Rivista il mulino

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CITTADINANZA
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Ius soli, un dibattito forzato e fuorviante
Valeria Ottonelli, 17 July 2017

Nel nostro Paese la questione dello ius soli ha dato vita non solo a un imbarazzante iter parlamentare (ben documentato in un recente intervento su questo sito), ma anche a una singolare altalena di sentimenti e disposizioni d'animo da parte del pubblico, almeno a stare a quanto riportano i media e i numerosi sondaggi che si sono susseguiti negli anni.

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Un tema sfruttato elettoralmente, ma decisivo per il futuro dell'Italia
Bruno Simili, 16 June 2017

Sono trascorsi circa 20 mesi da quando la Camera dei deputati trasmise al Senato il disegno di legge per modificare la legge n. 91 del 5 febbraio 1992 in materia di cittadinanza. L’approvazione alla Camera sembrò un passo avanti significativo verso la concessione della cittadinanza ai figli nati in Italia da cittadini stranieri,

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Francescomaria Tedesco, 06 June 2017

Lo scorso 29 maggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita in Emilia nelle zone colpite dal terremoto del 2012, nel quinto anniversario del catastrofico evento. Ad accoglierlo, a Mirandola, una ragazza di quindici anni studentessa dell’Istituto Galilei, Mbayeb Bousso.

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Luisa Leonini, 30 May 2016

Nel dibattito politico sulle prossime elezioni amministrative, in particolare a Milano, Roma e Napoli, un posto rilevante è dedicato alle periferie. Tutti gli aspiranti sindaci dedicano, almeno a parole, un’attenzione particolare al degrado delle zone periferiche, a programmi di riqualificazione e miglioramento della qualità della vita nei quartieri disagiati lontani dal centro culturale, amministrativo, artistico delle città.

Degrado, periferia, immigrazione, insicurezza, precarietà, diventano così parole chiave delle campagne elettorali delle varie liste. Le ricette ovviamente differiscono nell’approccio più o meno inclusivo, più o meno securitario, a seconda dei partiti politici, ma comunque lo spazio urbano emerge come un tema rilevante della vita pubblica locale: come risolvere i problemi connessi agli insediamenti abusivi, ai campi Rom, ai rifugi precari di clandestini, come evitare la nascita o il proliferare di ghetti e di luoghi di segregazione abitativa di irregolari, marginali ecc. Ciò che manca nel dibattito pubblico è una seria riflessione sulle ragioni che hanno prodotto e continuano a produrre trasformazioni dei luoghi dell’abitare negli ultimi decenni caratterizzati da processi di spostamento delle popolazioni verso i centri urbani sempre più massicci e veloci.

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L’emergenza terroristica sta costringendo i governi a ripensare i princìpi fondamentali dell’etica politica delle nostre società
Valeria Ottonelli, 04 April 2016

Si è concluso la settimana scorsa in Francia il dibattito sulla decadenza dalla cittadinanza per reati di terrorismo: durato diversi mesi, costato le dimissioni della ministra della Giustizia Taubira e finito, dopo molto penare, nel nulla di fatto. Per Hollande si tratta di un fallimento politico eclatante, tanto più che la proposta di riforma costituzionale all’origine del dibattito, fortemente voluta dal presidente, godeva di percentuali altissime di consenso presso l’opinione pubblica.

La riforma in questione prevedeva l’introduzione nella Costituzione di una norma che avrebbe sancito la perdita della cittadinanza per i colpevoli di reati di terrorismo, estendendo misure già previste dal Codice civile. All’origine della proposta, come è stato apertamente dichiarato dal primo ministro, c’era soprattutto l’esigenza di produrre un «gesto simbolico forte» in reazione ai recenti attacchi terroristici.

Questa proposta di riforma costituzionale è caduta vittima di un dilemma che aveva già agitato la discussione su misure analoghe adottate in Gran Bretagna e in Canada. La decadenza dalla cittadinanza può essere estesa indiscriminatamente a tutti i cittadini che si macchiano di reati di terrorismo, oppure può essere limitata solo a coloro che dispongono di una seconda nazionalità.

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