Rivista il mulino

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ESTREMA DESTRA
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Dopo il voto europeo: non contano solo i risultati elettorali
Mattia Zulianello, 03 June 2019

In vista delle elezioni europee del 2019 numerosi osservatori e giornalisti hanno speso fiumi d’inchiostro prospettando una inarrestabile ascesa elettorale dei partiti della destra populista. Tuttavia, appena i primi risultati elettorali hanno cominciato ad essere diffusi, i medesimi osservatori e giornalisti si sono affrettati a sancire “l’arginamento” dei populisti. A tal proposito,

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Pietro Castelli Gattinara, Caterina Froio, Tommaso Vitale, 09 May 2019

Pur non condividendo quello che fa, come lo fa e gli obiettivi che ha, molti accettano passivamente l’idea che l’estrema destra dia voce al disagio delle periferie italiane. Intorno a questa interpretazione si coagulano molti dei discorsi su CasaPound, anche nella sinistra più critica e radicale.

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A proposito degli attacchi a un libro di ricerca su un partito italiano
Gianluca Passarelli, Dario Tuorto , 11 April 2019

La Lega di Salvini. Estrema destra di governo è stato pubblicato nel settembre del 2018: non si tratta di un instant book, ossia di un volume che abbiamo scritto in occasione delle elezioni politiche del 2018, né di un saggio scritto seguendo l’onda del voto leghista. Il volume, frutto di una ricerca pluriennale, sostiene tre tesi:

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Dall’estate del 1980, passando per quella del 1991, sino ad oggi: Antigone delle città, Antigone del mare
Elena Pirazzoli, 30 July 2018

Non lo sapevamo, ma le macerie della stazione di Bologna erano ancora in città, insepolte.

Nel quadro del processo all’ex componente dei Nar Gilberto Cavallini, è emerso come questi materiali siano rimasti per quasi quarant’anni accumulati nel cortile di una caserma

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Dopo il voto tedesco il cammino dell’Unione si fa sempre più tortuoso
Mario Ricciardi, 25 September 2017

L’avevano descritta come «l’elezione più noiosa del mondo». Già questo avrebbe dovuto metterci sull’avviso. Da qualche tempo, infatti, le Moire si divertono a spiazzare il senso comune con risultati elettorali che sono stati di volta in volta descritti come «impossibili», «impensabili», «irrazionali» o «folli». Non si può affermare che il successo elettorale della AfD nelle elezioni per il rinnovo del Bundestag sia paragonabile alla vittoria del «sì» al referendum per la Brexit, o a quella di Donald Trump nelle presidenziali statunitensi. Non c’è dubbio, tuttavia, che l’ingresso di 94 parlamentari di una forza politica di destra, nazionalista, che mette in discussione i dogmi su cui si è costruita l’identità politica della Germania nel secondo dopoguerra, potrebbe avere conseguenze storiche. Certo, la Cdu-Csu rimane il primo partito, ma perde 65 seggi, scendendo al 33% dei consensi, suo peggior risultato di sempre. Mai così male anche la Spd, la socialdemocrazia tedesca, che perde 40 seggi, scendendo a un livello di consenso che non ha paragoni nella storia recente del partito, ed evoca per la più grande forza della sinistra tedesca i momenti drammatici degli anni precedenti all’ultima guerra.

Uno smottamento così importante avrà certamente conseguenze significative negli equilibri politici tedeschi. Un primo segnale di turbolenza c’è stato già nelle prime ore con l’annuncio, da parte del candidato socialdemocratico alla cancelleria Martin Schulz, che il suo partito non prenderà più parte a una grande coalizione guidata da Angela Merkel. Possiamo immaginare che, a caldo, abbia prevalso tra i dirigenti l’opinione per cui il calo dei consensi della Spd sia dovuto essenzialmente al fatto che il partito sarebbe apparso al proprio elettorato di riferimento come troppo appiattito sulle posizioni politiche, e in particolare sulla linea economica, dei cristianodemocratici. Se questa lettura del voto si affermasse, potrebbe condurre a un ripensamento della piattaforma programmatica del partito, e forse anche all’apertura di un rapporto di collaborazione con la sinistra radicale della Linke, che in questa elezione ha guadagnato consensi (5 seggi in più rispetto alla precedente legislatura). Anche in Germania, quindi, potrebbe esserci un fenomeno paragonabile a quello cui abbiamo assistito nel Regno Unito: un partito della sinistra storica spinto da una serie di sconfitte elettorali a rimettere in discussione gli orientamenti degli ultimi decenni per avviarsi verso posizioni più radicali.

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