Rivista il mulino

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Cara rivista «il Mulino»,

devo ammettere che il vostro è davvero un Paese incredibilmente interessante, almeno per me che vengo dagli Stati Uniti e che di tanto in tanto trascorro qualche periodo di vacanza in Italia. Lo è non solo e non tanto per l’immenso patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche (queste ultime in verità le ho trovate parecchio deturpate dagli scempi e dall’incuria), quanto per la vita politica e sociale. C’è forse qualcuno tra i tuoi studiosi di sociologia e scienza politica che può spiegarmi ciò che accade quotidianamente e che io trovo così lontano dalle consuete pratiche delle democrazie occidentali? Lo spero.

Ti faccio un esempio. La grande manifestazione organizzata dal Popolo della libertà in piazza a Roma, la scorsa settimana, che ha visto la partecipazione in qualità di oratore principale del vostro Primo ministro. Secondo quanto dichiarato da uno dei coordinatori del Pdl, Giallini, erano presenti in piazza oltre un milione di persone, ma la Questura di Roma ha dato cifre diverse: non più di 150.000, considerando le dimensioni della piazza, il numero medio di persone che possono stare in un metro quadrato e vari altri parametri. Apriti cielo! Il questore di Roma (forse un vecchio comunista in incognito?) è stato attaccato da vari ministri presenti alla manifestazione e si è aperta una polemica feroce sui numeri.

Devo dirti che mi sento dalla parte di Giallini, uno dei principali esponenti di quella linea dell’amore che caratterizza l’ultima svolta della strategia politica del vostro Cavaliere. Giallini infatti, inquisito nella sua città (Firenze) per gravi reati (corruzione), secondo il Cavaliere ha semplicemente fatto un favore a un amico, e dunque per questo nobile motivo non può essere accusato e perseguitato. Chi lo fa si iscrive d’ufficio al partito dell’odio e dell’invidia, perché non comprende il valore dell’amicizia. Io credo infatti che Giallini, se davvero ha proclamato che in piazza erano oltre un milione, lo ha fatto per affetto nei confronti dei presenti, che si sarebbero sentiti desolatamente soli se, a bocce ferme, avessero scoperto di essere uno sparuto manipolo di qualche decina di migliaia.

Il Cavaliere ha fatto sfoggio del suo grande amore per i connazionali e per il Paese. Circondato da un gran numero di ministri e dai candidati del partito dell’amore alle prossime elezioni regionali, ha chiamato sul palco anche il suo principale alleato, il ministro Rossi, mi pare si chiami, capo del più grande partito territoriale italiano, insediato nelle regioni ricche e industrializzate del Nord. Rossi ha richiamato le ragioni ideali e i valori della loro alleanza: in particolare la ferma, comune opposizione alle richieste dell’Europa di favorire la pedofilia e la famiglia trasversale. Il Cavaliere poi, sempre in nome dell’amore, ha attaccato gli esponenti dell’odio: la magistratura, i partiti dell’opposizione, la Corte suprema (qui chiamata Corte costituzionale), il presidente della Repubblica, e naturalmente i comunisti. Tutti colpevoli di avere ordito un complotto allo scopo di impedire al Pdl di partecipare alle elezioni regionali nel Lazio e di ricercare la vittoria per via giudiziaria, eliminando la maggioranza. Se ho ben capito, perché siete un Paese interessante ma molto complicato, pare infatti che vi fossero delle irregolarità nelle firme e nella documentazione presentata dal Pdl: ben sette differenti istanze giurisdizionali le hanno ribadite in più occasioni non accogliendo i ricorsi contro l’esclusione.

Questo, ha argomentato con logica stringente il Cavaliere, è un chiaro segno dell’accanimento degli uffici, dei magistrati e dei tribunali amministrativi contro il suo partito, una vera e propria persecuzione giudiziaria. Lui stesso ha garantito personalmente che tutta la documentazione era regolare; francamente, mi pare un argomento ineccepibile, che non ammette alcuna replica. Del resto, se qualcuno di questi ricorsi avesse dato ragione al Pdl avremmo ben potuto sostenere che esiste qualche magistrato non comunista. Ma se tutti vengono respinti, così come più volte venne bocciato alla maturità il figlio del ministro Rossi, allora è lampante: si tratta di una congiura.

Alla fine della manifestazione, dal palco,  i candidati alla presidenza delle regioni per conto del Pdl hanno pronunciato un gran giuramento pubblico ripetendo in coro le parole del Cavaliere, e tutto si è concluso nel tripudio generale.

