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La Mecca, 25/1/2011
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  • lettere internazionali

La Skyline della Mecca. In un Medio Oriente in continua evoluzione anche il tradizionale pellegrinaggio alla Mecca sembra, grazie a un’operazione di lifting, cambiare faccia. Storicamente i fedeli che si dirigevano alla Mecca per compiere l’hajj – il pellegrinaggio alla città santa considerato uno dei cinque pilastri dell’Islam – lo facevano con spirito di sacrificio e mettendo in conto di dovere affrontare qualche avversità. Ma se in passato i fedeli trascorrevano anche mesi a camminare per austere valli, dormendo all’aperto senza alcun rifugio, l’era della globalizzazione sembra aver imposto qualche cambiamento, dando un aiuto a tutti i musulmani devoti che, pur volendo assolvere il loro dovere, fanno fatica a rinunciare alle comodità alle quali sono ormai abitati. Attualmente sono circa cinque milioni i pellegrini che arrivano alla Mecca per l’hajj -  viaggio che si deve compiere in date stabilite dal calendario islamico – e a questi si sommano coloro che vi passano durante l’anno per compiere l’ ‘umra, il pellegrinaggio più corto che può avvenire in qualsiasi periodo dell’anno. Secondo alcuni studi nel 2020 il numero dei pellegrini si quadruplicherà ed è per questo che da qualche anno i reali sauditi hanno deciso di investire in un progetto di restyling della città che garantisca l’accoglienza della massa di fedeli, un introito da non sottovalutare per l’economia saudita. Il prossimo anno dovrebbe essere operativa la metro dei luoghi santi  per decongestionare il traffico attorno ai principali siti di pellegrinaggio. Per favorire il flusso dei pellegrini, un nuovo tratto andrà poi a unirsi a un’ampia rete ferroviaria, anch’essa in via di costruzione, che collegherà Mecca e Medina con altri paesi del Golfo. Una ventina di architetti poi sta da anni lavorando per dare un volto nuovo al complesso della sacra moschea della Mecca, per permetterle di accogliere fino al doppio dei pellegrini.

Il più grande progetto di espansione urbanistica nella storia della città santa prevede poi la costruzione di centotrenta grattacieli, tra cui il complesso di Abraj al Bait che, una volta completato, ospiterà il più ampio hotel del mondo a più di seicento metri da terra.  Questo edificio, noto anche come Mecca Royal Clock Tower sarà riconoscibile grazie al grande orologio, inaugurato il primo giorno dello scorso Ramadam, posto sulla torre più alta, di fronte al quale anche lo storico Big Ben finirà per sfigurare.  L’hotel poi ospiterà centri di bellezza, spa e ottimi gourmet che sembrano però non avere nulla a che fare con la filosofia di semplicità e umiltà con la quale si dovrebbe compiere il pellegrinaggio. La Mecca del nuovo millennio sembra quindi voler emulare New York, ma quella che in molti chiamano la Manhattanizzazione della città santa non riceve consensi da tutti i musulmani. Appena iniziarono i lavori, la stampa panaraba si era pronunciata negativamente sulla distruzione dello storico quartiere di al Shammiya, che, affacciandosi sulla grande moschea, ha rappresentato un punto di svolta nella storia della città santa. Per fare spazio ai grattacieli infatti, è stata posta la parola fine al quartiere che è stato a lungo il centro di gravità economica e architettonica della Mecca.  

Il restyling della città santa ha poi fatto impennare i prezzi dei settori immobiliare e turistico: un metro quadrato vale circa 100.000 euro e una notte in uno di questi nuovi complessi arriva a costarne più di 10.000. Tutto questo rende la città inaccessibile alla maggioranza dei musulmani, rischiando di fare del pellegrinaggio un precetto che solo le elite posso rispettare. Secondo Ali al-Ahmed, direttore dell’Instituite for Gulf Affairs, la crescente occidentalizzazione della città sta poi portando a una perversione della religione, visto che incoraggia attività che sono spesso in contraddizione con lo spirito del pellegrinaggio. La semplicità di un tempo non ci sarà più e lascerà spazio al lusso sfrenato che, secondo molti semplici fedeli, sta rovinando le pratiche religiose che si svolgono nella città. L’hajj è stato da sempre un importante fattore di unione tra musulmani del mondo intero perché materializzava l’unità della comunità dispersa per il mondo, ma ultimamente anche questo sembra andare perduto. Oltre ai grattacieli da New York sono arrivati individualismo e differenze sociali e nelle vicinanze del luogo più sacro all’Islam rischia di nascere un opulento ghetto la cui entrata è riservata  a pochi privilegiati.

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