Rivista il mulino

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TERREMOTO
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La stessa sfida si pone dopo ogni terremoto
Alessandro Cavalli, 26 August 2016

I terremoti sono come le guerre. Lasciano dietro di sé cumuli di macerie. E lanciano una sfida che, come le guerre, si può perdere o vincere, la sfida della ricostruzione.

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Bruno Simili, 13 May 2013

Circondati da cifre e percentuali di ogni tipo, che ci raccontano lo stato in cui versa il nostro Paese, non dovremmo avere più bisogno d’altro per afferrarne il degrado e per comprendere la perdurante incapacità del nostro ceto politico di fare fronte comune nel contrastarlo. Complice la crisi economica che va ben al di là dei confini nazionali, sono soprattutto i numeri di questa stessa crisi, e delle sue conseguenze, ad essere messi in primo piano nei tanti rapporti periodici con cui istituti di ricerca italiani ed europei illustrano con impietosa regolarità lo stato dell’arte. Eppure, anche chi per mestiere è costretto a fare lettura regolare di questi veri e propri bollettini di guerra non può comprendere sino in fondo che cosa sia davvero il degrado civile e politico dell’Italia contemporanea, se non visita l’Aquila.

A quattro anni dal terremoto che la devastò nell’aprile 2009, la città appare oggi come la metafora di un declino che, poco alla volta, sta erodendo le basi stesse del vivere in comunità; così come della grave insufficienza che da anni segna la politica nel proporre soluzioni e rimedi di medio e lungo periodo. Al di là dell’emergenza, che molto spesso siamo bravissimi a gestire, ciò che resta è uno stato di abbandono e di insufficienza cronica.

La città è deserta. Ancora pattugliata da camionette dell’esercito, che nulla o quasi possono fare nei confronti degli episodi di sciacallaggio che continuano periodicamente. C’è un silenzio rotto soltanto da qualche demolizione (in verità rare, rispetto allo stato di molte costruzioni di nessun valore e che non sarà più possibile recuperare in alcun modo). I cantieri attivi sono pochi. Molti quelli partiti ma poi fermati per mancanza di fondi. Il teatro comunale, ad esempio, è stato riportato in vita grazie al lavoro dei suoi responsabili istituzionali, che hanno saputo mettere a frutto in maniera diretta e concreta i soldi subito raccolti con la solidarietà degli sms e della televisione. Ma la gara per l’appalto più grande, che dovrebbe finalmente far ripartire i lavori per ripristinarne il corpo principale, è ancora al palo. 

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Tomaso Montanari, 07 May 2013

L’Aquila è una città fantasma. Sia chiaro: non è chiusa una “zona rossa”, come si è lasciato intendere. È chiusa un’intera città. Messa tra parentesi, in attesa di non si sa che cosa, se non di un degrado i cui segni sono già evidentissimi. D'altronde sono trascorsi ben quattro anni. E la città, una città bellissima e un tempo assai viva e civile{C}

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Bruno Simili, 21 January 2013

Sono trascorsi ormai più di dieci anni da quando, il 31 ottobre del 2002, crollò l’edificio che ospitava la scuola elementare di San Giuliano di Puglia, l’unico a cedere di schianto durante il terremoto del Molise. Quel giorno a scuola, con i quattro insegnanti e i due bidelli, c’erano cinquantotto bambini. Ventisette, insieme a un’insegnante, morirono.

Sei anni dopo, a Rivoli. Questa volta senza scosse di terremoto, crollò il soffitto dell’aula di un liceo scientifico, il Darwin, e lì perse la vita David, diciassette anni, in classe insieme ai suoi compagni della quarta A. Il ministro dell’Istruzione di allora, la non dimenticata Mariastella Gelmini, parlò di “tragedia incomprensibile”.

Ma sono poche, in questo nostro Paese che rincorre sempre le stesse “emergenze”, le cose davvero “incomprensibili”. Come nel caso dell’edilizia scolastica, dove le emergenze sono ben note, almeno da quando, nel 1996, venne istituita un’Anagrafe apposita (a tutt’oggi in verità non ancora completa). Qual è, quattro anni dopo la tragedia di Rivoli, lo stato dell’edilizia scolastica in Italia? Resta pessimo, nonostante i finanziamenti che di tanto in tanto arrivano (l’ultimo, pari a 111 milioni e 800mila euro, è contenuto nel DM del 3 ottobre 2012) ma di cui spesso si perdono le tracce. Con le consuete, enormi differenze territoriali, soprattutto tra Nord e Sud, lo stato delle scuole frequentato dai nostri bambini e ragazzi resta in larga parte pessimo.

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Bruno Zanardi, 12 December 2012

«Riesci a spiegarmi perché, a oltre tre anni dal terremoto, il centro storico dell’Aquila ancora giace abbandonato a se stesso? Con la sua popolazione ghettizzata nelle new towns?».

«Credo che l’operazione abbia tutte le caratteristiche di un laboratorio, dove l’obiettivo è mettere a punto il modo per accelerare la cancellazione dalle nostre città delle sempre più senescenti popolazioni

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