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Dal numero 4/18
Richard Titmuss
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Richard Titmuss è noto a pochi in Italia, tolta la cerchia ristretta degli studiosi di politiche sociali. In Inghilterra, ove invece se ne conserva memoria molto vivida e il suo lavoro è ancora un riferimento fermo per molti studiosi in diverse discipline, fu anche un personaggio pubblico alquanto popolare. Quando morì, certo non vecchio per i parametri del nostro tempo, ai suoi funerali parteciparono oltre mille persone, tra autorità politiche e accademiche, studenti e semplici militanti socialisti. A metterlo in empatia con il pubblico contribuivano forse la sua biografia, segnata da anni difficili, e il suo percorso accademico «irregolare», almeno all’avvio.

Nato nel 1907 in una famiglia di piccoli contadini del Bedfordshire, quando aveva quindici anni la morte del padre lo costrinse a interrompere gli studi. Lavorò per quindici anni per una compagnia di assicurazioni private. Poi i suoi articoli e i suoi saggi sulla povertà, la malnutrizione e la mortalità infantile (tra i quali Birth, Poverty and Wealth, pubblicato nel 1943) furono accolti con molto interesse e gli procurarono il pubblico apprezzamento di R.H. Tawney. La strada per l’università era aperta: la London School of Economics lo chiamò a ricoprire la cattedra di Social Administration. Le lauree sarebbero venute più avanti: cinque, honoris causa.

In verità, Titmuss riuscì a trasformare in un punto di forza la sua condizione originaria sfavorevole e i suoi studi interrotti in un punto di partenza più avanzato: libero da pregiudizi scolastici, esplorò i margini delle discipline, basandosi sull’osservazione diretta dei fenomeni e sull’esperienza personale, oltre che sull’analisi dei dati statistici. Possedeva inoltre un naturale talento per la scrittura argomentativa: lo stile di Titmuss resta ancora, a distanza di oltre mezzo secolo, un modello di eleganza e precisione. Chiusa la parentesi del dopoguerra, agli inizi degli anni Cinquanta Titmuss pubblicò Problems of Social Policy.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 4/18, pp.684-689, è acquistabile qui]

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