Rivista il mulino

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FISCO
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Cominciare dalle famiglie numerose e più povere
Silvia Giannini, 11 October 2010

La riforma fiscale è uno dei cinque punti su cui il presidente del Consiglio ha recentemente chiesto la fiducia in Parlamento ed è tra le priorità indicate nel confronto sulla crescita avviato fra le parti sociali la scorsa settimana. C’è da augurarsi che sia la volta buona, perché di tanto in tanto, come un fiume carsico, il tema del fisco riappare nell’agenda politica, con tanto di  annunci e promesse di un’ampia consultazione nel Paese, salvo poi scomparire subito dopo.
Nella pratica, fino ad ora da parte del governo non sono venute proposte. Quelle poche che man mano sono emerse sono deludenti: a partire dalla cedolare sugli affitti, che premia i proprietari di immobili, o dalla detassazione di alcune componenti del salario, tra cui i premi di risultato e il lavoro notturno, che rischia di segmentare i lavoratori ed erode ulteriormente la base imponibile dell’Irpef, più che stimolare la crescita della produttività. Oltre a interventi sporadici e discutibili di questo tipo, altri si presentano di difficile o impossibile attuazione, ad esempio la riduzione dell’Irap, con onere a carico delle Regioni (a cui intanto si tagliano i fondi), o il tentativo di attrarre le multinazionali a investire nel nostro Paese consentendo loro di adottare il sistema tributario che preferiscono (tra quelli vigenti in uno dei 27 Paesi dell'Unione europea).

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Silvia Giannini, 31 May 2010

Dopo una settimana di ipotesi, voci, smentite e “conti in tasca” sembra che il governo abbia alla fine deciso le misure per affrontare l’emergenza conti pubblici. Il testo definitivo del decreto ancora non è noto, ma a quanto si sa consente  comunque  qualche primo  commento.
Che vi fosse  bisogno di intervenire per correggere i conti pubblici è certo, e anzi meravigliavano certi ottimistici commenti, reiterati, fino a poco tempo fa, dal nostro premier. Era sufficiente leggere i programmi di stabilità per la Commissione europea o la Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica (ma chi conosce questi documenti, oltre ai pochi addetti ai lavori?) per sapere che il governo si era già impegnato,

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Roberto Escobar, 24 May 2010

In questi giorni c’è chi si sta facendo e rifacendo i conti in tasca. I dirigenti statali, per esempio, e poi i magistrati e i professori universitari. Pare, sembra, si dice… Anzi è certo, se nel frattempo non è stato smentito. Per farla breve: chi tra di loro guadagna più di 80.000 euro lordi l’anno, dovrà lasciare allo stato il 10 per cento della parte eccedente. Se provano a piangersi addosso, pensino non ai milioni di concussi e concussori, corrotti e corruttori, evasi ed evasori, ma ai milioni di disoccupati, mai stati occupati, quasi occupati, male occupati e lì lì per non essere più occupati, che di “eccedente” hanno solo il rosso del conto in banca. Anzi, che spesso non ce l’hanno neppure, un conto, e tanto meno una banca. E poi, annuncia maschio il Calderoli, anche i parlamentari parteciperanno allo sforzo “greco” caldeggiato dal Tremonti. Lo faranno (forse) con un 5 per cento del loro compenso, non si sa bene come conteggiato. Vien da compiangerli. Ma tant’è. Devono dare il buon esempio (e non molto di più).

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Silvia Giannini, 25 January 2010

Recentemente si è assistito all’ennesima falsa partenza della riforma fiscale del centrodestra. La terza in 15 anni. La prima volta, va riconosciuto, non era colpa del governo: nell’estate 1994, il già allora ministro Tremonti, subito dopo la vittoria elettorale del centro-destra, aveva iniziato a lavorare alla riforma fiscale. Ma nel dicembre 1994, dopo solo sei mesi circa dal suo insediamento, il governo cadeva e i progetti riformisti del ministro passavano alla cronaca come Libro Bianco allegato al "Sole-24 Ore" (19.12.1994). Nel 2001, subito dopo avere riconquistato la maggioranza, il governo Berlusconi ci riprova.

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Silvia Giannini, 30 November 2009

Due proposte sono state recentemente avanzate (meglio: rispolverate) dalla maggioranza di governo per contrastare l’evasione: sostituire all’Irpef una cedolare secca del 20-25% sugli affitti; associare agli scontrini fiscali una lotteria. Entrambe le proposte sembrano godere di elevata popolarità.

Nel primo caso, almeno apparentemente, nessuno sembra perderci, mentre alcuni sicuramente ci guadagnerebbero. I proprietari di immobili fedeli al fisco, che già pagano aliquote Irpef che vanno dal 23 al 43 per cento, avrebbero tutti o quasi un risparmio di imposta (dipende dalla misura della cedolare), ma il risparmio sarebbe tanto maggiore quanto più essi sono facoltosi, e dunque assoggettati ad Irpef più elevata.

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