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Berlino, 19/9/2011
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  • lettere internazionali

Berlino non è la Germania. Quello che succede a Berlino, però, non è senza conseguenze per la politica della Bundesrepublik. Berlino è un laboratorio dove si sperimentano nuove idee e anche, forse, nuove formule politiche. I risultati delle elezioni berlinesi sono a questo proposito significativi. Il partito di Angela Merkel non ha subito la settima sconfitta consecutiva (la sesta era stata la settimana prima nel Mecklenburgo-Pomerania anteriore). Anzi, ha incrementato i propri voti quasi del 2,1%, confermandosi secondo partito della città. Hanno perso voti invece i due partiti che erano al governo: la Spd (-2,5%) e il partito dei Linke (-1,7%), che ha la sua roccaforte nei quartieri della parte orientale. Governare logora, anche a Berlino. La riconferma del sindaco uscente, Klaus Wowereit, non dovrebbe però essere messa in discussione. I veri perdenti sono i liberali, al governo federale in coalizione con la Cdu, hanno perso il 5,8% riducendosi ad un misero 1,8%.
I socialdemocratici restano il primo partito della città (con il 28,3%), ma è incerto con chi potranno formare il governo della città. I Grünen, che qualche mese fa i sondaggi davano davanti ai socialdemocratici, hanno incrementato i consensi (+4,5%), ma sono restati molto al di sotto delle aspettative (raggiungendo solo il 17,6%): l’impegno di Renate Kuenast, candidatasi a sindaco di Berlino, è risultato perdente. Tuttavia potrebbero proprio essere i verdi i partner di Wowereit in un nuova (per Berlino) coalizione rot-gruen.

Il fatto veramente “nuovo” è il successo di un partito “nuovo” che si presentava per la prima volta al giudizio degli elettori per un governo locale, il Piraten Partei. Ha ottenuto l’8,9% di consensi. Chi sono i pirati? Difficile definirli. Prevalentemente giovani, sono il popolo della rete, si battono per la legalizzazione delle droghe leggere, per i diritti degli animali, per una visione “liberale” del diritto di famiglia, per una politica che corregga le disuguaglianze educative, per l’integrazione degli immigrati, ma anche per il rispetto e la tutela della diversità culturale, per la libertà di culto e l’abolizione del sostegno fiscale alle chiese ufficiali. Insomma, una “nuova sinistra”, un po’ liberale, un po’ libertaria, un po’ radicale. Una sinistra né post-marxista, né socialdemocratica, una sinistra senza memoria del passato, estremista e pragmatista nello stesso tempo. Per i pirati, i verdi sono già troppo integrati nel sistema. Un movimento più che un partito, un aggregazione più che un’organizzazione, la cui infrastruttura è la rete, tra facebook e twitter. Per ora però un fenomeno prevalentemente locale. Ma resterà tale?

Che indicazioni ci danno questi primi risultati dalla capitale? Per il governo locale la coalizione rot-rot è perdente. Riaffiora a livello locale la coalizione rot-gruen che aveva governato la Germania al tempo di Schröder. A livello federale, l’insuccesso dei liberali è da ricondursi al loro atteggiamento contrario ad ogni impegno europeo nel salvataggio della Grecia e dell’euro. La coalizione di Angela Merkel scricchiola, ma i socialdemocratici si sono già offerti di salvare la cancelliera prospettando una riedizione della coalizione schwarz-rot del primo governo Merkel.

Una cosa però appare chiara: Berlino dà segnali di cambiamento e nessun partito può più fondarsi su un elettorato fondamentalmente stabile. Si vota sempre meno per inerzia o per fedeltà ideologica e sempre più per una scelta di volta in volta rivedibile.

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