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Nicosia, 30/1/2013
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  • lettere internazionali

Una campagna elettorale tra lacrime e tensioni. Finisce in lacrime di commozione la presidenza cipriota di Demetrios Christofias, l’ultimo comunista dell’Ue, che da tempo ha deciso di non prendere parte alla competizione elettorale che si terrà il prossimo 17 febbraio, bersagliato da feroci critiche (anche personali) e da un mancato attentato. La Cipro “contagiata” dal quasi default ellenico ha già ricevuto la visita della troika, che ha stimato in più di 17 miliardi di euro il fabbisogno per impedire la bancarotta, suscitando le attenzioni di Putin (pronto a soccorrere Nicosia con 2,7 miliardi di euro) ma anche il “no, grazie” dell’Europa. Il Paese che sarà chiamato alle urne, dunque, è una nazione in piena e inaspettata crisi: finanziaria, ma anche di nervi. Troppo alta, fino a ieri, la qualità della vita nell’isola per poter prevedere un epilogo simile, con disoccupazione alle stelle e la questione turca lontana dall’essere risolta, con 50mila militari presenti nella parte occupata e negoziati pro riunificazione che procedono a intermittenza. Oltre a fermenti di violenza che non si registravano da tempo: mezzo chilo di esplosivo collegato a un detonatore è stato infatti scoperto nelle immediate vicinanze della residenze estiva del presidente.

Fanno da cornice a questa campagna elettorale i dati critici di Cipro. Disoccupati record: a dicembre sono stati 41.625 rispetto ai 39.522 di novembre e ai 32.895 del dicembre 2011. Peggio ancora nei settori del commercio (aumento di 1.960), dei servizi alle imprese e di ristorazione (più 1.506), delle costruzioni (più 440). Le lacrime del presidente uscente, dunque, coincidono con l’accettazione del piano finanziario dei rappresentanti di Ue, Bce e Fmi: Christofias ha spiegato che il governo ha dovuto scegliere tra un doloroso memorandum e il fallimento delle banche, che a sua volta avrebbe portato al crollo dell'economia. “Serve pensare sempre al bene dei lavoratori. E al bene del popolo” ha detto lo scorso 7 dicembre durante la conferenza stampa che è sfociata nel pianto. Ma qualche giorno dopo, intervistato dal quotidiano “Dawn”, ha affermato di essere amareggiato per l’odio ideologico di cui è stato vittima: qualcuno infatti si è addirittura spinto a definirlo un assassino. Sono gli stessi – ha osservato – che hanno anche parlato con disprezzo della sua famiglia, del presidente figlio di una lavandaia asceso al gotha della politica cipriota. “Le mie origini – ha continuato – sono il mio onore e il mio orgoglio”. Per chiudere, infine, con un preciso atto di accusa: “I veri colpevoli della crisi finanziaria dell’isola sono le banche, le grandi aziende e l'autorità di vigilanza competente, la direzione precedente della Banca centrale di Cipro”.

Ma chi sono, allora, i candidati alla presidenza? Tra i favoriti, Nikos Anastasiadis, membro fondatore della Gioventù democratica, deputato dal 1981, leader politico del partito di centrodestra Disy. Una delle sue proposte riguarda la trasformazione della Guardia nazionale in un'organizzazione semi-professionale dell'esercito: in tal modo, solo una percentuale minima del Pil verrebbe investita nella Difesa, in favore di istruzione e agricoltura. Circa il problema dell'invasione turca è stato il più fervente sostenitore del piano Annan, anche se la grande maggioranza (61%) del suo partito votò contro. È sostenuto anche dal Partito democratico cipriota e dagli ambientalisti.

A sinistra Stavros Malas, figlio di Dennis, combattente e stretto collaboratore dell'arcivescovo Makarios, laureato a Londra in Genetica, già ministro della Salute: oggi candidato indipendente con l'appoggio di Akel, il Partito progressista del popolo lavoratore. Propone la riunificazione dei territori ciprioti, mentre in tema di lavoro si oppone ad austerità e prescrizioni neoliberali per difendere invece il settore pubblico, le cooperative, i diritti e le conquiste sindacali.

Iorgos Lillikas, fondatore assieme alla moglie Barbara della società Marketway (che ha lasciato nel 2003 quando è stato nominato ministro degli Esteri sotto il "democristiano" Papadopulos), oggi propone la salvaguardia del settore sanitario pubblico, il miglioramento della qualità dei servizi sanitari, riducendo i costi, e la creazione di un’agenzia assicurativa centrale. Per quanto riguarda la corruzione, propone invece l'estensione della responsabilità a chiunque gestisca il denaro pubblico. È sostenuto dal Movimento per la democrazia sociale Edek, una parte dei Verdi e dall’Evroko, il Partito europeo.

La leader dei Democratici uniti Praxoula Antoniadou, laureata alla London School of Economics, già direttrice della Banca centrale di Cipro, dove ha lavorato per 24 anni, afferma di voler portare il Paese a una rapida crescita economica, attraverso politiche mirate e trasparenti e sotto una stretta vigilanza. Già ministro del Commercio, dell'Industria e del Turismo, è riuscita a portare Cipro alla scoperta di giacimenti di gas.

Si candidano inoltre Makaria Stylianou, membro della Guardia nazionale come sottufficiale volontario, attualmente vicedirettrice della scuola elementare Aglantzia; Kostas Kiriakou, di professione contadino, famoso perché dal 1998 si presenta assiduamente a tutte le elezioni incassando sempre l’1% di preferenze; Andreas Efstratiou, che tenta per la terza volta la scalata alla presidenza; Lakis Ioannou, consulente per i diritti civili della Citizens Advice Bureau di Londra: suo obiettivo è affermare i diritti dei cittadini così come validi in tutta l'Unione europea, tentativo che lo ha portato a scontrarsi più volte con l'establishment.

Elezioni importanti, dunque, quelle che si terranno a Cipro, che travalicano la piccola realtà dell'isola e che avranno riverberi non trascurabili in Europa. Tanto che Angela Merkel l'11 gennaio scorso ha fatto visita, insieme ai vertici del suo partito, al conservatore Anastasiadis, sostenendone la candidatura.

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