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Baia Mare, 9/9/2011
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  • lettere internazionali

Il muro oltre la siepe. A più di vent’anni dall’abbattimento del muro di Berlino un nuovo muro divide la popolazione di una città in Europa. Nella cittadina romena di Baia Mare, infatti, il sindaco Cătălin Cherecheş ha deciso di elevare una barriera in cemento alta quasi due metri e lunga circa cento intorno a un’area costituita da tre grossi condomini abitati da famiglie rom. Annunciata a fine giugno, la costruzione del muro è stata realizzata nel giro di poche settimane e l’inaugurazione si è svolta a inizio agosto. Il primo cittadino del municipio transilvano, personaggio controverso del panorama politico romeno, ha giustificato la costruzione del muro affermando che si tratta di una misura necessaria per tutelare la sicurezza dei bambini della zona, dal momento che la strada si trova a ridosso dell’area in cui sono soliti giocare e i rischi di incidenti sono altissimi. Lo stesso sindaco ha però fornito anche un’altra versione, affermando di aver voluto rispondere alle lamentele degli automobilisti che transitavano nella strada adiacente ai condomini abitati dai rom, disturbati alla guida dal lancio della spazzatura dalle finestre delle case.

Contro la costruzione del muro si sono subito mobilitate alcune organizzazioni non governative operanti in Romania e associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. Le due ONG Criss e Şanse Egale [Pari opportunità], alle quali si è aggiunta Amnesty International, hanno diffuso un comunicato congiunto denunciando la violazione della legislazione romena e dei trattati internazionali contro la discriminazione razziale. Le organizzazioni stesse hanno anche annunciato l’avvio di un’azione legale contro le autorità municipali. Marian Mandache, di Criss, ha contestato la giustificazione fornita dal sindaco della volontà di proteggere i minori dal rischio di incidenti, sottolineando che i 30.000 euro utilizzati per la costruzione del muro avrebbero potuto essere impiegati per la creazione di aree gioco in zone sicure. Peraltro la Romania è già stata in passato al centro dell’attenzione internazionale per iniziative analoghe a quelle adottate a Baia Mare: negli ultimi anni le ONG hanno ripetutamente segnalato politiche di “evacuazioni forzate, condizioni abitative precarie, segregazioni residenziali e dislocazione dei rom in aree pericolose per la loro salute”.

Come prevedibile, la stampa internazionale ha dato grande risalto alla notizia, richiamando le politiche di discriminazione razziale della prima metà del secolo scorso e paventando la creazione di nuovi ghetti in Europa. La questione dell’integrazione dei rom nelle società europee è stata più volte dibattuta. La costruzione del muro di Baia Mare dimostra che il problema non riguarda soltanto l’Europa occidentale: nei paesi con una situazione economica più difficile, come quelli dell’area balcanica, il fenomeno si presenta in forma ancora più complessa, data anche la consistenza numerica delle comunità rom. In Romania, un paese di circa venti milioni di abitanti, i rom censiti sono circa 535.000, ma secondo le stime di associazioni di difesa dei diritti dell’uomo, la cifra dovrebbe essere innalzata a due milioni-due milioni e mezzo, tenendo conto del fatto che non tutti sono registrati. Di fatto, si tratterebbe del 10% della popolazione. Di questi, solo il 27% avrebbe un lavoro stabile. La maggior parte delle famiglie rom vive in condizioni estremamente difficili e mancano forme di intervento sociale da parte delle autorità, il che rende ancora più complessa la convivenza con la popolazione locale. Popolazione locale che ha reagito nella maggior parte dei casi positivamente alla costruzione del muro, come dimostrano diverse interviste e i commenti inviati ai siti dei giornali romeni dai lettori. Il consenso di cui questo tipo di iniziative gode presso la popolazione è sintomo dell’assenza di politiche di più ampio raggio da parte del governo centrale, il cui silenzio sulla vicenda, nonostante le sollecitazioni ricevute dall’associazione Alleanza Civica dei Rom di Romania, è forse uno dei dati più allarmanti.

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