christoulas. Alla fine del comizio, il piccolo monumento che riporta il suo testamento è stato trovato rotto; per evitare un incidente a poche ore dal voto, nel pomeriggio di sabato era stato già restaurato.

Lo sconfitto Alexis Tsipras, il giovane leader della coalizione di sinistra Siryza, che ha comunque portato il partito a uno storico 26,89% (71 seggi) paga forse l’ambiguità di una campagna elettorale nel corso della quale non ha mai chiaramente detto, come gli ha ricordato la leader comunista Aleka Papariga durante il suo comizio finale, che Syriza vuole restare dentro l’euro e l’Europa, ma “ridiscutere” il memorandum della Trojka (Bce, Fmi e Ue). Quel “ridiscutere”, da molti interpretato come “annullare”, ha dato la possibilità a Nea Dimokratia di agitare lo spettro del tradimento della Grecia, della povertà incombente, delle manovre degli “oligarchici della dracma”, favoriti da Tsipras, i quali sarebbero stati pronti a svendere la Grecia, riempiendola di immigrati e banditi. Un far west nei Balcani, un paese senza prospettive e senza futuro: così Samaras aveva ipotizzato la Grecia in mano a Syriza nel suo ultimo appello agli elettori.

Rispetto al 6 maggio scorso gli elettori (ha votato il 62,47% degli aventi diritto, circa due punti e mezzo in meno che un mese fa), hanno dato segni evidenti di voler superare la dispersione del voto. Nea Dimokratia e Syriza insieme hanno raccolto oltre il 50% dei voti, mentre il 6 maggio raggiungevano il 35% (rispettivamente 18,85% e 16,78%). Hanno perso i partiti minori, compreso quello comunista, che ha quasi dimezzato i consensi (dall’8,48% al 4,50%), mentre i neonazisti di Alba Dorata hanno inaspettatamente bissato il successo delle scorse consultazioni e sono rimasti saldamente il quinto partito con il 6,92% (18 deputati) dietro ai “Greci Indipendenti” di Panos Kammenos (7,51% e 20 seggi). Il Pasok di Evangelos Venizelos ha tenuto (12,28% contro il 13,18% di maggio – 33 seggi) e ha proclamato di essere disponibile a un “governo di salvezza nazionale”, magari con il sostegno di Sinistra Democratica, fondata dall’avvocato Fotis Kouvelis e da altri fuoriusciti di Syriza, in parlamento con il 6,26% e 17 seggi.

L’Europa che conta ha dato una mano a Nea Dimokratia e ora guarda con maggiore serenità al futuro. A parte l’infelice appello agli elettori, il “Financial Times” ha scritto alla vigilia del voto che esiste un piano per rendere meno pesanti le misure d’austerità, come una riduzione dei tassi d’interesse sul debito greco e una dilazione per i pagamenti. Un pacchetto-premiocucito su misura per Samaras, che ora rispetterà gli impegni del memorandum in cambio della mano tesa. In piazza, però, domenica sera non sono scesi in molti. La maggioranza degli elettori di Nea Dimokratia ha pensato che non ci fosse molto da festeggiare, sia perché la situazione economica resta comunque pesantissima, sia perché le elezioni greche hanno dimostrato che se la democrazia possiede in sé gli anticorpi per superare i momenti difficili, il concetto di “sovranità nazionale” è nuovamente cambiato in Europa. Non solo nella mente degli uomini di Stato, ma anche in quella della gente comune.

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Comments
Pier Paolo Castellari, 18-06-2012, 23:02
Eviterei, in premessa, di parlare di democrazia, dato che, dopo un commissariamento speculare a quello italiano, si è pesantemente interferito a favore di una apparato conservatore, di acclarata corruzione, come il Pasok, il partito socialista famigliare, sull'altro versante, ora chiamato alla "responsabilità" senza premesse dall'"Europa che conta".
I problemi restano sul tappeto e il pauperismo.ormai stabile di una vastisima quota della società greca, non si attenuerà, anzi aumenterà, in funzione del voto. non c'è neanche da aver fiducia, riguardo alla coerenza di Nea Demokratia e del Pasok: non è escluso, infatti, che dopo aver ottenuto nuovi finanziamenti a fondo perduto, decidano di rimettere tutto in discussione, dopo aver approfittato ancora una volta della "benevolenza" pelosa, ma ingenua, dell'Europa che conta. Potranno attribuire la responsabilità a Syriza, che mobiliterà la piazza, ma che forse, imponendosi, avrebbe potuto rinegoziare senza vincoli d'interesse le condizioni giugulatorie imposte al proprio Paese.  Sullo sfondo di una nazione presto in preda a torbidi sociali, si staglia il consistentemente congruo apparato di picchiatori di Alba dorata, fino a sei mesi fa sconosciuto alle cronache e ora, apparentemente, scaturito dal nulla. Probabilmente, la Grecia moderna non è matura per un consesso tecnocratico e finanziario come quello configurato dall'Unione europea, ma è sotto la tutela dell'Europa che conta che questi rigurgiti neofascisti, in una realtà levantina e segnata da smaccati privilegi e sperequazioni, si autopropongono a tutela dell'ordine, contro le manifestazioni della disperazione e a guardia del degrado incipiente. La Grecia metropolitana è così. La Grecia, nella trasfigurazione ideologica dei poteri forti è forse una democrazia alla prova dell'austerità.