Rivista il mulino

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«il Mulino» 3/2014

immagine Iniziamo questo numero con una chicca, il saggio in cui Avishai Margalit continua il suo colloquio ideale con Isaiah Berlin: leggibilissimo, commovente, radicale. I temi sono l’ebraismo, il sionismo, Israele. Ma la tesi è originale e profonda, e fa riflettere se si pensa all’Europa e all’assenza di un demos europeo: la vera libertà si può esercitare solo quando «ci si sente a casa», nel proprio Paese. Europa appunto, nostra croce e delizia: non potevamo abbandonarla dopo le elezioni e continueremo a tornarci. Al voto per il rinnovo del Parlamento europeo dedichiamo sei articoli importanti (Baldini, Caiani, Dastoli, Reynié, Tuorto, Valbruzzi-Vignati), alcuni dei quali sono riflessioni significative sul populismo. Ma all’Europa si riferisce anche il saggio di Davide Antonioli e Paolo Pini, rivolto al tema sul quale l’Unione ha fallito, la crescita e l’occupazione. E anche il confronto tra Franca D’Agostini e Maurizio Ferrera, che prende spunto da un ampio intervento dello stesso Ferrera pubblicato sul primo numero di quest’anno (L’Europa in trappola: come uscirne?). Il «caso italiano» tocca un insieme di temi presenti nel dibattito pubblico del nostro Paese, importanti e attuali. A cominciare dall’articolo di Emanuela Ceva e Maria Paola Ferretti sull’obiezione di coscienza dei medici all’interruzione di gravidanza: l’analisi è spietata e le conclusioni molto dure. Sulle difficoltà di uscita dalla crisi in cui versiamo la riflessione di uno dei nostri migliori economisti, Carlo D’Adda, è chiara, equilibrata e proprio per questo preoccupante. La ricorrente questione del sovraffollamento delle carceri – e di provvedimenti di amnistia per tamponarlo – è affrontata da Gabriele Della Morte in un quadro di grande ampiezza e spessore. Su scuola e valutazione degli studenti, uno dei nostri temi classici, pubblichiamo le riflessioni, serie e oneste, di Paolo Sestito, ex presidente dell’Invalsi, che faranno discutere. E infine uno dei temi della ricerca di Pasquale Colloca e Piergiorgio Corbetta sugli elettori del Movimento 5 Stelle alle politiche del 2013 – sono di destra o di sinistra? –, cui va aggiunta, nella rubrica «Cattaneo ricerca», l’analisi del voto di provenienza grillina nel ballottaggio alle elezioni comunali di Roma e nelle regionali in Sardegna, dove i 5 Stelle non presentavano candidati propri. [...]

 

identità italiana

La questione carceraria fra diritto e clemenza

«Vi imploro, per una volta, mettetevi al di sopra della legge. E per fare un atto di grande giustizia, compiete un piccolo torto» («[t]o do a great right, do a little wrong»). È tutta racchiusa in questa mirabile richiesta – con la quale Bassanio implora la grazia per Antonio (ne Il Mercante di Venezia shakespeariano, Atto IV, scena prima) – la drammaturgia della clemenza. Un piccolo torto, per una grande giustizia. Ma è davvero così? Facciamo un passo indietro. [...]

memoria / memorie

Ezio Raimondi (1924-2014)

Non è un caso che Ezio Raimondi amasse citare, assumendolo quale personale parola d’ordine, un detto di Lucien Febvre, secondo cui corre a tutti l’obbligo di bussare alle porte del vicino, ossia di non precludersi nessuna avventura culturale, abbattendo confini e superando di slancio le faglie e i crepacci innaturali e immotivati che separano le discipline finitime, spalancatisi per l’azione corrosiva di uno specialismo parcellizzato. [...]

culture

L'equivoco del neo-umanesimo

Ultimamente gli studi umanistici sono al centro di un dibattito che rischia di avere esiti molto dannosi per il nostro sistema formativo. Il paradosso è che entrambe le soluzioni che sono state avanzate, pur nella loro antiteticità, avrebbero lo stesso effetto: ne determinerebbero la marginalità e di fatto la fine. Da una parte, la proposta di Andrea Ichino (Riscoprire il talento per salvare la scuola, «Corriere della Sera», 21.10.2013), che indica la necessità strategica di sostituire alla cultura classica, ritenuta obsoleta, un incremento quantitativo di studi tecnicoscientifici [...]

Euroscettici? Sì, ma come

[Dal n. 3/14] Tanto tuonò che piovve. La crescita euroscettica nelle elezioni europee era largamente prevista. La sua entità è stata però tutt’altro che uniforme. Rispetto ai sondaggi delle ultime tre settimane, per alcuni vincitori è stata superiore alle attese: di un paio di punti percentuali per il Front national (Fn), inferiore di altrettanto per lo UK Independence Party (Ukip). Oltre a Grillo, nettamente sotto le aspettative il partito di Geert Wilders in Olanda, il partito Finlandese di Timo Soini e formazioni ancor più radicali come Jobbik (ma Alba Dorata conquista oltre il 9% in Grecia). Non esiste alcuna «internazionale euroscettica». [...]