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Gerusalemme, 28/1/2011
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In Israele gli ultraortodossi fanno scuola. Lo scorso ottobre, in concomitanza con la presentazione del bilancio dello stato per l'anno 2011, Moshe Gafni, presidente della commissione delle finanze della Knesset, ha presentato la proposta di incrementare i fondi destinati alle borse di studio per gli studenti delle yeshiva, gli studenti ebrei ultraortodossi che si dedicano allo studio dei testi sacri. Secondo quanto riportato da "Yidiot Ahronot", i fondi dovrebbero passare da 110 milioni di Nis (circa 23 millioni di euro) a 127 milioni (circa 27 milioni di euro). L'ufficio del Primo ministro ha dichiarato che ci sarà comunque un aumento dei fondi destinati agli studenti universitari di 50 milioni di Nis (circa 10 milioni di euro). Tuttavia, a causa della proporzione tra fondi e numero di studenti, uno studente universitario beneficiario riceverà all'anno circa 3.000 Nis rispetto ai 12.000 di uno studente delle yeshiva. Alle borse di studio si sommano svariati aiuti economici di cui gli studenti delle yeshiva già godono, come aiuti per famiglie numerose o altre forme di sostegno per le fasce più disagiate della popolazione. Come riportato dal "Jerusalem Post", la proposta di legge avanzata da Gafni contraddice il verdetto dell'Alta corte di giustizia, che il 14 giugno scorso ha deliberato come la norma che regola l'allocazione di fondi statali esclusivamente a vantaggio degli studenti delle yeshiva, nota come Guaranteed Income (1982), sia discriminatoria e anticostituzionale. In seguito alla sentenza di giugno si sono scatenate veementi proteste da parte delle comunità ultra ortodosse. In quell'occasione Moshe Gafni, membro del partito Deghel haTorah (alleato con Agudat Israel nel United Torah Judaism attualmente parte della coalizione di maggioranza) ha affermato che «con tutto il rispetto, la Torah esiste da molto prima che lo Stato fosse fondato. E' dunque chiaro che la legge della Torah precede qualunque altra cosa».

La proposta di Gafni ha visto l'immediata opposizione di membri della Knesset nonché di membri del governo come il ministro dell'Educazione Gideon Sa'ar e il Ministro del Lavoro Binyamin Ben-Eliezer. A seguito della proposta, studenti universitari sono scesi in piazza in tutto il paese: la sera del 1° novembre 2010 a Gerusalemme si è tenuta una manifestazione cui hanno partecipato, secondo i dati del "Jerusalem Post", circa 10.000 studenti. Lo stesso rettore dell'Università ebraica di Gerusalemme, Menachem Ben Sassem, ha appoggiato le proteste ordinando che le lezioni terminassero in anticipo  per permettere agli studenti di partecipare alla manifestazione. Il 19 dicembre scorso si è tenuta la seconda votazione della proposta in parlamento. Si sono discusse alcune modifiche avanzate in seguito alla forte opposizione ricevuta dal primo disegno: un limite di cinque anni alla possibilità di usufruire della borsa di studio, la riduzione al 75% dell'importo della borsa durante il quinto anno allo scopo di incoraggiare gli studenti a integrarsi nel mondo del lavoro, il limite d'età a 29 anni per poter risultare idonei. Queste limitazioni faranno comunque sì che il 90% degli studenti riceva una borsa di studio. Attualmente sono 11.000 gli studenti delle yeshiva beneficiari. A questo numero andranno sommati ulteriori 2.000 studenti meritevoli che avranno diritto ad una borsa anche oltre i limiti sanciti. Kadima ha definito la decisione «uno sputo in faccia ai giovani che servono e contribuiscono allo Stato». Le recenti proteste sono uno dei sintomi dei rapporti sempre più tesi tra comunità secolari e religiose. La popolazione israeliana percepisce spesso gli ultraortodossi (circa il 20% della popolazione ebraica secondo l'Israel Central Bureau of Statistics) come privilegiati: gli uomini non servono nell'esercito e nonostante abbiano spesso una famiglia numerosa scelgono di non lavorare per potersi dedicare agli studi religiosi. Vivono dunque grazie ad aiuti statali e qualora si impegnino in qualche attività lavorativa, sono svantaggiati poiché privi di una qualifica professionale. In seguito alla minaccia di Gafni di ritirare il proprio partito dalla coalizione qualora la proposta non fosse stata accettata il parlamento ha approvato la contestata legge.

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