Rivista il mulino

Content Section

Central Section

Migranti per forza

immagine La vicenda degli insegnanti meridionali che dovranno trasferirsi al Nord per ottenere finalmente un posto di ruolo ha suscitato polemiche dai toni spesso esasperati e iperbolici. È stata anche pretesto, per alcuni, per ribadire un principio ritenuto ovvio. Certo, si è detto, di fronte ad alcuni casi personali possiamo dispiacerci, specie quando coinvolgono persone già attempate, ma bisogna comunque che ci abituiamo all’idea che la mobilità territoriale - cioè la migrazione - specie se interna a uno stesso Paese, è un fatto fisiologico, come sanno le migliaia di giovani che sono già partiti o si apprestano a partire verso nuovi lidi. Questi inviti alla normalizzazione dei fenomeni migratori – al di là del loro uso comunque improprio nella vicenda in questione – ci dovrebbero preoccupare. Sono entrati a far parte del senso comune, ma non dovrebbero esserlo. In realtà, le migrazioni non sono un fenomeno fisiologico. Sono quasi sempre esito di cambiamenti strutturali profondi dell’economia interna e internazionale, che a loro volta quasi sempre procedono e sono sostenuti da scelte politiche e da condizioni risalenti di squilibrio economico e sociale. L’incremento drammatico della migrazione (legale e soprattutto illegale) dal Messico agli Stati Uniti negli ultimi vent’anni, tanto per fare un esempio noto e accertato, è diretta conseguenza degli accordi Nafta del 1994, che con il libero scambio fra Messico e Stati Uniti hanno portato all’invasione di granoturco sussidiato sui mercati messicani e all’insediamento di industrie che hanno causato danni ambientali irreversibili e affossato le economie locali. I flussi di "lavoratori distaccati" (posted workers) sbalzati da una regione all’altra dell’Europa sono stati l’esito di una normativa in deroga alle tutele e ai livelli salariali stabiliti a livello nazionale. Per fare un esempio più vicino a noi, il saldo migratorio negativo di molte regioni del Sud denunciato anche nel recente rapporto Svimez è frutto di una storia fin troppo nota di cattiva amministrazione dello sviluppo del Mezzogiorno, che continua nel presente ed è ulteriormente aggravata dagli esiti della crisi economica attuale.  [...]

 

cartoline dall'Italia

Quanto è difficile fare cose semplici

[Cartolina da Venezia] Che cosa c’è di più classico di una bella cartolina da Venezia, a fine agosto? Peccato che in questo caso la premessa non sia una gita in piazza san Marco, quanto l’ennesimo italico disagio. Di Venezia avremmo potuto parlare, e forse avremmo pure fatto bene, a proposito della vicenda che ha visto l’ennesima, infelice uscita del neo-sindaco Brugnaro, che questa volta si è opposto alle foto di Gianni Berengo Gardin con le navi mostro sul Canal Grande. Ce ne occupiamo invece in occasione di un grande classico, la Mostra del Cinema.  [...]

in Europa

Angela Merkel è una vera ateniese

[Perché Europa reale e Europa ideale non si toccano, la lezione degli antichi greci] Osservare la parabola con cui dai festeggiamenti per il “no” al referendum greco passando per il discorso di Tsipras all’Europarlamento la Grecia si è schiantata contro il muro della dura realtà dei rapporti di potere, mi ha fatto tornare in mente il noto dialogo, riportato da Tucidide, fra gli abitanti dell’Isola di Melo e i potenti ateniesi, solo che questa volta gli ateniesi erano interpretati dai tedeschi, in un  ricorso storico un po’ cinico, baro e, forse, coi calzetti bianchi.  [...]

Una legge che tuteli le unioni omosessuali

[Le coppie gay e l'Italia davanti alla corte di Strasburgo] “Abbandonati in un limbo, in uno stato d’incertezza giuridica relativamente al riconoscimento legale della loro unione, di cui sarebbero titolari in virtù della Costituzione italiana”. È questo il rimprovero mosso dalla Corte europea dei diritti umani nella sentenza del 21 luglio 2015 (disponibile in italiano su Articolo29.it), che ha condannato l’Italia per non aver a oggi introdotto alcuna legislazione a “riconoscimento e protezione” delle unioni omosessuali.  [...]

