Rivista il mulino

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L’altra faccia di Scampia

immagine Periferia, prossimità, poveri: queste sono le tre «p» al centro degli interventi più recenti di papa Bergoglio. La sua visita a Scampia di sabato le assomma tutte. Di nuovo si accendono i riflettori su Scampia: ai margini della città di Napoli, agli aspetti più truculenti della vita del quartiere si sono da sempre affiancate forme quotidiane di resistenza al degrado poste in atto dai residenti, a volte anche senza il supporto delle istituzioni e delle associazioni. Queste ultime sono state spesso oscurate dalla tendenza da parte dei media a rappresentare soltanto gli aspetti negativi o, all’opposto, a glorificare alcune isolate iniziative. Per anni Scampia è stato un quartiere dimenticato. Qualcuno più informato era a conoscenza di cosa fossero le Vele e forse delle condizioni di abbandono in cui queste si trovavano. Ogni tanto se ne parlava sui giornali locali. Quelli nazionali hanno cominciato ad interessarsi al quartiere nel 1990 in occasione della visita di Papa Wojtyla e nel 1997 quando fu abbattuta la prima Vela (senza entrare troppo nel merito dei problemi della zona), e poi di nuovo in concomitanza con la sequenza di omicidi efferati legati alle faide tra camorristi per il controllo del territorio e del traffico di droga a cavallo tra il 2004 e il 2005. Da quel momento Scampia diventa il simbolo per eccellenza del degrado e della criminalità e le Vele la rappresentazione del male. Il successo internazionale di Gomorra e della successiva serie televisiva tratta dal libro di Roberto Saviano, e la conseguente difficoltà di distinguere tra finzione letteraria e documentazione dei fatti hanno fatto il resto. Alla rappresentazione di Scampia come situazione di degrado senza via di uscita, di un quartiere asservito alla camorra e di essa complice, negli anni se ne è affiancata a più riprese un’altra, di segno opposto – talvolta non meno stereotipata della prima – che vede in esso un perenne laboratorio di campioni sportivi e di creatività artistica. Indubbiamente tenere alta l’attenzione sul lavoro educativo delle associazioni, dei parroci e degli insegnanti che si muovono sul territorio è importante. E mostrare “l’altra faccia di Scampia”, quella della prossimità, serve a far cambiare l’atteggiamento dell’opinione pubblica soprattutto nei confronti di chi ci vive. Ma ciò che sfugge ai due stereotipi contrapposti – il male dilagante e il bene che non si spegne – è l’area grigia ed estesa delle famiglie con serie difficoltà di vita: insomma la terza p, quella dei poveri.  [...]

 

lettere internazionali

Santa Fe
26/3/2015

Bentornata in Messico. Una delle cose più difficili nel tornare a casa è stato rassegnarsi a vivere in una democrazia finta. Arrivando in Messico dopo anni trascorsi all’estero la differenza mi è balzata dolorosamente agli occhi: [...]

Selma
20/3/2015

Il diritto di voto a cinquant’anni dal Voting Rights Act. Sono, queste, settimane particolarmente intense per i neri negli Stati Uniti. Da un lato, le commemorazioni dei 50 anni dalle marce di Selma, che tra il 7 e il 25 marzo del 1965 portarono in Alabama migliaia di persone per rivendicare il diritto al voto degli afro-americani. [...]
 

il caso italiano

Una sola Camera può bastare

[In merito allo scambio tra Salvati, Bobbio e Urbinati] Il tema è davvero il “decidere”?, si chiede Nadia Urbinati intervenendo nel dibattito apertosi fra Luigi Bobbio e Michele Salvati. Posta così, la questione è a mio giudizio posta male. Il dibattito sul parlamentarismo è un ever green del rapporto tra intellettuali e sfera politica: da metà Ottocento in avanti gli intellettuali pensano che difendendo quello che a loro pare il pluralismo della democrazia delle Aule difendano i loro spazi nella presenza pubblica. [...]

Ma il tema è davvero il decidere?

Il dibattito avviato su questa rivista a proposito di “Renzi sì, Renzi no” rischia di essere fuorviante perché traduce la discussione in corso sulla riforma costituzionale (con il correlato della riforma elettorale) in una discussione pro o contro Renzi (e come se coinvolgesse solo il Pd, nella sua ala renziana e anti-renziana). Impostare la questione in maniera plebiscitaria può essere ritenuto un utile espediente; ma fare della questione della riforma una questione di conflitto di preferenze sul leader significa mobilitare le emozioni più che le ragioni. [...]

fedi e mondo

La Chiesa cattolica e Francesco, due anni dopo

Lo sguardo sereno e un po’ spregiudicato di un uomo venuto dagli estremi confini del mondo ha smascherato il sogno in cui tutti continuiamo a cullarci: le grandi istituzioni della modernità europea sono giunte alla loro fine – certo nel senso che di esse rimangono solo simulacri che continuiamo a venerare con devozione commovente e illusione preoccupante [...]

culture

cartoline dall'Italia

Calabria, l'astensionismo asimmetrico

Nel suo Saggio sulla lucidità José Saramago racconta di un Paese in cui, in occasione delle elezioni per il rinnovo del governo locale, la partecipazione al voto è molto alta, ma il 75% degli elettori ripone nell’urna una scheda bianca. Al Pdd (partito di destra) basta dunque un modesto 13% degli aventi diritto al voto per vincere le elezioni. Dalla penna del Nobel alla realtà il passo è breve: [...]

in libreria

«il Mulino» 1/2015

Quando il lettore avrà in mano questo numero del «Mulino» conoscerà il nome del nuovo presidente della Repubblica, saprà valutare le prime conseguenze sull’economia europea del Quantitative Easing, si sarà fatto un’idea degli effetti della vittoria di Syriza, in Grecia e in Europa. Noi, viceversa, scriviamo questo editoriale senza conoscere neppure la composizione del governo greco; né sapendo chi è il nostro nuovo capo dello Stato. [...]

a scuola

Che cosa non dovremmo chiedere alla scuola

Facciamo un esperimento mentale. Immaginiamo di essere degli studiosi di sociologia interplanetaria, che si occupino di capire, venendo da un altro mondo, che cosa spinga giovani umani dai tre ai diciannove anni a entrare in edifici tutti tra loro simili, intrattenervisi con umani adulti che parlano e scrivono alla lavagna, per poi uscirne, dopo cinque, sei o dieci ore. [...]