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Il Cairo, 28/9/2010
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  • lettere internazionali

Il raìs e la diplomazia di Photoshop. Una foto spesso può valere più di mille parole. Attenti però: è un’arma a doppio taglio e la sua vendetta può pesare più di un intero dizionario! Questo è quello che è accaduto in Egitto poche settimane fa, quando un’innocente fotografia che immortalava i partecipanti ai colloqui di pace israelo-palestinesi ha suscitato grande clamore a livello internazionale. Nel primo incontro del vertice, tenutosi a Washington il primo settembre, i protagonisti venivano fotografati mentre facevano il loro ingresso nella sala della riunione. In primo piano, da bravo padrone di casa, il presidente americano Barack Obama. Dietro di lui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’autorità palestinese Mahmud Abbas, i veri protagonisti. Alle loro spalle, in veste di negoziatori, il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re Abdullah II di Giordania. La stessa foto sembra essere pubblicata sul quotidiano egiziano «Al Ahram» il 14 settembre, giorno in cui l’Egitto ospita il secondo incontro dei colloqui, ma in questa versione il raìs egiziano cambia posizione. Con un semplice gioco di prestigio e l’ausilio di Photoshop, l’intramontabile faraone ha magicamente preso il posto di Obama, trovandosi quindi alla guida del gruppo. Il mago in questione non aveva certo pensato che qualcuno avrebbe scoperto il trucco, ma in una società dove la voglia di far affondare il regime è alle stelle, un blogger, che grazie alla sua identità segreta può avventurarsi nella critica del regime, ha smascherato la farsa.

«Al Ahram» è un’istituzione storica della stampa araba. A renderla tale non è solo la sua grande distribuzione, ma soprattutto il peso che le sue colonne, lette in tutto il mondo, acquistano. Ecco perché la scoperta del giochetto non poteva che provocare la reazione di quanti, in Egitto come all’estero, hanno considerato la mossa esagerata e in contrasto con ogni etica giornalistica. Con gli occhi di mezzo mondo puntati addosso, la direzione della rivista è stata quindi costretta a dare spiegazioni sull’accaduto, ma se tutti si aspettavano delle scuse, la risposta data è stato solo il decisivo colpo di grazia. A parlare è stato Osama Saraya, direttore del quotidiano, che ha spiegato come la foto in questione fosse stata alterata non per distorcere la realtà dei fatti, ma per illustrare il ruolo centrale che l’Egitto gioca all’interno dei negoziati di pace. Quella pubblicata, quindi, non sarebbe stata una foto, ma un’«immagine esplicativa» attraverso la quale, dice Saraya, «si voleva mostrare il ruolo prominente del presidente Mubarak nella questione palestinese». In realtà, ciò che si è mostrato è che il longevo raìs ha un ruolo decisivo nel condizionamento della stampa, il cui necessario pluralismo è osteggiato dai vertici del regime. Per questa ragione molti in Egitto hanno alzato la voce dicendo che l’«immagine esplicativa» pubblicata da «Al Ahram» è solo il riflesso dell’ipocrisia di un governante pronto a prendersi gioco dei suoi sudditi. La manipolazione della foto è stata definita dal quotidiano liberale «Al Masry al Youm», una becera pratica giornalistica con la quale il regime ha mostrato per l’ennesima volta che intende falsificare la realtà e mostrare alla gente un volto falso del paese. E dalle colonne di «Al Shorouk», giornale di opposizione, Wael Kandil invita «Al Ahram» a scusarsi con i suoi lettori per aver violato i valori di trasparenza, imparzialità e integrità sui quali dovrebbe fondarsi l’attività giornalistica.

Etica giornalistica a parte, a preoccupare maggiormente la gente è la scarsa credibilità di cui gode il regime, come esprime Dina Henawy sul sito della Bbc, dove mostra come «Al Ahram» da anni si serva di photoshop per aggiustare l’immagine del raìs: «Come possiamo credere a un presidente che non fa altro che rubare soldi e mentire, falsificando e manipolando quotidianamente la realtà sotto i nostri occhi?». Al di là delle foto taroccate, alla vigilia delle elezioni parlamentari e presidenziali, l’impressione è che il voto costituisca l’ennesima messa in scena dell’intramontabile faraone, piuttosto abile nel manipolare i risultati, mostrando al contempo al mondo intero il volto democratico del regime egiziano. Questa volta Photoshop non sarà sufficiente, ma gli egiziani sanno, in cuor loro, che il raìs conosce già tutti i trucchi per far riuscire ancora una volta questa magia.

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Comments
Federico Testadura, 28-09-2010, 16:44
Nell'attuale società dell'immagine anche la posizione in una foto ha la sua importanza per ragioni d'influenza e "forza" politica da mostrare al mondo esterno.D'altronde, se guardiamo al passato persino le famose immagini degli americani ad Iwo Jima e dei sovietici a Berlino furono "costruite" dai fotografi per ragioni di propaganda (nel bel mezzo della battaglia appariva improbabile mettersi in posa !). Ma che sia propaganda o no ancora oggi la foto è un simbolo e come tale sfida il tempo e tutti i cambiamenti nel frattempo intercorsi, per avere il suo posto nella storia.