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Kiev, 25/1/2010
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  • lettere internazionali

Il tramonto della Rivoluzione arancione. Le elezioni ucraine, di cui si è tenuto il primo atto lo scorso 17 gennaio, non hanno, al momento, un vincitore definitivo. I due principali candidati, il leader del “Partito delle Regioni”, Viktor Yanukovich e la sua diretta avversaria Yulia Timoshenko hanno ottenuto, in occasione del primo turno, rispettivamente, il 35% ed il 25% dei voti. Il primo ha ottenuto la maggior parte dei consensi nella parte orientale e meridionale del paese, mentre la seconda prevalentemente in quella centrale ed occidentale. Yanukovich, non a caso, si presenta esplicitamente come rappresentante delle regioni orientali e meridionali e a favore di un rafforzamento dei rapporti economici e politici con la Russia e dello status giuridico del russo in Ucraina, mentre la seconda si esprime a favore di un governo di coesione nazionale e di un’impostazione più pragmatica dei rapporti con la Russia rispetto al passato. Le elezioni si sono svolte in modo complessivamente corretto, come confermato anche dall’Osce, a testimonianza del notevole miglioramento della coscienza democratica del Paese, anche se nel corso della campagna elettorale si sono registrate alcune anomalie rispetto all’imparzialità dei media statali nei confronti dei candidati e in alcuni casi degli abusi delle risorse statali a favore di uno o dell’altro candidato.

Le elezioni in Ucraina rappresentano un esempio di grande importanza per tutta l’area post-sovietica perché possono indicare la via di un rinnovamento democratico per un paese liberatosi nel corso degli ultimi due decenni dalla pesante eredità sovietica, ma che soffre al tempo stesso di un pericoloso intreccio tra economia e politica che ne limita fortemente le potenzialità di sviluppo economiche e civili a causa dell’endemica corruzione dell’apparato statale, che finisce per disincentivare gli investimenti stranieri necessari al ripristino dell’economia nazionale.

L’importanza delle elezioni ucraine è dovuta, oltre che a questi pur importanti fattori interni, anche al contesto politico internazionale poiché l’Ucraina è al centro di importanti interessi a causa della sua strategica collocazione geografica tra Russia ed Unione europea, in particolare grazie alla sua posizione geografica avanzata sul Mar Nero che consente di controllare gran parte delle rotte energetiche provenienti dalla Russia e dall’area del Caspio. In questo contesto si inserisce l’annoso problema della base russa di Sebastopoli che non ha mancato di provocare tensioni tra i due paesi ed il cui contratto di affitto scadrà nel 2017. Il ballottaggio del 7 febbraio prossimo determinerà il vincitore tra i due candidati e quindi la direzione di rotta che prenderà l’Ucraina nel prossimo lustro, caratterizzata sino a oggi da una politica economica e internazionale non sempre lineare. Il futuro presidente dell’Ucraina dovrà quindi necessariamente tenere conto sia della composita realtà storico-culturale della nazione ucraina che della sua importante collocazione strategica nell’attuale contesto internazionale.

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Comments
Federico Testadura, 29-01-2010, 19:23
L'Ucraina resta parte del "cortile di casa" russo. Nella ferrea logica Putiniana i cinque anni trascorsi dalle elezioni 2004 non sono state altro che un rincorrere l'obbiettivo di far tornare l'ex "granaio" dell'Impero nell'orbita di Mosca. L'apertura e la chiusura del rubinetto del gas è stata una delle armi usate. Per Mosca è fondamentale avere una rete di "stati cuscinetto" a sua tutela schierati ad arco sulla mappa geografica per contenere l'avanzata occidentale. Gli ultimi accadimenti (ad esempio Georgia 2008) non sono altro che la conferma dei movimenti in atto che presuppongono dopo le elezioni ucraine  a possibili assestamenti.