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Sydney, 29/12/2010
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  • lettere internazionali

La santa femminista. Oltre ottomila cittadini australiani e neozelandesi, ministro degli Esteri ed ex-premier Kevin Rudd inclusi, hanno assistito alla canonizzazione di Mary MacKillop, la prima santa australiana, avvenuta il 17 ottobre nella Basilica di San Pietro. Maggiore di otto figli, nata a Melbourne nel 1842 da una famiglia di immigrati scozzesi, Mary MacKillop cofondò nel 1867 le "Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore di Gesù" (soprannominate "Black Joeys", dalla versione inglese di Giuseppe, Joseph, che viene spesso abbreviato in Joey), una congregazione dedita alla carità che al momento conta 850 sorelle, il gruppo più numeroso di religiose presenti in Australia. Nelle aree rurali del paese, prive di strutture scolastiche, ella fondò, inoltre, scuole destinate all'istruzione di bambini e ragazzi provenienti dalle famiglie meno abbienti. Il Vaticano ha riconosciuto due miracoli che hanno aperto la strada al processo di canonizzazione della MacKillop: un primo relativo a una donna a cui era stata diagnosticata una leucemia terminale e che riuscì a sopravvivere e, in seguito, ad avere cinque figli; un secondo che ebbe per protagonista una donna il cui incurabile cancro ai polmoni sparì dopo aver pregato Santa Maria della Croce, cioè la MacKillop. Anche prima della canonizzazione, già da tempo percepita come inevitabile dalla sensibilità cattolica, la MacKillop veniva considerata in Australia un'eroina nazionale, celebrata come l’incarnazione dei valori australiani del "larrikinism", termine popolare utilizzato per indicare in una persona la mancanza di conformismo e di interesse ad aderire alle norme sociali, nonché la capacità di superare gli ostacoli dati da un paese e da circostanze difficili (Gesù è, per esempio, considerato da alcuni gruppi cristiani in Australia un "larrikin").

In alcuni ambienti la MacKillop viene anche considerata una proto-femminista per aver creato il primo ordine religioso femminile in Australia e per via della temporanea scomunica per insubordinazione (una qualità cara sia alle femministe che, più generalmente, agli australiani), da cui fu colpita. Solo di recente sono emersi alcuni dettagli relativi a tale scomunica, che fu emanata il 22 settembre 1871 e revocata cinque mesi dopo. Pare, infatti, che le "Black Joeys" avessero pubblicamente accusato un prete reo di aver molestato sessualmente dei bambini e che, dopo una seria azione disciplinare presa nei confronti del religioso, alcuni suoi simpatizzanti nelle file del clero australiano avessero accusato di insubordinazione la MacKillop, la quale sarebbe stata di conseguenza raggiunta da una scomunica. Questa evenienza ha spinto qualcuno a suggerire che Mary MacKillop dovrebbe essere nominata santa patrona delle vittime di abusi sessuali, un'ipotesi avallata dall'autorevole parere di padre James Martin, S.J., espresso sull'influente rivista gesuita "America", di cui Martin è anche caporedattore della sezione cultura. "Ora le vittime di abusi sessuali e le loro famiglie, e tutti coloro che desiderino riconciliazione e healing nella chiesa, possono pregare Mary MacKillop, che forse li capisce meglio di qualsiasi altro santo", ha scritto Martin. Mentre il paesaggio politico e sociale può continuare a plasmare la sua eredità, tutti gli australiani usano ora la neo-acquisita santità come un'occasione per celebrare il carattere australiano, le virtù del 'larrikinism' e la loro rilevanza sulla scena mondiale. 

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