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Note
Il federalismo è morto?
Più d’uno, nelle scorse settimane, ha sostenuto la
fine del progetto federalista in Italia. Affermare che il processo
di costruzione del “federalismo fiscale” si sia
già arenato o stia comunque per arenarsi si fonda su due
ottimi motivi.
Il primo è di carattere economico-finanziario. Nella
zigzagante e un po’ imbarazzante costruzione delle diverse
versioni delle manovre finanziarie, questo governo ha tenuto sempre
un punto fermo. Scaricare il grosso delle riduzioni della spesa su
regioni ed enti locali. Il motivo attiene alla comunicazione
politica. Quando, progressivamente, se ne vedranno gli effetti (sui
servizi comunali, sul Welfare, sul trasporto pubblico locale)
l’ira dei cittadini si scaricherà sulle regioni e
sugli enti locali; non sarà semplice comunicare che
l’asilo è chiuso, o che le rette si impennano, per
decisione di Tremonti. Il costo di queste non proprio
coraggiosissime scelte rischia però di essere sensibile: la
costruzione di un diverso sistema di finanziamento dei livelli
periferici di governo per il futuro si scontra con l’assoluta
carenza di risorse per le funzioni di base per il presente.
Difficile fare patti chiari in questa situazione.
Il secondo è di carattere tutto politico. Come noto, in
Italia c’è un partito secessionista. Le sue proposte
sono fuori dal dettato costituzionale; ma, per le vicende politiche
nostrane, non solo quel partito fa parte pienamente del gioco
politico, ma è anche al governo; ed è anche quello
che ha in mano la partita del federalismo fiscale.
[...]
Le regole, l'etica e il Partito democratico
Strano destino,
quello del Partito democratico, al centro delle bufere giudiziarie.
Torna in scena il rapporto tra etica e politica, solamente che
questa volta coinvolge direttamente chi ha fatto della
“questione morale” e dell’”etica
pubblica” uno dei suoi valori fondanti. E lo ha fatto con
merito perché, in un contesto dove moralità,
trasparenza e correttezza dell’azione politica sono beni
notoriamente in disuso, si è dato da tempo regole interne e
principi di comportamento: la sospensione di Filippo Penati ne
è la testimonianza.
Ma è inutile nascondersi dietro il classico
dito, l’etica è qualcosa in più del semplice
rispetto della legge. In altri termini: l’accertamento della
responsabilità penale spetta alla magistratura e Penati ha
il pieno diritto a tutte le tutele previste dall’ordinamento,
con il rispetto che si deve a qualsiasi imputato che,
nell’ambito delle procedure, manifesta la propria innocenza.
Ma chi ricopre cariche politiche ha una forma di
responsabilità diversa che richiede, nella gestione del
potere, canoni di particolare rigore personale e di protezione
della reputazione del partito che si rappresenta. Sono canoni che
vanno scrutinati e verificati con attenzione prima e al di
là degli accertamenti giudiziari, anche perché quando
le ipotesi di reato emergono, la frittata, anche sul piano
mediatico, è ormai fatta.
[...]
La scuola prima di tutto
Conosciamo Ilvo Diamanti da molti anni. Oltre ad essere un
ottimo studioso e docente è, da tempo, un seguitissimo
opinionista. Per alcuni ha il difetto di scrivere su un giornale
che viene considerato di parte, “la Repubblica”. Ma,
accantonati questi giudizi, se lo si legge davvero ci si accorge
che come pochi altri sa mettere a nudo le caratteristiche (o per
meglio dire i difetti endemici) dell’Italia, della sua classe
dirigente e, spesso, degli italiani. Le sue “mappe” e
le “bussole”, per chi abbia la pazienza di consultarle
con un po’ di attenzione, servono a orientarsi meglio di un
gps.
Se uno studioso attento e autorevole che, cosa per nulla
scontata, tale è rimasto anche dopo la notorietà
avuta grazie all’attività pubblicistica, arriva a
scrivere un articolo
come quello pubblicato lo scorso primo settembre,
dev’esserci una ragione seria e grave. O forse più
d’una.
[...]
La grande confusione
Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il
governo in primis e, più generale, il ceto politico
(opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave
– è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci
tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani,
dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione,
la confusione appare regnare sovrana.
Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la
crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo,
si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili:
dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle
tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli
volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si
è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e
di smentite, all’interno della maggioranza e
all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre
più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i
redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…;
forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso
l’ultima trovata della Lega, la “tassa
sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo
delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna
infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata
evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al
contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili,
perché non le si è “tassate” prima ?
Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra
l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica,
ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il
futuro,
[...]
Un Paese senza memoria civile
Ogni nazione ha non solo i suoi luoghi della memoria ma anche le
sue date simbolo, i momenti nei quali si ricordano gli eventi che
hanno marcato la vita del Paese. Impossibile pensare alla Francia
senza ricordare il 14 luglio, data evocativa della Rivoluzione,
oppure agli Stati Uniti dimenticando il giorno del Ringraziamento.
Una comunità che si raccoglie e si riconosce unanimemente in
quei momenti esprime una forte coesione nazionale. Anche grazie
all’enfasi posta in quelle occasioni francesi e americani
“sanno” perché stanno insieme, sanno da quali
rami discendono. Sanno anche che cosa li ha divisi nel corso del
tempo (le lotte politiche nei cambi di regime tra francesi, la
guerra civile e la questione razziale tra gli americani), ma fanno
prevalere gli elementi di unità e di continuità. E
per rinsaldare questo sentimento di appartenenza comune servono le
celebrazioni solenni dei momenti alti della propria storia.
Il nostro Paese è giovane, è un “late
comer” in rapporto agli altri, e proprio per questo dovrebbe
aver grande cura degli aspetti simbolici legati alla sua breve
storia nazionale. L’allucinante dibattito
sull’opportunità o meno di celebrare il
centocinquantesimo anno dell’unità con una
festività ha invece dimostrato il contrario. Poi, invece e
per fortuna, le celebrazioni, anche al di là della
ricorrenza del 17 di marzo, sono state ben più calde e
partecipate di quanto non temessero tanti visi pallidi. E’
emerso un desiderio di identificazione di proporzioni inaspettate,
che ha trovato mille rivoli di espressione, senza peraltro
incontrare un interprete privilegiato.
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