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La nota
A caccia di nuove idee
Francesco Vella, 09 marzo 2010
Il mese scorso i giornali italiani riportavano un articolo del
15 febbraio pubblicato dal sito inglese Open Democracy nel
quale, dopo un’ indagine tra 100 esperti inglesi di politica
italiana, si ponevano dieci domande al più grande
partito d’opposizione, il Pd, su come avrebbe gestito il
dopo-Berlusconi. Alcune erano rivolte al passato (ad esempio le
ragioni della mancata iniziativa sulla nota dolente del
conflitto d'interessi), ma quelle più importanti
riguardavano il futuro, i valori ai quali ispirare
l’azione politica, l’esistenza di una
“visione” e di un’idea di giustizia
sociale. L’ultima poneva, infine, il problema di un possibile
Obama italiano con il carisma adeguato per dare agli italiani il
senso di un reale cambiamento.
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Il principe e la democrazia
Bruno Simili, 22 febbraio 2010
Sanscemo: i detrattori lo chiamano così, il Festival
della canzone italiana. Fosse semplicemente un festival scemo,
basterebbe forse non seguirlo, ignorarne l’esistenza. E fare
altro. Del resto non sarebbe il primo programma scemo, né di
certo l’ultimo. Ma (s’è capito, a questo punto
il «ma» è d’obbligo) ora è
diventato ben più che Sanscemo. Con l’edizione che si
è appena conclusa si è assistito a una sorta di
trasfigurazione, che ne ha definitivamente modificato i
connotati.
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Le regionali in Italia e in Francia
Marc Lazar, 16 febbraio 2010
Il caso porta i francesi e gli italiani a votare per le
regionali quasi nello stesso momento. I primi, il 14 e il 21 marzo,
i secondi soltanto una settimana dopo. Certo, esistono differenze
notevoli. La Francia rinnoverà l'insieme dei 26 consigli
regionali del territorio metropolitano e dell'oltremare. In Italia,
sono interessate solo 13 regioni. Le modalità dello
scrutinio, nei due casi, associano elementi proporzionali e
maggioritari, ma secondo meccanismi differenti. Va poi ricordato
che in Italia il potere delle regioni è più forte
rispetto alla Francia.
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Una «veduta lunga» per Bologna
Bruno Simili, 09 febbraio 2010
Per parlare di quanto sta accadendo (e non sta accadendo) a
Bologna in questi giorni, siamo andati a trovare nella sua casa di
via Zamboni Guido Fanti. Fanti è molto più di un
ex sindaco comunista, anche se nella sua analisi, lucida e
netta, la grande esperienza politica e amministrativa emerge con
chiarezza. È stato sindaco dopo Dozza e prima di Zangheri, e
poi primo presidente della regione Emilia-Romagna. Ha lavorato a
lungo al Parlamento europeo, dove tra l’altro ha ricoperto il
ruolo di vicepresidente. E ancora oggi non solo segue con
attenzione la vita della sua città, ma si impegna in prima
persona per prospettare possibili soluzioni ai problemi.
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Quel comunismo bonario ed efficiente
Piero Ignazi, 01 febbraio 2010
Le dimissioni del sindaco di Bologna Flavio Delbono per
commistioni tra pubblico e privato e rimborsi spese per sé o
per la fidanzata-segretaria, hanno catapultato il capoluogo
emiliano all’onore delle prime pagine. Un onore amaro, per la
verità. Un tempo vetrina specchiata del “comunismo al
ragù”, efficiente e onesto, bonario e industrioso,
Bologna si trova oggi trascinata nel gorgo delle disinvolture
amministrative del suo primo cittadino. Come è potuto
accadere tutto questo, si chiedono in tanti, tra lo stupefatto e lo
sgomento? Non ci sono risposte univoche, ma non c’è
dubbio che Bologna sia vissuta sugli allori del passato per almeno
due decenni e forse anche più.
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