Rivista il mulino

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Internationa letters
Boston, 13/7/2010
Leanne Kilroy Borghesi, July 13, 2010

Bulli d’Oltreoceano. L’autunno scorso la quindicenne Phoebe Prince si trasferisce insieme alla famiglia dall’Irlanda in una piccola e rispettabile cittadina nel pittoresco Western Massachusetts. Da poco arrivata nella sua nuova scuola, la South Hadley High School, Phoebe ha due brevi relazioni con ragazzi di qualche anno più grandi. Un piccolo gruppo di ragazze della stessa scuola, alcune delle quali anch'esse coinvolte sentimentalmente con i ragazzi in questione, decide di far scontare alla «freshman» Phoebe il suo comportamento disinvolto. Due volte la madre di Phoebe contatta l'amministrazione scolastica per lamentarsi degli abusi fisici e verbali subiti dalla figlia. Dopo mesi d’attacchi incessanti, affrontati dal personale scolastico in modo per lo più apatico, il 14 gennaio Phoebe torna a casa e si impicca. La notizia della morte di Phoebe Prince - con la rabbia che subito ne consegue - si sparge rapidamente. Le indagini si concludono con l’arresto di sei adolescenti, i due ragazzi suddetti e quattro ragazze, tutti accusati di svariati crimini, dallo stupro allo stalking. Lo Stato del Massachusetts ora sostiene che la maggior parte delle violenze ha avuto luogo all'interno della South Hadley High School – nei bagni, nelle aule, nei corridoi, nelle cantine, nella biblioteca, nell’auditorium – e persino lungo il tragitto che Phoebe percorreva ogni giorno per tornare a casa. Anche se la direzione scolastica smentisce di essere stata a conoscenza degli abusi sofferti da Phoebe, la procuratrice distrettuale del Massachusetts, il pubblico ministero Elizabeth Scheibel, ha dichiarato che il fatto era «di dominio pubblico» sia tra gli studenti che tra il corpo docente. Dopo la morte di Phoebe una delle accusate ha scritto sulla pagina creata su Facebook in sua memoria una sola, agghiacciante, parola: «compiuto».

Il 3 maggio scorso, il governo statale del Massachusetts ha passato all'unanimità una legge senza precedenti per sopprimere il bullismo. La legge, informalmente nota come «la legge di Phoebe», prescrive corsi di aggiornamento contro le violenze scolastiche rivolti a studenti e insegnanti e proibisce il bullismo e l’istigazione a esso dentro gli edifici scolastici, al telefono e sui network on-line come Twitter e Facebook. In base a questa legge gli insegnanti saranno obbligati a riferire alle autorità tutti i casi di bullismo, così come già sono tenuti a riportare i casi di violenza sui minori; i presidi delle scuole dovranno indagare su tutti i casi segnalati; i genitori dei ragazzi ritenuti parte lesa dovranno essere obbligatoriamente messi al corrente. «Il bullismo non e' un passaggio normale dell'età dello sviluppo», ha affermato il governatore Deval Patrick nel firmare la legge: «Gli abusi emotivi e fisici sono qualcosa di più di, come si suole dire, cose da ragazzi». Adesso i governi di altri stati americani stanno considerando misure analoghe per evitare altre tragedie simili a quella che ha toccato la giovane Phoebe e la sua famiglia. Le «hot line» istituite poco dopo il suicidio della ragazza vengono quotidianamente inondate di telefonate che descrivono violenze verbali e fisiche che si verificano ogni giorno tra adolescenti, a riprova che la legge del Massachusetts è un passo necessario, seppur tardivo, nella direzione giusta. A ogni buon conto, gli arresti dei giovani incriminati per i fatti che hanno portato al suicidio Prince e la dichiarazione di un legislatore del Massachusetts secondo cui, d'ora in poi, «gli studenti saranno responsabili dei loro comportamenti», sollevano un'ulteriore domanda: ora che le responsabilità dei ragazzi sono state stabilite, non sarebbe il caso di fare lo stesso per gli adulti, vale a dire per gli insegnanti e per il personale scolastico coinvolti nel caso?

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