Rivista il mulino

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Andrea Ruini, 06-09-2013, 16:47

Sono rimasto molto sorpreso leggendo un elogio così sperticato e acritico nei confronti di Edward Said, e della sua principale opera, quella sull'orientalismo. Per Said il termine "orientalismo" indicherebbe i diversi modi in cui la cultura europea, da Omero, Eschilo, Dante, fino agli studiosi del mondo arabo, ha cercato di conoscere e appropriarsi dell'Oriente, ricavandone una nozione, viziata di eurocentrismo, che identifica un "noi" europei in contrapposizione agli "altri" non europei, e che avrebbe ispirato e legittimato l’imperialismo e il colonialismo dell’Occidente. L’orientalismo sarebbe una sorta di proiezione occidentale sull’Oriente con la volontà di dominarlo, prima intellettualmente e poi anche materialmente. Se è certo importante affrontare il problema della interazione culturale provocata dall’espansione imperialista, il problema è però che Orientalismo contiene molte inesattezze, errori grossolani, fraintendimenti e assurdità, come gli esperti del settore hanno fatto notare. L’atto di accusa di Said contro l’orientalismo non è basato sui fatti, e appare come una versione di fantasia della storia e della cultura del passato. Said accusa Locke, Hume e Mill di aver sostenuto teorie razziste e di avere giustificato schiavismo e sfruttamento coloniale, e nel suo libro vengono diffamate intere generazioni di studiosi delle civiltà dell’Oriente, che hanno dedicato la vita alla comprensione e alla scoperta di civiltà nobili e antiche. La visione di Said appiattisce su una dimensione aridamente politica la ricchezza di un campo di ricerca animato invece da una genuina sete di conoscenza e da una positiva attrazione verso popoli e civiltà dell’Oriente. Orientalismo è un libro abbastanza divertente ma intellettualmente insignificante. La stessa critica si può fare nei confronti del volume Cultura e imperialismo, in cui Said esamina i legami per lo più impliciti che per lui esisterebbero tra la letteratura europea e l'imperialismo dell'Occidente. Di Cuore di tenebra di Conrad, Said dice che “è così efficace perché la sua estetica e i suoi principi politici sono, per così dire, imperialisti". E’ vero il contrario: per Conrad l’imperialismo equivale ad una volontà di devastazione e di morte, e l’intera civiltà europea e la sua storia sono uscite da un atto di “robbery and violence”, ne sono state il prodotto e ora lo ripropongono. A Said poi sfugge il sarcasmo con cui Marlow, protagonista di Cuore di tenebra,  dice che l’idea “redime” e l’efficienza “salva” il colonialismo. Jane Austen è accusata di fare in Mansfield Park una apologia del colonialismo. Ma nel libro della Austen il discorso sulle piantagioni coloniali è assolutamente marginale. Said condanna poi la mentalità imperialista di Dickens e l’ideologia reazionaria di Balzac. Anche l'Aida di Verdi sarebbe complice del progetto egemonico di vecchi e nuovi imperi. E’ evidente la debolezza della ricostruzione di Said, che arbitrariamente attribuisce significati ideologici impliciti ad opere che vengono interpretate in modo scorretto e isolate dal loro contesto. Said critica Camus per non aver inteso il carattere giusto e legittimo del moto di ribellione e di liberazione nazionale in Algeria. E’ vero che l’impegno pacifista di Camus per una equa soluzione del conflitto franco-algerino ha provocato molti equivoci, e che gli Algerini gli hanno rimproverato di non avere militato per l’indipendenza della loro nazione. Ma Camus ha sempre denunciato l’ingiustizia di cui erano vittime gli algerini e si augurava la fine del sistema coloniale. Per questo Camus resta una grande figura dell’anticolonialismo, nonostante la critica di Said.Nel saggio mi sarebbe piaciuto ritrovare considerazioni critiche di questo tipo. ma non le ho trovate. Peccato.