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Lisbona, 5/4/2011
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  • lettere internazionali

L'anarchia lusitana. Crisi economica o crisi politica? Entrambe. Inestricabilmente legate. José Saramago, portoghese cosmopolita, riteneva il potere economico “più forte della democrazia”. Le recenti vicende di Lisbona segnalano in effetti come la politica europea sia a traino della finanza mondiale. La sconfitta parlamentare del primo ministro socialista Socrates rinvia tuttavia a un’intrinseca debolezza del governo eletto nel 2009, sostenuto da un’esigua minoranza (97 deputati su 230). La coalizione “negativa” tra centrodestra (Psd e Cds-Pp) e sinistra (Pcp e Be) ha bocciato il piano economico di Socrates, il quarto in un anno, strutturato per rimediare alla situazione finanziaria. Non è bastato concordare con Bruxelles draconiane misure per mitigare l’impatto socio-politico e contenere il rischio default. Da tempo il Portogallo è nell’elenco sotteso al sardonico acronimo PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) coniato negli anni Novanta per i casi di finanza negativa. Il debito pubblico oscilla tra l’80%-90% del Pil aggravato dalla cronica debole crescita e dall’ingente deficit (9,4% del Pil nel 2009). Un aiuto finanziario dell’Ue, la stima è di 75 mld (l’Irlanda ne ha avuti 85), è la prospettiva più probabile. Le dimissioni di Socrates hanno amplificato la crisi: titoli di Stato in caduta libera, rendimento dei bond decennali al 7,7%, massimo dal 1999, mentre quello dei titoli quinquennali ha superato l’8%.

L’Ue è però disposta a concedere il prestito solo a un governo “autorevole”, in grado di gestire la crisi, leggasi implementare politiche di riduzione della spesa pubblica e del welfare. A Lisbona si maligna che Socrates, ostile all’intervento “esterno”, fosse consapevole del voto parlamentare e abbia deciso di lasciare scegliere agli elettori tra stabilità e conti in ordine. Le elezioni anticipate potrebbero fornire una maggioranza chiara ovvero una condizione di stallo, tanto che il presidente conservatore Cavaco Silva non esclude a priori una grande coalizione (nel 1983-85 Psd e Ps sostennero un’alleanza post elettorale per negoziare gli aiuti del Fmi e l’ingresso nella Cee (!). La crisi è simile a quella greca specie sul versante fiscale e segnala che dai confini della fortezza Europa potrebbero giungere inquietanti effetti dilaganti a partire dalla confinante Spagna, nelle cui banche è depositato 1/3 del debito lusitano (Banca Santander vanta crediti per 47 mln). L’Europa è divisa, sebbene preoccupata. Barroso e la cancelliera Merkel impegnati nella risoluzione della crisi, Cameron glissa, mentre Sarkozy è distratto dalle bombe libiche. L’Italia balbuziente fa, al solito, gli scongiuri.

La crisi ha colpito anche la politica estera del Paese occupato, un po’ pateticamente, a ricostruire in sedicesimo i fasti del passato imperiale riallacciando i rapporti con la lusitofonia, Brasilia in primis (cfr. Limes 5/10). Socrates, ricandidato a furor di partito (93% di delegati e iscritti), sfida il Psd sul risanamento che la maggioranza dei portoghesi pare approvi. Ma questi potrebbero esprimere un voto retrospettivo (il PS governa dal 1995, escluso il 2002-4) premiando, stante l’elevata volatilità, l'opposizione socialdemocratica di Passos Coelho dato in vantaggio, ovvero optare per l’astensione, bene rifugio della saudade portoghese. La crisi lusitana rischia di inverare quanto scritto magistralmente da Orwell: la dittatura dei maiali. L’Ue, progetto federale e federalista dei lungimiranti Spinelli e Rossi, messo a repentaglio dai PIGS, via agenzie di rating che influenzano la politica decidendo chi includere nel recinto dei PIGS (oppure, a farne un nitrito disperato, PIIGGS con Irlanda e Gran Bretagna).

Se non fosse per l’ingerenza umanitaria del rating la crisi rimarrebbe una mera vicenda parlamentare. Ma il turbocapitalismo, evocato lucidamente da Edmondo Berselli ne L’economia giusta, rischia di travolgere governi, moneta e istituzioni dell’Ue. Le forze socialdemocratiche, vittime di un complesso di colpa, prone a scimmiottare l’ultraliberismo, e la sinistra “storica” attestata su posizioni retrò. Deterioramento delle istituzioni, indebolimento della democrazia e crescita di populismo e qualunquismo come prospettiva. Pessoa avrebbe avuto una soluzione drastica per salvare il suo Paese dall’impasse: Il banchiere anarchico, un personaggio che è un ossimoro e che invoca la distruzione del capitale. Fitch e S&P non sarebbero d’accordo. E hanno declassato il Portogallo.

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