Rivista il mulino

Content Section

Central Section

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle
Memorandum per un governo di larghe intese
rubrica
  • Identità italiana

Nel suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica ha posto un aut aut alle forze politiche: l’unica scelta è un governo di larghe intese, una pratica comune a tutte le democrazie, non soltanto fra partiti affini ma anche fra realtà fieramente opposte, quando ve ne sia la necessità per il bene del Paese.

A questo punto della situazione, con i raggruppamenti politici e le forze rappresentate in Parlamento che si sono infilate in un cul de sac istituzionale, questa appare come l’unica scelta praticabile. Ma il presidente della Repubblica sa benissimo, avendolo sperimentato durante il precedente settennato attraverso i continui conflitti istituzionali sollevati dal governo di centrodestra, quali sono le ragioni per le quali Bersani, onore al merito, e il Pd si sono a lungo battuti contro questa soluzione.

Se infatti, come il presidente ha segnalato, non può esistere democrazia senza partiti, e i partiti devono organizzarsi in forme democratiche (come previsto dalla carta costituzionale); se è vero che occorre unità nazionale, coesione sociale e territoriale (come dallo stesso Napolitano più volte, anche nel discorso d’insediamento, è stato ricordato); se è vero che il bene comune deve prevalere sugli interessi di parte e vanno salvaguardate e non delegittimate le istituzioni, allora va chiaramente detto che le esperienze di governo della destra di Berlusconi sono state la negazione di tutto ciò. E la crisi che attraversa il Paese, non soltanto economica e sociale, ma crisi di legittimazione della politica, sfiducia dei cittadini nella capacità di trovare una via d’uscita ai problemi che ci affliggono, crisi istituzionale, è il frutto avvelenato di anni e anni di governi di centrodestra che hanno lavorato contro il Paese.

È questo che differenzia l’Italia dalle altre democrazie europee. Una destra che ha lavorato per disgregare l’unità nazionale e la coesione sociale, che ha seminato sfiducia nelle istituzioni provando a minarne la credibilità, che ha lavorato (ben scavato vecchia talpa!) ad abbassare il “costo morale” dei comportamenti sleali posti in essere dai cittadini, premiando attività opportunistiche, evasioni fiscali, corruttele. Ma, soprattutto, una destra che ha praticato una concezione patrimonialistica dello Stato, ponendosi continuamente al di sopra e al di fuori delle regole, contrapponendo la legittimazione del prescelto dal popolo alle regole di equilibrio dei poteri tipiche delle Costituzioni moderne.

Il presidente lo sa, ma non può dirlo. E oltretutto sa che se lo dicesse sarebbe, oltre che improprio istituzionalmente, irrilevante politicamente. Perché anche e soprattutto nella politica “per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”.

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI

Comments
Raimondo Catanzaro, 30-04-2013, 11:07
 E’ vero, come è stato rilevato, che il termine “destra”, come pure “sinistra”, nel mio testo aveva valenza puramente identificativa. Volevo soltanto sottolineare che, come dimostrano anche il dibattito e i commenti durante e dopo la fiducia alla Camera, questo governo nasce sotto la pesante ipoteca di chi in passato ha contribuito non poco al conflitto fra le istituzioni e alla crescente sfiducia dei cittadini nei confronti della politica italiana. Certo ha ragione Joseph La Palombara nel segnalare che anche il centrosinistra ha le sue non poche responsabilità. Ma v’è una differenza di fondo, e cioè che ha peccato di omissioni, mentre il centrodestra ha peccato in azioni. Sotto questo profilo, ancora una volta, l’insegnamento secondo cui per ogni faccenda c’è il suo tempo sotto il cielo è stato fatto proprio dalla parte politica sbagliata.
Pier Paolo Castellari, 29-04-2013, 20:57
Teniamolo pure a mente e poi chiediamoci se chi ha scomposto possa ricomporre e in che termini. Purtroppo il potere, in una società compromissoria come la nostra, assume connotati cangianti e ambigui e si mantiene solo a queste condizioni. Quale miglior occasione di riposizionare gli interessi e di adattarvi le identità?
Joseph LaPalombara, 29-04-2013, 14:18
Although I agree with almost all of what Raimondo Catanzaro has to say about the erosive influence of the centrodestra, it seems to me that his interpretation of what ails Italian politics is in itself evidence of how deeply divided the country has been and remains.  I mean by this simply that his incomplete interpretation of what is wrong today fails to ascribe any of the blame to a centrosinistra which remains a major part of the problem.  Romano Prodi, in the past as well as very recently, could easily testify to this fact, as could Massimo D'Alema and many others.
Francesco Tedeschi, 25-04-2013, 10:29

Condivido pienamente quanto scrive, aggiungendo solo una piccola postilla: il termine "destra" ha valenza puramente identificativa, perché in realtà di "destra" nello schieramento guidato da Berlusconi, non c'è assolutamente nulla, nemmeno per sbaglio, se non grottesche scenografie e cerimoniali volgarmente imitativi di un passato lontanissimo non soltanto nel tempo ma anche nelle idee. Anche in politica valgono gli insegnamenti del libro di Qohelet, e il Suo richiamo, non è cosi scontato come sembra...