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EMILIA-ROMAGNA
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Marco Valbruzzi, 03 February 2020

Ogni elezione, soprattutto se combattuta fino all’ultimo voto, ha bisogno di un po’ di tempo per essere compresa nel suo significato storico e analitico più profondo. E questo vale anche per il recente voto emiliano-romagnolo, presentato come l’Armageddon definitivo della politica italiana. A una settimana di distanza si può ragionare a mente un po’ più fredda sull’esito, provando a individuarne gli aspetti o le lezioni più interessanti. Ne ho individuati quattro e provo a svilupparli in ordine.

1) Sardine über alles. Tra i tanti fattori che possono essere richiamati per spiegare il risultato del voto (cioè: la vittoria di Bonaccini o, se preferite, la sconfitta di Salvini) – tra cui rientrano la strategia molto local del centrosinistra, il “peso” del buongoverno regionale, la personalizzazione straripante del leader della Lega – ce n’è uno che conta più degli altri. O, meglio, che contribuisce a spiegare anche agli altri. Senza troppi giri di parole, queste elezioni sono state vinte dalle “sardine”: un gruppo di giovani bolognesi che, in maniera spontanea e coraggiosa, ha preso Salvini in contropiede, “spiazzandolo” (letteralmente) sul suo campo da gioco preferito, quello del consenso popolare nelle piazze italiane. Il tutto, peraltro, condito da un pizzico di organizzazione social: una beffa per la Bestia del “capitano”.

Le sardine hanno vinto queste elezioni per due ragioni distinte, ma strettamente collegate tra loro. Innanzitutto, hanno impedito che la radicalizzazione polarizzante della campagna del centrodestra a traino sovranista producesse quello che abbiamo osservato praticamente in tutte le ultime consultazioni regionali, cioè una mobilitazione elettorale fortemente asimmetrica che avvantaggia lo schieramento di Salvini e deprime quello di centrosinistra. Le sardine hanno messo un freno a questa spirale, innescando una contromobilitazione di segno uguale e contrario che ha finito per riscaldare una campagna iniziata in “sordina” nell’area del Pd e per convincere molti elettori del centrosinistra che quello emiliano non era un voto qualunque, ma era diventato una questione di principi e di valori. E, dunque, che fosse necessario prendersi la briga di andare alle urne e fare una scelta di campo. 

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Dopo le regionali di domenica: i possibili riflessi su scala nazionale
Paolo Pombeni, 28 January 2020

Ci sono molti modi per guardare a quanto è accaduto con il voto di domenica. I due più chiari sono chiedersi chi ha vinto e chi ha perso, ovviamente in prospettiva lunga (sull’immediato i dati sono evidenti) e domandarsi se ed eventualmente quali ricadute avrà quel voto sul governo Conte 2. Conviene però provare a inserire tutto in un quadro più vasto.

Una prima considerazione è che abbiamo visto un Paese spaccato in due da più punti di vista.

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Le elezioni in Emilia-Romagna
Bruno Simili, 27 January 2020

Il primo treno della mattina lascia Vignola poco dopo le sei. Lungo il tragitto si ferma sedici volte e raccoglie via via chi pendola sul capoluogo, a cominciare dagli studenti e da chi a Bologna lavora. C’è una corsa ogni ora, più qualcun’altra a inizio giornata. Idem al ritorno, quando l’ultimo treno se ne va dalla Stazione centrale alle venti e diciotto. Per i ritardatari, un bus parte un’ora dopo, ma è l’ultima possibilità per tornare a casa. È sempre pieno, per lo più di immigrati che rientrano dopo una giornata di lavoro: dall’edilizia e dai servizi, badanti, infermiere; e venditori con il saccone ancora pieno di mercanzia. Un treno analogo copre l’asse che ripercorre quello della ottocentesca ferrovia Bologna-Portomaggiore verso la provincia di Ferrara: attraversa Budrio, il paesone della bassa immersa nella nebbia che cerca di togliersi di dosso la cronaca nera di Igor e il ricordo della recente alluvione. Poi c’è la Porrettana, vecchia di oltre un secolo e mezzo, che corre lungo un percorso di grande bellezza sino a Pistoia attraversando Porretta Terme. I piccoli convogli, gestiti da Trenitalia, sono più scalcagnati, e non è raro che vengano soppressi all’ultimo istante. Così tocca aspettare anche un’ora prima che arrivi il successivo. La maggior parte delle corse la domenica non c’è, tanto dei treni quanto dei bus, e per gli adolescenti che vogliono farsi un giro in città o nei centri commerciali della cintura spesso l’unica alternativa è farsi accompagnare in auto dai genitori.

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Anna Bosco, Francesco Ramella, 16 December 2019

Esiste ancora il "modello" dell’Emilia-Romagna? A giudicare dallo stato di apprensione con cui, a sinistra, si discute delle prossime elezioni regionali si direbbe proprio di no. Soprattutto dopo la sconfitta subita alle elezioni europee. Ma cos’era quello che Togliatti definì il laboratorio emiliano? Un modello di sviluppo, innanzitutto: che teneva insieme crescita economica e politiche sociali avanzate; dinamismo di mercato e regolazione pubblica; benessere privato e democratizzazione.

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Dal numero 5/19
Roberto Balzani, 07 November 2019

Le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna assumono, per unanime convinzione degli osservatori, il valore di un test emblematico sia per le trasformazioni in atto nella periferia italiana, sia per la tenuta del governo. L’Emilia-Romagna, infatti, appartiene, con la Toscana e l’Umbria, a quel blocco di regioni italiane che, dal 1970, sono state guidate senza soluzione di continuità da esponenti della sinistra e poi del centrosinistra, finendo per costituire il cuore della subcultura politica «rossa».

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