Rivista il mulino

UNIONE EUROPEA
Stefano Bottoni, 10 January 2012

Viktor e gli indignati. Negli ultimi giorni sembrano essersi avverate le più fosche previsioni sul futuro del Paese. L’esecutivo guidato da Viktor Orbán è giunto a un bivio secondo alcuni; in un vicolo cieco senza ritorno secondo altri.

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Mattia Bordignon, 04 November 2011

La grandeur di Ankara. Tra il rapporto dell'Ue e l'inizio dei lavori per la nuova Costituzione, nonché la sua importanza sempre più forte a livello internazionale, la Repubblica di Turchia sta dimostrando una grande e positiva dinamicità. C'è chi teme un suo allontanamento dall'Occidente a causa della sua notevole popolarità in Medio Oriente 

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Gianfranco Viesti, 19 July 2011

Per i Paesi europei tenere i conti pubblici in ordine è la priorità assoluta della politica economica. Mai come in questo periodo, alla luce della crisi, un simile monito suona saggio. Ma se solo vi riflettiamo un attimo, senza ulteriori qualificazioni, rischia di essere un’affermazione folle. Per due motivi.

Il primo: tenere i conti pubblici in ordine, si dice, serve a mettersi al riparo dalla speculazione internazionale. Purtroppo, questo rischia di essere una pia illusione. In Italia l’abbiamo imparato già con la crisi del 1992: la dimensione, la velocità e la volatilità dei flussi di capitale a breve termine sono tali che nessun Paese – anche di rilevanti dimensioni come l’Italia – è in grado di contrastarli. Una fuga di capitali è inarrestabile: e i tassi di interesse sui titoli pubblici possono essere costretti a raggiungere vette assurde, come stiamo vedendo in Grecia e in Irlanda. Le manovre sui conti pubblici servono a scoraggiare fughe di capitali? Certo aiutano, ma non mettono al riparo: se i grandi operatori finanziari scommettono contro un Paese, non c’è bilancio in ordine che possa fermarli.

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Alberto Quadrio Curzio, 28 April 2010

La crisi finanziaria greca è una brutta storia da raccontare e da commentare poiché rivela gravi errori, o addirittura malversazioni, nella nascita e gravi limiti nell’accertamento e nella gestione di un problema dentro Eurolandia. Cioè in un’area economico-monetaria che ha fatto della trasparenza dei bilanci pubblici dei Paesi aderenti e della coesione interna centrata sull’euro il suo punto di forza.

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Piero Ignazi, 23 November 2009

Lasciamo perdere Tony Blair, Massimo D’Alema e gli altri candidati a Presidente e Ministero degli Esteri (per due anni e mezzo) dell'Unione Europea, nomi fatti ruotare vorticosamente in queste ultime settimane per quel gioco delle indiscrezioni e dei retroscena che tanto piace ai media. Il senso delle nomine uscite dal Consiglio europeo non sta solo e tanto nelle persone scelte: sta nel metodo. E il metodo ci dice quanto “intergovernativa”, duramente e ferocemente intergorvernativa, sia diventata l’Ue. Vale a dire: sono i governi, con le loro logiche nazionali, a dettare incondizionatamente l’agenda e i nomi.

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