Rivista il mulino

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Kiev, 3/2/2016
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  • lettere internazionali

Le nuove relazioni commerciali tra Ucraina e Ue. La firma del Trattato economico-commerciale tra Unione europea e Ucraina cambia automaticamente e definitivamente la collocazione geopolitica di quest'ultima. L’entrata in vigore del nuovo trattato commerciale tra Ue e Ucraina (Dcfta) suggella la rottura delle relazioni commerciali tra Russia e Ucraina, che hanno avuto un grave impatto sul già disastrato bilancio ucraino, e sancisce quindi la definitiva entrata di quest’ultima nel campo occidentale. L’instaurazione di relazioni commerciali tra l’Ucraina e l’Ue dovrebbero consentire di avviare una successiva e progressiva integrazione della prima in Europa nel corso dei prossimi dieci anni, sebbene ciò non sia stato dichiarato ufficialmente né promesso in alcun modo da parte di Bruxelles.

Ciò dipenderà anche dal successo economico e politico delle due entità. Un fallimento potrebbe provocare seri contraccolpi tra l’Unione Europea, i Paesi membri e l’Ucraina, a causa dell’ingente quantità di aiuti economici promessi e concessi all’Ucraina dalle maggiori istituzioni economiche mondiali, tra cui il Fondo monetario internazionale. Le relazioni commerciali con l’Unione Europea dovrebbero consentire di modernizzare rapidamente il sistema produttivo ucraino, mettendone però a nudo anche fragilità e incoerenze.

È quindi molto probabile che per i primi tempi le relazioni commerciali bilaterali saranno contrassegnate da numerosi fallimenti delle aziende ucraine e dalla conquista da parte delle aziende europee di ampi spazi di mercato. Ciò consentirà di selezionare le aziende ucraine più adattate al mercato, nonostante i costi sociali di questa operazione, di cui il governo ucraino dovrà farsi carico, pena serie conseguenze a livello politico. In particolare, si corre il rischio di proteste diffuse fra la popolazione e, di conseguenza, potrebbe venire certificata elettoralmente la sorte dell’attuale governo presieduto dall’oligarca Petro Poroshenko, in favore di un governo che rinegozi il Trattato di libero commercio con l’Unione europea per mitigarne gli aspetti più liberistici e vincolanti.

Ciò vale soprattutto per l’Ucraina orientale e per quella russofona del Sud (Kharkov e Odessa, rispettivamente), aree molto sofferenti dal punto di vista economico a causa dell’improvvisa cessazione degli storici legami imprenditoriali con l’economia russa. Aree in cui spesso manca la capacità di gestire rapporti con l’economia europea rispetto all’Ucraina occidentale, che può contare su un buon potenziale agricolo e turistico. In particolare la regione attorno a Leopoli è ormai da molti anni strettamente connessa al tessuto economico-imprenditoriale della vicina Polonia, nonché sede di delocalizzazione delle industrie europee ad alta densità tecnologica. Proprio qui, infatti, le industrie dei Paesi dell’Ue trovano talento tecnologico, una fiscalità ridotta che consente di investire vantaggiosamente i capitali esteri e una grande flessibilità imprenditoriale.

L’Ucraina infatti può contare su un alto livello di istruzione della sua popolazione, in parte eredità dell’Unione Sovietica, soprattutto per quanto riguarda le materie tecnico-scientifiche. L’inglese è molto diffuso tra i giovani sotto i trent’anni, il che aiuta notevolmente l’integrazione dell’economia ucraina con quella europea. Le industrie e le aziende europee avranno quindi interesse a trasferire la loro produzione in Ucraina per merito della sua vicinanza all’Unione europea, del buon livello di istruzione e dei suoi prezzi concorrenziali rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. Nel breve e medio periodo ciò potrebbe portare a un sostanziale abbassamento dei costi di produzione per le imprese europee, con alcuni episodi di dumping concorrenziale rispetto all’economia europea da parte delle aziende investitrici, che andrà però riducendosi nel medio termine con una crescita del benessere e delle possibilità di esportazione per le imprese ucraine.

Il processo di riorientamento verso l’Unione Europea da parte delle imprese ucraine sarà quindi faticoso, ma nel medio e nel lungo periodo entrambi i partner dovrebbero beneficiarne. Le nuove regole europee legate al trattato di libero commercio dovrebbero infatti avere come risultato il miglioramento della competitività a livello europeo del tessuto produttivo ucraino e, grazie alle introduzione di riforme incisive nel settore dell’amministrazione dello Stato, anche un sensibile miglioramento del livello di pervasiva corruzione presente nella società e nello Stato ucraino.

Ciò dovrebbe consentire la realizzazione, almeno in parte, delle grandi potenzialità dell’economia ucraina. Si pensi all’agricoltura. Un settore potenzialmente di grande sviluppo, in particolare nelle famose terre nere dell’Ucraina occidentale, già entrate nel mirino di grandi multinazionali europee, in particolar modo tedesche, e di quelle canadesi, statunitensi e cinesi che hanno compreso l’immensa potenzialità di questi territori. I terreni però appartengono allo Stato ucraino e vengono concessi soltanto in usufrutto ai coltivatori, con i conguenti problemi di tipo giuridico per gli investitori stranieri. Un ruolo non meno importante ricopre il settore dei servizi, dell’informatica, della cantieristica e della meccanica di precisione, che nel periodo sovietico e post-sovietico sono stati legati alla fornitura di aziende e delle forze armate russe.

Per queste aziende ha inizio un faticoso processo di riorientamento commerciale e tecnologico verso l’Unione europea, che indubbiamente sarà gravato di difficoltà anche per tutta la popolazione ucraina, in quanto sarà messa a dura prova dal sensibile aumento dei prezzi dovuto all’importazione dei prodotti e delle tecnologie europee.