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Belfast, 28/6/2011
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  • lettere internazionali

Prima della pioggia. I recenti disordini in Irlanda del Nord rientrano sicuramente nelle tradizionali estati “calde” di questa turbolenta regione. Negli anni Settanta, quando il conflitto era giornaliero e di tutt’altra intensità, la polizia nordirlandese e l’esercito britannico non riuscivano a capacitarsi di come i disordini fossero indifferenti alla repressione esercitata nei loro confronti e allo stesso tempo sensibili a fronte delle piogge tipiche dell’isola che li interrompevano immediatamente. Quando poi le piogge terminavano, i disordini ricominciavano, come se non fossero mai smessi. Quindi non suona strano che un rappresentante delle istituzioni, durante queste sere di scontri sia apparso in televisione, e come un “vecchio capo indiano”, si sia augurato provvidenziali piogge capaci di interrompere i disordini che nessuno riusciva a tenere sotto controllo. Se le analisi meteorologiche sembrano stranamente utili, i disordini della scorsa settimana, che hanno coinvolto più di mille persone per tre sere con il lancio di pietre, molotov, smoke e paint bombs, fuochi d’artificio e alcuni colpi d’arma da fuoco, spiegano in larga parte l’odierna situazione socio-politica in Irlanda del Nord e la stessa storia del suo conflitto.

Centro dei disordini è stata la Lower Newtownards Road, strada che confina fra l’enclave nazionalista/repubblicana di Short Strand, dove abitano 3000 cattolici, e i quartieri politicamente lealisti nella parte Est di Belfast, dove la popolazione protestante maggioritaria raggiunge le 80000 unità. Questi sono luoghi pieni di storia nell’infinito conflitto settario della città. Fra il 1920 e il 1922 più di 500 persone morirono lungo queste strade nell’immediata divisione dell’isola d’Irlanda. Ancora negli anni Trenta altri scontri settari fra le rispettive classi operaie provocarono decine di morti. Ma quello che oggi sembra ancora vivo nella memoria di chi vive in questi luoghi è quello che avvenne nell’estate del 1970, quando 5 persone persero la vita: a fronte di violenti attacchi da parte dei paramilitari Lealisti l’allora nascente Provisional IRA posizionò alcuni suoi uomini armati sul campanile della chiesa cattolica di St. Matthew e, a colpi di fuoco, respinse prima i gruppi paramilitari lealisti e poi la polizia nordirlandese. Short Strand divenne quindi, negli anni a seguire, un simbolo della resistenza armata repubblicana. La stessa Provisional IRA costruì su quei primi scontri la propria legittimazione come gruppo armato che nasceva dal basso per la difesa della minoranza nazionalista in Irlanda del Nord. Oggi la situazione è completamente diversa, ma l’eco delle vicende di allora e l’importanza di luoghi altamente simbolici non fanno presagire nulla di buono per l’estate appena cominciata.

Le divisioni interne all’Ulster Volunteer Force (UVF), gruppo paramilitare lealista che si è macchiato di 425 omicidi durante gli ultimi quaranta anni, sembrano avere influito in maniera preponderante sulla scelta del comando locale di attaccare l’enclave di Short Strand la scorsa settimana. L’intenzione sarebbe quella di provocare una reazione armata da parte dei gruppi dissidenti repubblicani (RIRA, CIRA, ecc..), che potrebbe giustificare la sopravvivenza e legittimazione delle formazioni paramilitari lealiste medesime. Se queste sembrano le ragioni immediate dei recenti scontri, bisogna però ricordare fattori strutturali che ancora oggi permettono alle organizzazioni paramilitari lealiste di reclutare nuovi giovani nelle proprie file. La classe operaia protestante è quella che ha sofferto maggiormente dal relativo processo di de-industrializzazzione della regione, iniziato negli anni Cinquanta, e dai recenti accordi di pace del 1998 a livello economico, sociale, e politico. Essa risente alquanto per la mancanza di una voce politica che sappia rappresentare i propri interessi ed esprimere il suo forte malcontento. Il 12 luglio, giornata di massima tensione con le tradizionali marce orangiste-protestanti, “si spera che piova”.

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