Rivista il mulino

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PARTITI
Roberto Escobar, 10 April 2012

Siamo dunque alle battute di chiusura della farsa. Nata negli anni Ottanta del ventesimo secolo come Lega Lombarda, cresciuta nei Novanta come Lega Nord, nei Dieci del ventunesimo la strana compagine del Bossi Umberto (e del Bossi Trota) muore come The Family. O anche, per raccontarla all’antica italiana, se ne va in vacca come Tengo Famiglia. Sic transit gloria mundi, dicono i più cinici in quel di Roma ladrona. Quanto agli altri, molti non se ne capacitano, ma molti di più tirano il fiato. Ce ne sono però alcuni che, mentre scema il celodurismo sedicente padano, non dimenticano lo scempio che ne è venuto a tutti noi, e che non sparirà con il quasi-comico uscir di scena degli improbabili eredi di Brenno.

Ci sono intanto i danni per così dire morali sofferti dai nati un po’ sopra e un po’ sotto il quarantacinquesimo parallelo. Per più di vent’anni i loro bei dialetti sono stati confusi con una parlata zotica e greve, irta di latrati gutturali. E per più di vent’anni l’incolpevole Po è stato ridotto a comico padre d’una mitoideologia da bar Sport, ridicolizzata da druidiche scempiaggini. C’è da temere che non ne basteranno altri venti per dimenticarsi di tutto questo, e per farlo dimenticare.

Ci sono poi i danni (non solo morali) patiti dagli italiani d’ogni latitudine, indotti a immaginare che la politica non sia questione di interessi e conflitti, e talvolta di ideali e solidarietà, ma di sangue e suolo, o di Blut und Boden, per dirla in modo più trasparente e più preoccupante.

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Gabriele D'Ottavio, 06 April 2012

Angela e i Pirati. Mentre in Italia si parla (spesso a sproposito) di sospensione della democrazia, in Germania si vota continuamente. Dopo l’elezione parlamentare del nuovo presidente della Repubblica, Joachim Gauck, la piccola regione della Saar ha votato il 25 marzo scorso

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Guido Melis, 06 March 2012

Mi scrive la mia amica Elisabetta Barrella: "Mi sa che con le primarie noi del Pd ci complichiamo la vita". Non è che le primarie complicano la vita, cara Elisabetta. È la vita che è complicata, cioè non è più quella di un tempo.

Dal complesso delle primarie (ognuna delle quali presenta caratteri specifici e nasconde dinamiche peculiari) emerge la vera novità del tempo che viviamo: i partiti (non solo il Pd) non possono più guidare questi processi.

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Luigi Marini, 24 January 2012

Arcobaleno laburista. Nella moderna democrazia dei partiti la metafora della competizione politica fatta di colori ha avuto tanta fortuna quanto quella del posizionamento da destra a sinistra sui banchi di un’aula assembleare.

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Piero Ignazi, 13 June 2011

I referendum abrogativi hanno sempre avuto un impatto politico fortissimo sul sistema politico italiano. Una ragione di questo risiede nella natura stessa dello strumento: si vota dando un «sì» o un «no», esprimendo una decisione netta, senza mediazioni. Nei referendum – e non a caso il generale De Gaulle li usò in abbondanza quando tornò al potere nella V Repubblica – le intermediazioni offerte dai partiti saltano, e l’elettore è di fronte a una scelta binaria e ultimativa. I referendum, dunque, non solo vanno “oltre” le indicazioni dei partiti, ma a volte, quando questi non sanno interpretare le sensibilità dell’elettorato, li travolgono. Pensiamo alle consultazione tenutisi nei primi vent’anni di vita dell’istituto referendario, dal 1974 al 1993: sono stati tutti di grande portata sistemica, dal primo, quello sul divorzio, agli ultimi di quella fase alta, quelli sul finanziamento dei partiti e il sistema elettorale (del Senato). Anzi, la spallata finale al sistema partitico della cosiddetta “Prima Repubblica” venne proprio dai referendum del 1993, preceduta, quasi annunciata, da quello, apparentemente minore, per l’introduzione della preferenza unica nel 1991. Molte sono le analogie tra quella stagione di inizio anni Novanta e i referendum che si sono appena tenuti. Anche allora vi erano leader di una stagione politica antica e ormai declinante che irridevano ai referendum e invitavano ad “andare al mare”, come suggerì all’epoca Bettino Craxi. Anche allora si tentò di minimizzarne il risultato “depoliticizzando” il significato. Anche allora il referendum venne lanciato come un guanto di sfida a una classe di governo logora e distante.

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