Rivista il mulino

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LAVORO
Bruno Zanardi, 08 January 2014

Un paio di settimane fa il ministro dei beni culturali Massimo Bray è stato in tv da Fabio Fazio. Al centro dell’intervista l’incresciosa vicenda dei 500 giovani disoccupati ai quali, nel “Decreto cultura” del governo Letta, si prometteva di dar lavoro

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Redazione, 07 November 2013

Nell’attuale crisi economica, i comunicati con cui l’Istat presenta i risultati delle indagini sull’occupazione sembrano bollettini di guerra. Bordate di notizie allarmanti si susseguono ininterrottamente. Distorte, tuttavia, da luoghi comuni e false percezioni

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Gianfranco Viesti, 12 August 2013

L’avvio della procedura di fallimento della città di Detroit non ha suscitato in Italia particolare interesse, a parte qualche consueto e acido commento del “Corriere della Sera” (21 luglio) sulla circostanza che una simile procedura dovrebbe essere applicata anche a Napoli. E invece quella di Detroit, a parte l’interesse in sé, è una metafora straordinaria di due interessanti temi nelle società contemporanee: le conseguenze del liberismo estremo; le mutevoli e differenti sorti dei ricchi e dei poveri.
La causa prima del fallimento di Detroit, al netto di episodi di malgoverno e di malaffare che non sono certo limitati a quella esperienza, è nell’effetto delle migrazioni come soluzione ai problemi di disparità geografica nello sviluppo. Detroit è il caso estremo, avendo perso due terzi della sua popolazione: ma casi comunque preoccupanti, ci sono anche in Europa e in Italia. Da tempo molti economisti e istituzioni prestigiose come la Banca Mondiale (si veda ad esempio il World Development Report del 2009, “Reshaping economic geography” ) sostengono che le migrazioni sono la migliore soluzione ai problemi di disparità: ciò che conta è offrire lavoro alle persone, indipendentemente dai luoghi.
Un economista autorevole nel dibattito europeo come Daniel Gros, ha recentemente riproposto migrazioni di massa, specie dei giovani qualificati come soluzione alla disoccupazione nei paesi del Sud Europa (Ceps Policy Brief del 26 giugno). Poi arriva Detroit. E ci ricorda la differenza fra l’economia dei teorici astratti e un po’ dogmatici e quella delle persone in carne e ossa. Che succede, infatti, ai luoghi dai quali fuoriescono in massa le persone più qualificate in cerca di lavoro? Questi luoghi muoiono, perché i residenti, il loro reddito e il loro gettito fiscale non sono più in grado di sostenere neanche i minimi servizi indispensabili, e ancor meno far fronte a servizi giustamente progettati su una scala molto più ampia. Non è difficile argomentare che il costo collettivo di un luogo che “muore” è assai superiore al beneficio privato di chi è emigrato

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E ora non dite che il mondo va così e non si può cambiare, per favore
Bruno Simili, 20 February 2013

Amazon, il grande store online, anche in Germania è stato a lungo il numero uno. Personalmente compro su Amazon da anni: amazon.com, amazon.uk e, da quando esiste, ovviamente amazon.it. Non soltanto libri: negli ultimi due-tre mesi, ad esempio, un cellulare «muletto», qualche regalo sotto Natale da recapitare agli amici che vivono all’estero, una batteria di ricambio per il Macbook, un caricatore per il cellulare di mia figlia, un disco esterno, una custodia in neoprene. E forse sto dimenticando qualcosa.

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Francesco Pastore, 07 August 2012

La tendenza di molti studenti a laurearsi ben oltre la durata legale del corso di laurea è uno dei più annosi problemi del sistema universitario nazionale: una peculiarità tanto consolidata da portare addirittura a coniare il neologismo "fuoricorsismo". Sul tema è intervenuto di recente anche il ministro dell’Istruzione e della Ricerca scientifica,

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