Rivista il mulino

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SFRUTTAMENTO
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Luca Oliviero, 16 December 2015

Ci sono strade e luoghi delle nostre città, spesso periferici o interstiziali, che si popolano di donne ma anche uomini e transessuali che vendono sesso. C’è la strada delle nigeriane, quella in cui si trovano le ragazze dell’Est Europa, le albanesi, oppure le romene, le bulgare o le ucraine; i cinema porno, le saune, i centri massaggi, la zona delle transessuali e i luoghi deputati alla prostituzione maschile.

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Cambiare le condizioni di chi lavora nei campi è difficile ma non impossibile
Domenico Perrotta, 21 October 2015

La tragica estate dei braccianti agricoli in Puglia e Basilicata è finalmente terminata. Al lungo elenco di caduti sul lavoro di luglio e agosto – tre italiani, un sudanese e un tunisino –, si sono aggiunte a fine settembre due altre morti: l’uccisione di un bracciante burkinabé accusato di un furto di meloni nel foggiano e il suicidio di un ghanese nel “ghetto” di Boreano in Basilicata.

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Chiara Bonfiglioli, 04 December 2014

La tendenza a uno sfruttamento esasperato e le condizioni di lavoro precarie hanno caratterizzato
l’industria tessile fin dagli inizi della Rivoluzione industriale. Il 25 marzo 1911, il rogo alla fabbrica
Triangle Shirtwaist a New York provocò la morte di 123 lavoratrici e 23 lavoratori tessili.

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Loredana Sciolla, 18 November 2013

Tutto è cominciato così, secondo una delle adolescenti finite nello scandalo delle “baby prostitute dei Parioli”: da una ricerca su Google con la parola chiave “come guadagnare soldi”. È nella banalità di questa frase detta da una ragazzina al procuratore per giustificare la propria scelta, perché di scelta e non di costrizione si tratta, che troviamo la cifra di un fenomeno che va ben oltre il tema della prostituzione giovanile e del reato che commettono i clienti di prostitute minorenni. 

Ciò che è scioccante sul piano sociale e culturale, non è tanto la prostituzione giovanile in sé, fenomeno conosciuto e ampiamente studiato, ma il mix di razionalità, efficienza, cinismo che emerge sia dall’interrogatorio della ragazza più "grande" (15 anni) al Palazzo di Giustizia, che dalle conversazioni e dagli sms scambiati con i clienti. Non vi è l’ombra di un qualche senso di ripugnanza nel dover compiere atti sessuali con uomini adulti, che potrebbero essere i loro padri o nonni, né senso di colpa o di vergogna nell’ammetterlo esplicitamente, ma l’idea di fare qualcosa di normale, come i lavoretti estivi che molti studenti fanno per pagarsi le vacanze.  

Si coglie addirittura nei colloqui riportati su molti quotidiani nei giorni scorsi, la precisa e quasi orgogliosa rivendicazione che la loro è stata una scelta, che non sono vittime di qualche losco individuo, che sapevano quel che facevano. Niente a che fare col solito vittimismo con cui si presentano e in genere vengono presentate le giovani (spesso immigrate) finite nel giro della prostituzione.

La normalità del vendere il proprio corpo per denaro a 15 anni, dopo la scuola, non si discosta molto da altri casi che hanno trovato spazio nella cronaca di questi giorni. Mi riferisco, ad esempio, al caso riportato dal direttore del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli delle “ragazze doccia”

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Giulia Garofalo, 31 January 2011

L’acquisto e la vendita di sesso non sono cosa rara, non solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei, come ad esempio la Germania e il Regno Unito, che pure dall’Italia si distinguono, fra l’altro, per il basso livello di corruzione, l’accountability della classe politica e l’esistenza di meccanismi funzionanti contro la discriminazione e l’harassment delle donne nei luoghi di lavoro – soprattutto se sono luoghi dove si producono valori pubblici, come è il caso dei media e della politica.

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