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La Grecia, la Germania e le riparazioni di guerra
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  • Memoria /memorie

La questione delle riparazioni tedesche non è nuova – tanto che per decenni governi e cittadini greci hanno insistito con la Germania affinché provvedesse – eppure circolano ancora idee sbagliate in merito. Proviamo a fare chiarezza. L'articolo 231, noto come Clausola di colpevolezza per la guerra del Trattato di Versailles, che pose fine alla Prima guerra mondiale tra l’impero tedesco e le potenze alleate, non menziona nemmeno la colpa della guerra. Così, viene spontaneo domandarsi su quale base giuridica un Paese (nello specifico la Grecia) possa avanzare una richiesta di risarcimento. Ma prima di trattare questo punto, andiamo al 2015.

A seguito di una nuova richiesta da parte del primo ministro Alexis Tsipras, la Germania allora dichiarò esplicitamente che “non c’era alcuna possibilità che pagasse ad Atene i risarcimenti dei danni per la Seconda guerra mondiale”. Era stato sufficiente, secondo la Germania, il pagamento di 115 milioni di marchi tedeschi nel 1960, previsto da uno dei 12 accordi firmati con le nazioni occidentali sugli indennizzi di guerra. Eppure, dal 2015, il governo greco non ha mai smesso di farne richiesta.

Lo scorso 17 aprile il Parlamento greco è tornato sulla questione. A parte il Partito comunista greco, che avrebbe dovuto presentare una propria proposta, tutti gli altri partiti si sono orientati nella direzione di incoraggiare il governo a fare ciò che è diplomaticamente e giuridicamente necessario per soddisfare la richiesta di indennizzi per l’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Secondo il diritto internazionale, il primo passo è chiedere le riparazioni. Ogni volta che c’è un danno causato da un atto illecito, questo deve essere completamente risarcito. Vi è dunque un obbligo legale per la Germania di risarcire il danno e ristabilire la situazione preesistente all'atto illecito, vale a dire – secondo i calcoli della Ragioneria generale greca – corrispondere ad Atene circa 278,7 miliardi di euro (più ulteriori 9,2 miliardi di euro per la Prima guerra mondiale).

In particolare, nel IX paragrafo della Risoluzione 60/147, adottata e proclamata dall'Assemblea Generale dell’Onu il 16 dicembre 2005, è scritto chiaramente:

“Un risarcimento adeguato, efficace e tempestivo è volto a promuovere la giustizia attraverso la riparazione di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale. Il risarcimento deve essere proporzionale alla gravità delle violazioni e del danno subito. Conformemente alle proprie leggi interne e agli obblighi giuridici internazionali, uno Stato deve risarcire le vittime per atti o omissioni che possono essere attribuiti a tale Stato e che costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”.

Inoltre, secondo l’articolo 34 del report su Responsabilità degli Stati per atti illeciti internazionali, adottato dalla Commissione del diritto internazionale dell’Onu nel 2001, "il risarcimento completo del danno causato dall’atto illecito a livello internazionale deve assumere la forma di restituzione, compensazione e soddisfazione, singolarmente o in combinazione”. Infine, una legittima richiesta di risarcimenti potrebbe essere basata sulla Convenzione dell'Aia del 1907, che ha affrontato la condotta delle parti in guerra.

Tuttavia, il problema è che lo Stato tedesco sostiene che le riparazioni sono già state pagate nel 1960 e nel 1990 (al momento della Riunificazione tedesca). Anche se questo potrebbe non essere morale, è certamente legale. E qui viene la moralità. Non dobbiamo dimenticare che, a parte la “legge legale”, c'è anche la “legge morale”. A mio avviso, è un dovere morale della Germania provvedere ai risarcimenti, in base agli orrori e ai danneggiamenti causati alla Grecia durante gli anni di occupazione. Ciò non significa che, benché il diritto internazionale non imponga alla Germania il dovere legale di riparare il danno e ristabilire la situazione esistente prima dei suoi atti illeciti, il dovere morale cessi di esistere.

La mia tesi si basa sul fatto che la legge legale non ha priorità sulla legge morale; o che, per dirla in parole povere, nonostante le loro differenze, la moralità e la legalità possono effettivamente essere considerate come “due cuori che battono come uno solo”. Inoltre, la maggior parte delle volte, difficilmente potremo capire una legge legale senza la legge morale su cui è fondata. Di conseguenza, molte leggi legali, per esempio quelle che proteggono le ex mogli e i figli dopo il divorzio, hanno un retroterra morale.

La legge morale, pertanto, non va trascurata. Naturalmente è vero che non esiste a livello internazionale un tribunale a cui le parti interessate possano chiedere giustizia ed equità indipendentemente da ciò che la legge (legale) sancisce. Tuttavia, ciò non significa che tali rivendicazioni non possano essere sollevate nei tribunali (internazionali, regionali, nazionali). Da ultimo, ma non per importanza, anche se la Germania continua a negare le richieste della Grecia, questa può legittimamente rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia all'Aia.

Alla fine, la moralità è l’ancora della legalità, senza la quale (moralità) la legalità non può funzionare in modo efficace. Non è un caso che la maggior parte di noi rispetti profondamente ciò che ha una ragione morale, piuttosto che legale. È la legge morale che alla fine ci convince a fare ciò che dobbiamo in determinate circostanze.

Nel complesso, nei nuovi sforzi legali e diplomatici della Grecia, che partiranno ufficialmente dal novembre 2019, con l’invio di una nota verbale al governo tedesco per chiedere di riesaminare la questione delle riparazioni di guerra, deve essere sottolineato anche l’aspetto morale della questione. Qualsiasi proposta che incoraggi il governo tedesco a fare quanto necessario per soddisfare la richiesta del Stato greco non dovrebbe concentrarsi solo sugli aspetti giuridici e diplomatici, ma anche gli aspetti e le ragioni morali, cioè i danni materiali e, soprattutto, la sofferenza umana. In questo contesto, la Grecia deve sottolineare il dovere morale della Germania di ristabilire la situazione esistente prima che si verificasse il danno. Questo non è solo un importante strumento per scoraggiare atrocità future, ma anche una grande opportunità per ripristinare le relazioni tra i due Paesi. Sono convinta che ciò non si tradurrà solo in un resoconto completo delle ragioni dell’argomentazione greca, ma potrebbe anche condurre, in caso di successo, a sostenere e alleviare gran parte del pesante lavoro svolto dalla Grecia nell’attuale crisi del debito.

 

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