L'egemonia tedesca che la Germania non vuole

[Dal n. 4/2015] L’egemonia tedesca in Europa è un prodotto dell’Unione monetaria europea e della crisi del 2008. Non fu tuttavia la Germania a volere l’euro: fin dagli anni Settanta, le sue industrie di esportazione avevano convissuto molto bene con le ricorrenti svalutazioni dei partner commerciali europei, in risposta alle quali la produzione manifat­turiera tedesca si spostò da mercati price-sensitive a mercati quality-competitive. A volere una valuta comune europea fu soprattutto la Francia, per superare l’umiliazione [...]

lettere internazionali

Maputo
26/8/2015

Un passo indietro per la democrazia. Dopo l'assassinio del giurista di origini francesi Gilles Cistac, lo scorso marzo, un altro caso investe un accademico dell'Università Eduardo Mondlane di Maputo, Mozambico: lunedì prossimo, 31 agosto, è previsto l'inizio del processo penale a carico del noto economista Carlos Nuno Castel-Branco [...]

New York
31/7/2015

Meglio un Uber oggi o un taxi giallo domani? Il taxi giallo rientra certamente tra le icone più rappresentative di New York City. Lo sarà ancora per molto? Alcuni numeri sembrano dire di no. Il numero di licenze di yellow cab è oggi di poco inferiore alle 15.000 unità. Il numero di Uber ha invece già superato le 20.000 unità [...]
 

il caso italiano

Sanità in Sicilia: due o tre cose che so di lei

La burocrazia regionale è la malattia mortale della sanità in Sicilia: è un castello kafkiano la cui struttura organizzativa fa lievitare i costi, minaccia la qualità dei servizi, rende la vita difficile agli onesti, ai professionisti e agli innovatori, protegge clan, lobby e gruppi mafiosi. Una buona politica di spesa e la selezione di dirigenti integri è necessaria, ma non sufficiente. Occorre riorganizzare profondamente l’Assessorato e le sue reti. [...]

in libreria

a scuola

Quando a scuola gli occhi si accendono

“Ma insomma, prof, si può imparare anche fuori dalla scuola! Perché dovete dirmi voi quello che devo imparare?!”. Luca, 17 anni, la testa inghiottita dal cappuccio, emerge dal torpore che lo avvolge da più di un’ora e irrompe, con fare spazientito, nel mezzo della lezione. Impossibile ignorare quelle parole, che hanno come bersaglio tutte le mie convinzioni. Colta alla sprovvista, imbastisco una risposta improvvisata, ma quella provocazione mi costringe a riflettere. [...]

fedi e mondo

Peccati contro la creazione

[L'enciclica "Laudato si'" e l'ambientalismo di papa Bergoglio] A una settimana di distanza dalla pubblicazione, l'enciclica di papa Francesco sembra colpire i commentatori soprattutto per il suo presunto messaggio anti-capitalista (molto citato il passo sul salvataggio delle banche) e i consigli di vita quotidiana sparsi qua e là. Si tratta di elementi non nuovi, spesso estemporanei, frutto di una strategia comunicativa tipica di questo papato. [...]

culture

Quando chiude una rivista

Il Centro Editoriale Dehoniano ha comunicato la chiusura, al termine del 2015, de "Il Regno" – una rivista che, a partire dal Vaticano II, è stata  tra le voci più autorevoli e indipendenti nel panorama del cattolicesimo europeo. Le ragioni che hanno portato a questa sofferta, ma inevitabile, scelta sono note ben oltre il mondo cattolico dell’informazione: mutamento del comparto dei media, restrizione del bacino dei lettori, peso della crisi economica e finanziaria in corso, problemi e costi legati alla distribuzione postale. [...]