Una parte dell’opinione pubblica, invece di compiacersi per questa dimostrazione di partecipazione democratica, ha puntato il dito contro il ruolo ambiguo che (secondo costoro) avrebbe giocato un Primo ministro che parla da capopopolo e che gioca il ruolo dell’opposizione, s’è detto. Altri hanno segnalato la presunta anomalia di tanti ministri sul palco di una manifestazione di piazza. Altri ancora l’inopportunità della polemica fra il ministro della Difesa e la Questura di Roma a proposito delle cifre sui partecipanti alla manifestazione.

Sono tutte accuse infondate. Secondo il mio modesto parere, ma chiedo conferma a te che della politica ti occupi da quasi sessant’anni, il Cavaliere ha una sua strategia precisa; ispirato dal suo ministro della Cultura, Tondi, mi pare si chiami, e dal nostro grande regista e uomo di spettacolo, Woody Allen.

Tondi in primo luogo, un ex comunista che ha molto sofferto in gioventù perché costretto a mangiare con l’inganno carne di bambini spacciata da gulasch all’ungherese nelle continue, ricorrenti, snervanti Feste dell’Unità. Tondi, un animo sensibile, un poeta, ma soprattutto un acuto stratega dell’amore, ha raccontato al Cavaliere che ai tempi in cui i due principali partiti italiani erano la Dc e il Pci, il primo stava sempre al governo e il secondo sempre all’opposizione. Così non c’era il rischio che l’opposizione andasse al governo e la maggioranza diventasse minoranza. Insomma, era tutto più semplice. Adesso, invece, i comunisti si sono travestiti, hanno cambiato nome. Non si sa se mangiano ancora i bambini, ma di sicuro controllano la Corte costituzionale, la magistratura, la presidenza della Repubblica, un numero consistente di regioni, la stampa, le tv, le banche, le assicurazioni, e naturalmente i sindacati. In tal modo il rischio che l’opposizione vada al governo è concreto, tu capisci. Dunque, per chi sta al governo, la strategia dev’essere contemporaneamente di governo e di opposizione (ricorderai il vecchio slogan «partito di lotta e di governo», citato non a caso da Tondi). Il Cavaliere dunque, da vero entertainer, si è subito calato nel ruolo e si è riguardato due film di Woody Allen. Nel primo, Il dittatore dello Stato libero di Bananas, il protagonista gioca contemporaneamente il ruolo di accusato e di pubblico ministero, trasferendosi, nel ruolo e fisicamente, da una parte all’altra della balaustra che separa accusati da accusatori. Nel secondo, Zelig, assume addirittura le sembianze fisiche di tutti i personaggi con cui viene a contatto.

Eccolo dunque il sogno del vostro Cavaliere: se riesci ad essere contemporaneamente governo e opposizione ti assicuri una durata eterna al potere! Per far trionfare l’amore sull’odio e sull’invidia è sufficiente assumere allo stesso tempo il ruolo di governo e opposizione, quello esecutivo e quello legislativo, basta fare le leggi e controllarle, cambiare la Costituzione ed esercitare il controllo di costituzionalità.

Ho bisogno di una tua conferma, cara rivista: non ti sembra un’idea geniale, veramente innovativa per i nostri sistemi politici? Cosa dici? Che in tal modo viene meno la divisione dei poteri? Il sistema di pesi e contrappesi sui quali si fonda un’equilibrata democrazia? Ho l’impressione che tu sia troppo legata alle concezioni di Montesquieu e dei nostri Padri fondatori. Dici che si tratta di forme comuni dei prodromi al totalitarismo, sostenendo che è proprio del totalitarismo l’idea che un uomo solo al comando, senza controlli, possa governare al meglio? Che dunque può trattarsi di tendenze pericolose che già si manifestarono in Europa con il fascismo in Italia e il nazismo in Germania, in Spagna con Franco, in Portogallo con Salazar, in Francia con la Repubblica di Vichy, con i colonnelli greci, con la Russia di Stalin? Che se questo non è accaduto fin qui in Italia è perché c’è un sistema istituzionale che tutto sommato ancora funziona e oppone resistenza alle tendenze eversive? Ti prego, sulla base della tua lunga esperienza, tu che hai ospitato sulle tue pagine fior di costituzionalisti, presidenti della Repubblica, studiosi della politica, potresti spiegarmi che cosa sta succedendo?

Dal suo viaggio in Italia, ti ringrazia in anticipo e ti saluta, il tuo affezionatissimo e anziano lettore americano.


[Lettera firmata]

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