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I rischi connessi al possesso e all'utilizzo di nuove armi letali "autonome"
Intelligenza artificiale, non solo opportunità
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In questa torrida estate, funestata da incendi dolosi che hanno distrutto centinaia di migliaia di ettari di vegetazione in alcuni dei luoghi più belli d’Italia; da nuove scosse di terremoto che riaprono eterne discussioni sul dissesto del territorio e il non rispetto delle regole edilizie e urbanistiche; da tragici fatti terroristici che ci riportano immediatamente in un’atmosfera di paura e tensione che avevamo cercato faticosamente di mettere da parte; dalle orrende minacce del leader nord coreano e dalle altrettanto inquietanti risposte del leader nord americano, rischia di passare inosservata la lettera inviata all’Onu il 21 agosto scorso da 116 esponenti della ricerca informatica mondiale (appartenenti a 24 Paesi) in cui si vuole porre al centro dell’attenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il devastante potere distruttivo, e i rischi connessi al possesso e all’utilizzo, delle nuove armi che sono frutto delle ricerche più avanzate nel campo dell’intelligenza artificiale.

Gli scienziati, riuniti in Australia per la Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale, hanno voluto richiamare l’attenzione sui rischi assolutamente inediti e devastanti che l’utilizzo incontrollato dei nuovi armamenti "intelligenti" potrebbe causare all’umanità. Lo stesso appello era già stato fatto lo scorso anno ma, secondo loro, non era stato accolto con la dovuta attenzione dall’Onu e dai Paesi membri. Gli studiosi di intelligenza artificiale mettono in guardia contro i rischi di una rapida e incontrollata diffusione di armi letali autonome, che non richiedono la presenza di umani dal momento che è sufficiente la loro programmazione prima dell’utilizzo in campo, e chiedono che questi armamenti vengano messi al bando come altri armamenti la cui produzione è vietata dal 1983. Già oggi le grandi potenze mondiali hanno realizzato carri armati intelligenti che possono operare e muoversi nel territorio senza personale a bordo, e lo stesso vale per navi da guerra autonome. Si perde così la discrezionalità di decisione e scelta del momento in cui utilizzare gli armamenti, la capacità ancora umana di leggere la situazione, di valutare le conseguenze non previste. Si autonomizzano gli armamenti dalle decisioni degli umani, se non di quelle al momento della programmazione dello strumento bellico.

Gli esperti di intelligenza artificiale firmatari della lettera all’Onu mettono in luce come questi nuovi armamenti letali definiti autonomi, frutto dello sviluppo scientifico  dell’intelligenza artificiale, potrebbero costituire la terza rivoluzione nell’ambito delle capacità distruttive degli umani dopo la scoperta e l’utilizzo della polvere da sparo (prima rivoluzione) e delle armi nucleari (seconda rivoluzione): “Sono armi che tiranni e terroristi potrebbero usare contro popolazioni innocenti e che gli hackers potrebbero riprogrammare per comportarsi in modi inappropriati”.

Il mondo prospettato in romanzi e film di fantascienza sembra concretizzarsi in tempi estremamente rapidi. Quello che viene posto all’attenzione dell’Onu e dei governanti dei Paesi che vi aderiscono non è un rischio remoto e fantascientifico ma, secondo gli esperti, uno scenario che verrà raggiunto in pochi anni. Le più fosche e pessimistiche previsioni weberiane sulle conseguenze del processo di razionalizzazione, con il conseguente assoggettamento degli esseri umani alla tecnica, sembrano essere già ben presenti nel nostro presente e futuro prossimo. In questo senso penso che sia quanto mai attuale riportare al centro dell’attenzione e della discussione pubblica il rapporto tra scienza, tecnica e società, tra potere e controllo delle innovazioni tecnologiche e scientifiche e delle potenzialità e conseguenze che da esse derivano.