Rivista il mulino

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ETICA
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Qualche spunto di riflessione dopo l’emergenza
Corrado Del Bò, 11 May 2020

Nella fase più acuta della pandemia da Covid-19 si è palesato un problema – che ora sembra per fortuna risolto – di scarsità di posti letto in terapia intensiva a seguito del simultaneo ammalarsi di grandi quantità di persone

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Alcuni fraintendimenti delle “raccomandazioni” Siaarti ai tempi del Covid-19
Francesco Ferraro , 06 May 2020

Nelle prime settimane dell’emergenza Covid-19 in Italia ha suscitato scalpore e polemiche la pubblicazione, da parte della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti),

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Fabio Corbisiero, 02 November 2017

Farsi un selfie sulla tomba di Jim Morrison nel cimitero parigino di Père-Lachaise è fuori luogo? Recarsi in Thailandia per guardare le «donne giraffa» è deprecabile? Scegliere una meta per turismo sessuale è immorale? Sono solo alcuni degli interrogativi morali che Corrado Del Bò ci propone attraverso la lettura del suo libro Etica del turismo. Responsabilità, sostenibilità, equità (Carocci, 2017).

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Roberto Escobar, 05 December 2011

Accade ogni tanto che un uomo o una donna noti si uccidano, e che molti se ne scandalizzino, nel senso etimologico del verbo. Uno skàndalon, un inciampo dell’opinione pubblica, è stata la morte che Lucio Magri si è dato in una clinica svizzera, assistito da un medico. Un tale inciampo fu un anno fa anche il gesto di Mario Monicelli, che salì all’ultimo piano di un ospedale, si arrampicò a fatica – lui novantacinquenne – sul bordo di una finestra, e si gettò di sotto. Non fossero stati famosi, per loro non ci sarebbe stato rumore mediatico. Certo qualcuno o molti avrebbero sofferto, o avrebbero provato rancore, e forse anche – perché no? – simpatia. Così reagiamo di fronte al suicidio: coinvolgendo noi stessi in quel gesto ultimo, sia che lo si rifiuti con rabbia, sia che lo si accolga con pietà. Invece, non (solo) di coinvolgimento si è trattato, ma (anche) di scandalo per Monicelli e per Magri. E per questo ancor più che per quello. Chissà, forse c’è chi non perdona loro, uomini pubblici, di rendere dolorosamente evidente la più radicale e privata delle questioni: di chi è la mia morte?

A leggere i commenti seguiti al suicidio del fondatore del «manifesto» sembra che proprio la sua privatezza non sia stata rispettata. Contro ogni pur formale pietà, qualcuno si è cimentato in un funereo narcisismo: io avrei fatto, io non avrei fatto…

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Francesco Vella, 12 September 2011

Strano destino, quello del Partito democratico, al centro delle bufere giudiziarie. Torna in scena il rapporto tra etica e politica, solamente che questa volta coinvolge direttamente chi ha fatto della “questione morale” e dell’”etica pubblica” uno dei suoi valori fondanti. E lo ha fatto con merito perché, in un contesto dove moralità, trasparenza e correttezza dell’azione politica sono beni notoriamente in disuso, si è dato da tempo regole interne e principi di comportamento: la sospensione di Filippo Penati ne è la testimonianza.

Ma è inutile nascondersi dietro il classico dito, l’etica è qualcosa in più del semplice rispetto della legge. In altri termini: l’accertamento della responsabilità penale spetta alla magistratura e Penati ha il pieno diritto a tutte le tutele previste dall’ordinamento, con il rispetto che si deve a qualsiasi imputato che, nell’ambito delle procedure, manifesta la propria innocenza. Ma chi ricopre cariche politiche ha una forma di responsabilità diversa che richiede, nella gestione del potere, canoni di particolare rigore personale e di protezione della reputazione del partito che si rappresenta. Sono canoni che vanno scrutinati e verificati con attenzione prima e al di là degli accertamenti giudiziari, anche perché quando le ipotesi di reato emergono, la frittata, anche sul piano mediatico, è ormai fatta.

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