Rivista il mulino

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Dublino, 30/11/2009
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  • lettere internazionali

Fair Play. “Ein Trainer ist nicht ein Idiot”, disse Johann von Trapattoni nella leggendaria conferenza stampa del 10 marzo 1998 in cui accusò di lassismo diversi giocatori del Bayern Monaco, di cui era l’allenatore. La sera del 18 novembre la piccola Irlanda del Trap sembrava aver tenuto a mente quelle parole: si trovava incredibilmente e meritatamente in vantaggio per 1-0 allo Stade de France, e si stava giocando la qualificazione a spese proprio del Golia francese, pareggiando il risultato patito a Dublino due settimane prima. Ma al 103’ l’handball di Henry, che tutti hanno visto tranne l’arbitro, ha deciso diversamente.Dopo la partita, Gi-o-vanni, come lo sillabano al di là del Mar d’Irlanda, è sembrato più deluso che alterato, ha raccontato alla televisione pubblica irlandese RTÉ dell’amarezza di constatare come lui vada in giro nelle scuole a parlare di fair play ai bambini – particolare che ha mosso un po’ tutti a compassione – e si veda rifilare in cambio un bidone simile. Si può perdere in tanti modi, ma per l’arbitro, per il referee, quello no. Era successa una cosa simile nel settembre 2005 in Uzbekistan – Bahrein, anch’essa valida per le qualificazioni mondiali. L’arbitro giapponese non aveva fatto ripetere un rigore per invasione dei giocatori nell’area, ma aveva invece concesso una rimessa dal fondo per la squadra avversaria. Fu fatta ripetere la partita. Tutti l’hanno fatto presente alla FIFA, perfino i francesi che non ci stanno a vincere col trucco (l’orgueil nazionale…).

Il presidente, lo svizzero Blatter, ha però già risposto al capo di governo irlandese Brian Cowen, che ha avanzato richiesta formale di ripetizione della partita assieme alla FAI (Football Association of Ireland), che non si può rigiocare perché il regolamento prevede che le decisioni prese durante una gara dall’arbitro non vengano ridiscusse a partita finita. D’altronde, la Francia qualificata rientrerebbe nelle teste di serie e il sorteggio dei gironi è già previsto il 4 dicembre. Poi però ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio per il 2 dicembre a Città del Capo con tre punti all’ordine del giorno, tra cui la questione del controllo delle partite. Il sito di Le Monde ha aggiunto sarcasticamente: “Tradotto: come migliorare gli arbitraggi dopo la mano non fischiata a Thierry Henry?”.

La questione si è perfino spostata sul piano diplomatico: Cowen ne ha parlato con Sarkozy, il primo ministro Fillon e la ministra degli esteri Lagardère al vertice dei leader UE a Bruxelles il giorno dopo la partita, sostenendo che il match si dovesse ripetere. Anche se i due ministri hanno appoggiato la richiesta di Cowen, il presidente francese non gli ha dato molta soddisfazione, limitandosi a un freddino “Je suis désolé”.

Roy Keane, gloria della nazionale irlandese e attuale manager della squadra inglese dell’Ipswich, sembra essere l’unico irlandese a non prendersela con l’arbitro e con la FIFA (che mantiene lo svedese Hansson nella rosa degli arbitri per i prossimi mondiali): dalle pagine dell’Irish Independent accusa il portiere Given e un paio di difensori che, a suo dire, sono rimasti imbambolati in modo non giustificabile in una fase di gioco così importante. Questione di punti di vista.

Sull’altra riva, Henry, crocifisso da mezza Europa per un paio di giorni dopo la partita, ha ammesso subito il tocco di mano e ha detto di sentirsi depresso e solo, e di aver pensato di abbandonare il calcio, salvo poi rinsavirsi. Il suo CT Domenech, come riportano l’Irish Independent e Le Monde, si è offeso per le critiche ricevute e ha ricordato il torto di un’espulsione ingiusta subita dalla sua squadra nella partita di qualificazione contro la Serbia. Come dire: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

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