Rivista il mulino

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CRISI
Francesco De Palo, 12 January 2012

Tsunami familiare. Crisi non è solo quando aumentano le tasse, o quando lo spread incombe, o quando le saracinesche dei negozi chiudono. Crisi è anche e soprattutto quando si innesca un cortocircuito sociale che produce disfunzioni nei rapporti e nei nuclei familiari.

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Stefano Bottoni, 10 January 2012

Viktor e gli indignati. Negli ultimi giorni sembrano essersi avverate le più fosche previsioni sul futuro del Paese. L’esecutivo guidato da Viktor Orbán è giunto a un bivio secondo alcuni; in un vicolo cieco senza ritorno secondo altri.

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Michele Salvati, 09 January 2012

È iniziato un anno decisivo per il futuro del nostro Paese: alla fine del 2012, forse, capiremo se l’Italia ha qualche possibilità di farcela, di rovesciare le tendenze che sembrano condurla ad un declino irreversibile, o se queste tendenze verranno confermate. Quattro i protagonisti del dramma, tre interni e il contesto esterno. Cominciamo da quest’ultimo.

Anche se i protagonisti interni si comporteranno al meglio delle loro possibilità, è improbabile che la loro azione possa aver successo se il contesto esterno non sarà favorevole. Ed in particolare se l’Europa (leggi: la Germania) non allenterà le condizioni recessive che ci impone: se ciò non avverrà i mercati scommetteranno sulla continuazione del ristagno, i rendimenti del debito pubblico resteranno molto elevati e questo presto o tardi ci condurrebbe all’insolvenza. Sta nella consapevolezza di questo possibile esito la ragione dell’attivismo del governo sul fronte europeo.

Veniamo allora al governo, il primo grande protagonista interno. Due le direttive della sua azione: il fronte che abbiamo appena ricordato – internazionale e soprattutto europeo –  per il quale mi limito a constatare che non potremmo avere un negoziatore migliore di Mario Monti. E il fronte domestico. Su questo va ribadito che la manovra di Natale era necessaria, soprattutto per presentarsi in modo credibile al negoziato europeo: si è trattato di una manovra inevitabilmente recessiva, ma, dati i tempi e le circostanze, i suoi effetti di iniquità sono stati contenuti. Resta aperto il problema di una maggiore equità e soprattutto dello sviluppo, cui il governo si accinge a marce forzate, scandite dai prossimi riscontri europei. Sul primo problema, l’equità, ottima l’insistenza sull’evasione fiscale: con Cortina, Befera ha dato a Monti un assist magistrale. Le misure di liberalizzazione e di efficienza previste vanno nella direzione giusta, ma i loro effetti sulla crescita saranno lenti a maturare. E se l’Europa non aiuta, se saremo costretti ad altre manovre recessive, saranno difficilmente attuabili: liberalizzare e promuovere efficienza riesce assai meglio in una fase di crescita.

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Loredana Sciolla, 29 August 2011

Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il governo in primis e, più generale, il ceto politico (opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave – è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani, dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione, la confusione appare regnare sovrana.

Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo, si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili: dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e di smentite, all’interno della maggioranza e all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…; forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso l’ultima trovata della Lega, la “tassa sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili, perché non le si è “tassate” prima ?

Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica, ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il futuro,

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Silvia Giannini, 08 August 2011

Questa estate non sarà una estate tranquilla e serena per chi ha a cuore le sorti del nostro Paese e quelle del mondo intero. Basterebbe ricordare le carestie che stanno drammaticamente colpendo intere popolazioni dell’Africa troppo trascurate dai media e dalle tv, anche quella di Stato, che non è più da tempo servizio pubblico. Oppure i massacri che stanno avvenendo in Siria, relegati in pagine interne e con scarso rilievo nei giornali e telegiornali nazionali. O, ancora, quanto sta accadendo sulle nostre coste, dove gli sbarchi degli immigrati continuano a rendere evidente, anche con morti, più o meno giovani, nascosti nelle stive di imbarcazioni persino inadatte a galleggiare, il dramma di intere popolazioni e di umanità disperate.

Se la parte povera del mondo è in difficoltà, anche quella ricca, a partire da chi da tempo ne detiene la leadership, gli Stati Uniti, sta dando segni crescenti di debolezza.

Nel nostro Paese la consapevolezza sembra ancora scarsa, relativamente alla gravità dei problemi, nati da una preoccupante congiunzione di crisi economica, perdita di credibilità politico-istituzionale e vero e proprio malaffare. Torna alla mente il 1991-92 con l’ultimo governo Andreotti (insediatosi il 12 aprile 1991, si dimise il 24 aprile 1992) incapace di ogni iniziativa a fronte di un debito pubblico che viaggiava verso il 110% del Pil ed uno spread tra Bund tedesco e Btp decennale prossimo ai 500 punti base. Nacque allora anche Tangentopoli.

L’atteso discorso del premier Berlusconi di mercoledì 3 agosto, dopo un lungo periodo di assenza e silenzio, avrebbe dovuto e potuto portare segnali di fiducia e soprattutto azioni concrete a sostengo della necessaria inversione di rotta. Ma è vero che la sfiducia di fatto di Berlusconi nei confronti del suo ministro del tesoro Tremonti ha accresciuto la sfiducia dei mercati finanziari internazionali sulla capacità del governo di affrontare la crisi.

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