Rivista il mulino

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OPINIONE PUBBLICA
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Bruno Simili, 17 May 2019

Di scuola si parla poco, pochissimo. Non lo si è fatto in campagna elettorale e non lo si sta facendo neppure in questo primo scorcio di legislatura. La cosiddetta “buona scuola” di Renzi, se non altro, ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione sul nostro sistema formativo, pieno di falle e di problemi di lungo periodo.

Ma a colmare questo vuoto nel dibattito pubblico ci pensano, come sempre, i social,

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Asher Daniel Colombo, 07 May 2018

Nel 1976 in una piccola comunità del New Jersey, dopo uno sciagurato cocktail di Valium e alcolici assunti nel corso di una festa, una giovane ragazza viene trovata priva di sensi e di segni vitali

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Paola Govoni, 19 March 2018

L’annuncio della morte di Stephen Hawking ha fatto il giro del mondo in pochi secondi e anche i media italiani hanno avuto reazioni pavloviane. Per una volta giustificate: Hawking è stato uno dei grandi fisici dell’ultimo secolo.

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Massimiano Bucchi, Giuseppe A. Veltri, 21 December 2017

Il dibattito italiano sulle cosiddette fake news rischia di confondere e mescolare insieme due temi estremamente diversi. Il primo è quello delle notizie inventate o deformate per motivi commerciali e di propaganda. Non si tratta certamente di un fenomeno nato con Internet; tuttavia è chiaro che rispetto al passato, in cui la propaganda era appannaggio di pochi soggetti e istituzioni politiche, gli strumenti digitali, la scala e la diffusione sono cambiati in modo significativo.

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Valeria Ottonelli, 27 November 2017

Si è accesa in questi giorni anche in Italia la polemica sulle fake news diffuse in Rete e sui social media, e su quanto sia importante la loro influenza sulla politica e sugli esiti elettorali. La questione ha attraversato e scosso diverse democrazie occidentali negli ultimi tempi. È stata ed è ancora dibattuta negli Stati Uniti dopo le ultime elezioni presidenziali, è stata sollevata in Gran Bretagna nel dopo-Brexit e in occasione dell’ultima tornata elettorale, è emersa di recente in Spagna dopo gli incresciosi fatti catalani. In tutti questi casi la preoccupazione esplicita è che la Rete e i social siano campo di manovra per speculazioni mediatiche che diffondono ad arte, e con tecniche sempre più raffinate, notizie false mirate a influenzare pesantemente l’orientamento e i sentimenti del pubblico democratico, condizionando così l’esito delle consultazioni elettorali e il clima politico e sociale dei Paesi colpiti. L’effetto delle fake news, infatti, non sarebbe solo quello di influenzare il voto, ma anche di fomentare l’odio e il conflitto sociale, portando a una destabilizzazione del sistema politico. Su tutti questi sospetti aleggia l’ombra dei “russi”, e della loro pluridecennale tradizione di disinformatzia come tecnica di sfiancamento delle democrazie occidentali.

In realtà, a ben vedere, per spiegare le fake news non ci sarebbe bisogno di alcun complotto del governo russo, dal momento che a quanto pare si tratta di un’industria decisamente redditizia, nella quale peraltro giocare fuori casa può essere più remunerativo e sicuro che farlo nel proprio Paese. Ma questo, in un certo senso, rende il problema solo più preoccupante e spinoso.

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