Rivista il mulino

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WELFARE
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Gian Guido Balandi, 24 July 2020

Il Covid-19 ha impartito alcune lezioni sullo Stato sociale, sulle quali riflettere al di là dell’emergenza, che ha visto ovviamente misure intese a tamponare, più o meno efficacemente, i bisogni più diffusi e più urgenti, soprattutto di minime garanzia reddituali.

La prima lezione

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La povertà come questione sociale nazionale
Antonio De Falco, Enrica Morlicchio, 29 June 2020

Prima ancora che il blocco delle attività economiche dovuto alla diffusione a livello mondiale del Covid-19 determinasse una recrudescenza della povertà anche nelle aree del Paese in passato meno colpite dal fenomeno, in Italia si era verificato un importante elemento di novità. Secondo le stime comunicate di recente dall’Istat, infatti, nel 2019 l’incidenza di povertà assoluta registra un calo, con 148 mila famiglie in meno rispetto al 2018. Si riduce anche il numero degli individui in povertà (-447 mila).

Il dato complessivo va letto tuttavia nella sua articolazione interna con aree del Paese, come il Nord Est, dove il numero di famiglie in povertà assoluta è in aumento (+34 mila) e altre dove si registrano riduzioni di entità variabile: Nord Ovest (-25 mila), Centro (-42 mila), Sud (-56 mila) e Isole (-60 mila). Benché nel Mezzogiorno, e particolarmente nelle aree metropolitane, si sia registrata un’attenuazione, la povertà assoluta rimane elevata: il numero delle famiglie in tale condizione è infatti pari a 706 mila e quello di persone povere pari a 2.071.000, rispettivamente il 42% e il 45% sul totale nazionale (con un'incidenza dunque largamente superiore a quella demografica).

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Per affrontare la crisi nei territori, non dimentichiamoci delle modalità di governo
Emanuele Polizzi, Tommaso Vitale, 15 June 2020

Nel dibattito italiano attuale sulla gestione della crisi sanitaria, economica e sociale e sulle prospettive di sviluppo per il Paese c’è un punto che non è stato ancora evidenziato ma che appare invece cruciale: le proposte e le idee emerse sin qui, tanto dal governo e dagli attori politici quanto da molti osservatori esterni ed esperti, si concentrano molto sul cosa fare

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Bambini, adolescenti e genitori: soggetti e bisogni che stentano a entrare nel dibattito italiano anche in tempi di pandemia
Emmanuele Pavolini, Alessandro Rosina, Chiara Saraceno, 03 June 2020

L’Italia è entrata nell’emergenza Covid come uno dei Paesi in Europa con maggiori squilibri demografici e sociali a svantaggio delle nuove generazioni, erose dalla bassa natalità e con alto rischio di povertà materiale ed educativa. Eppure, nonostante il già basso livello di partenza, la condizione dei giovani, a partire dall’infanzia, sembra destinata a peggiorare ulteriormente, con ancora troppo scarsa consapevolezza delle conseguenze sia di breve sia di medio e lungo periodo che ne derivano.

Per ribaltare questo destino dobbiamo considerare la crisi sanitaria e socio-economica in atto uno stress test sul nostro sistema di Welfare e sul nostro sistema educativo, per far emergere con tutta evidenza ciò che non funziona e cogliere le fragilità principali.

Dove eravamo a febbraio 2020. Nel confronto con gli altri Paesi europei, le cause della più bassa natalità, più che nel calo dell’aspirazione ad avere figli vanno imputate alle difficolta che incontrano coloro che vorrebbero averne. I genitori italiani non ricevono sostegno adeguato nella responsabilità di crescere un figlio né sotto il profilo della conciliazione né di quello economico né di quello educativo. Di conseguenza siamo fra i Paesi con più bassa partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne e in particolare di quelle con figli. Una donna lavoratrice su cinque lascia il lavoro all’arrivo di un figlio per difficoltà nel conciliare maternità e lavoro. Anche coloro che non lasciano il lavoro pagano spesso una penalità in termini di rallentamento di carriera e di salario, con effetti di medio periodo sul benessere economico familiare e di lungo periodo sul valore della pensione che riceveranno.

Difficoltà per le madri a stare nel mercato del lavoro, frammentarietà e inadeguatezza dei trasferimenti monetari legati alla presenza di figli, insieme a bassi salari fanno dell’Italia uno dei Paesi in cui l’incidenza della povertà è maggiore tra i minorenni che tra gli adulti e gli anziani.

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Adalberto Perulli, 01 May 2020

L’emergenza sanitaria Covid-19 che affligge i nostri sistemi sociali ed economici ha raggiunto un livello di gravità inversamente proporzionale alla capacità degli Stati

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