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La nota
Mentre il circo impazza
Bruno Simili, 31 agosto 2010
Chissà che cosa provano in questi giorni i tanti
musulmani devoti che vivono in Italia. Viene da chiederselo,
seguendo anche solo da lontano il polpettone da cinegiornale
costruito sulla visita di un capo di Stato estero a Roma.
Sembra abbastanza probabile che non solo i fedeli musulmani, ma
anche gli studiosi dell’islam provino un moto di insofferenza
(se non di vera e propria sofferenza) nel vedere le copie del Libro
sacro della civiltà islamica circolare tra le 500
(cinquecento) ragazze in cerca di notorietà e di qualche
spicciolo, il cui festoso e disinvolto assembramento è stato
predisposto dal nostro governo per la nuova visita del vecchio
tiranno. Alcune di queste, stando alla stampa, si sono addirittura
convertite. «On the spot», come ha scritto il
«New York Times». Altre devono essersi presto rese
conto che il gioco non valeva la candela, e hanno usato il Libro
come semplice scudo per pararsi dagli obiettivi dei soliti
paparazzi, talentuosi indiscreti per mestiere.
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Costituzione alle vongole
Piero Ignazi, 20 agosto 2010
La retorica populista del forzaleghismo continua ad inquinare le
fonti delle nostre regole comuni. Non paghi di aver ricevuto il
sonoro ceffone del rigetto della loro proposta di riforma
costituzionale con ben il 61,7% di voti contrari al referendum
confermativo del 2006, i lealisti berlusconiani e le truppe di
complemento bossiane continuano a sfornare bizzarre e pericolose
interpretazioni della Costituzione. Come già in passato
è tornato in auge il mito della volontà popolare,
vero cardine della torsione populista prodotta dalla destra. Mentre
nella concezione liberale della democrazia la volontà
popolare si trasmette e si realizza attraverso percorsi e
meccanismi ben definiti che garantiscano i diritti e le minoranze
nonché assicurino il bilanciamento dei poteri per non cadere
nella dittatura della maggioranza, preoccupazione costante di ogni
liberale, nella visione populista ogni barriera al pieno e assoluto
dispiegamento di quella che il capo ritiene essere la
volontà popolare deve essere travolto.
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Bologna, estate 1980
Elena Pirazzoli, 01 agosto 2010
Sono trent’anni da quel 27 giugno, quando
attorno alle nove di sera il volo Itavia 870, partito da Bologna
con due ore di ritardo e diretto a Palermo, scompare dai radar. Il
mattino dopo il mare restituirà una grande chiazza di
carburante e alcuni cadaveri. Qualche settimana dopo, il 2 agosto
alle 10 e 25, la sala d’aspetto di seconda classe della
stazione di Bologna salta in aria, coinvolgendo il treno fermo sul
primo binario e il piazzale dei taxi. 81 vittime nel primo caso, 85
morti e 200 feriti nel secondo. Tutte persone che
stavano andando al mare, partendo o tornando dalle vacanze,
lavorando come ogni giorno o raggiungendo le famiglie, i fidanzati,
gli amici. Persone normali, comuni, ignare […] I due eventi
prendono strade molto diverse, ugualmente orientate alla ricerca
della verità da un lato e al mantenimento della memoria
dall’altro.
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Acqua in bocca
Roberto Escobar, 26 luglio 2010
Il filtro? Roba da comunisti. E non stiamo parlando di
sigarette, ma d’una legge: quella nota come legge-bavaglio.
Per due anni Silvio Berlusconi ci ha investito i suoi uomini
migliori (detto senz’offesa): oltre al solito Niccolò
Ghedini, l’apposito Angelino Alfano e il servizievole Giacomo
Caliendo. È stato proprio Caliendo, il sottosegretario
più intercettato del millennio, che con spiccato senso del
comico ha dato la notizia: non: se ne fa più niente. Non
intendeva: della legge-bavaglio, e della sua
Weltanschauung da Minculpop. Intendeva invece: del divieto
di pubblicazione delle intercettazioni fino al rinvio a giudizio.
Ora invece, si dice… si suppone… Insomma, se il capo
avrà la gentilezza di non “fraintendersi”, le
intercettazioni si potranno pubblicare, ma solo quelle considerate
rilevanti.
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Obama, le riforme, l’invidia
Francesco Vella, 19 luglio 2010
Il travaglio è stato lungo e difficile, ma alla fine le
nuove regole sulla finanza americana sono andate in porto. Chi ha
avuto la curiosità negli ultimi tempi di frequentare le
rassegne della stampa straniera, ha sicuramente percepito in tutta
la sua dimensione il dibattito, a volte il vero e proprio litigio,
che ha caratterizzato anche con profonde divisioni e lacerazioni
l’opinione pubblica statunitense nella stessa misura, se non
di più, di quanto avvenuto per la riforma sanitaria.
D’altronde, quello che è successo oltreoceano non
poteva oggettivamente lasciare le cose come stavano e Obama si
giocava su questo terreno una grande fetta di
credibilità.Non poteva di fronte alle tante vittime dei
famigerati subprime far finta di niente, ma doveva anche stare
attento ad evitare che le nuove regole si risolvessero in una
mannaia che travolge tutto, perché della finanza, o meglio
di una finanza equilibrata, comunque l’economia ha bisogno. E
doveva anche scontrarsi con il formidabile potere delle
lobbies bancarie, pronte a far valere le loro ragioni
attraverso molteplici strade.
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