Rivista il mulino

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TERRITORIO
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L’Italia che non ci sta. Viaggio in un Paese diverso
Bruno Simili, 26 July 2019

Lo strumento utilizzato dai geologi per monitorare i movimenti del sottosuolo è il più delle volte associato alla paura: quando un sismografo registra una serie di valori più elevati della media c’è da stare in guardia, perché potrebbe trattarsi di avvertimenti che preannunciano disastri.

Di questo tipo di sismografi nell’ultimo libro di Francesco Erbani non si parla esplicitamente, per quanto il terremoto e le sue conseguenze siano ben presenti nel racconto di un’Italia che, altrove, vedremmo definita per sbaglio come “minore”.

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Una sanatoria senza precedenti
Edoardo Zanchini, 16 October 2018

La scelta del governo di proporre un nuovo condono edilizio per l'isola di Ischia ha una dimensione che travalica i pur incredibili aspetti ambientali. Mentre nelle scorse settimane l'attenzione sul cosiddetto “Decreto Genova” si concentrava sul nome del commissario che doveva occuparsi della ricostruzione del Ponte Morandi

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Cartolina da Castelluccio
Franco Ferroni, 09 May 2018

L’Appennino ha bisogno di centri commerciali? La domanda, di per sé provocatoria, potrebbe ricevere una risposta differente (la nostra sarebbe “no, non ne ha bisogno”) se si precisasse che stiamo parlando dell’Appennino i cui centri sociali ed economici sono stati distrutti e disgregati dal terremoto?

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Bruno Simili, 19 March 2018

Il terremoto che ha colpito il centro Italia nel 2016 – il 24 agosto prima, poi di nuovo il 26 e il 30 ottobre, con quella che la gente del posto ha battezzato “la botta grossa”, e di nuovo a gennaio del 2017 – ha ancora una volta evidenziato i chiaroscuri che ormai segnano l’Italia da decenni.

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Enrica Morlicchio, 04 September 2017

“Mi vuoi bene?”, l’invocazione di soccorso – che è allo stesso tempo mozione degli affetti – rivolta dal bambino di Ischia finito sotto le macerie del sisma del 22 agosto scorso ai vigili del fuoco che tentavano di tirarlo fuori da quella trappola di cemento stride con gli insulti razzisti che, in quegli stessi drammatici istanti, sono apparsi in Rete. Eccone un campionario: “Bene terremoto a Ischia. Aspettiamo con ansia il risveglio del Vesuvio. Pensiero del 90% degli italiani”; “Speravamo nel Vesuvio ma il terremoto va bene lo stesso”; “Terremoto a Ischia… dove mangiano 40 kg di carne di coniglio pro-capite l’anno, direi che è Karma…”.  

Purtroppo non si tratta di episodi isolati. Anche in occasione del crollo della palazzina di Torre Annunziata avvenuta qualche mese addietro, che causò la morte tra gli altri di due bambini, la gravità dell’evento e la generosità dei soccorritori e della gente comune (che faceva la spola portando panini, sigarette, caffè e ogni altro genere di conforto) non hanno impedito di rispolverare slogan razzisti nei confronti delle vittime. In entrambe le circostanze si sono chiamati in causa l’abusivismo e l’assenza di controlli, non tanto per denunciare che in molti comuni del Sud l’edilizia pubblica è una voce di bilancio quasi inesistente, quanto per giungere alla conclusione che in fondo questi corrotti di meridionali se la sono andata a cercare.

Qui non intendo affrontare il tema, oggi “caldo”, dell’opportunità o meno di mettere sullo stesso piano l’abusivismo di sussistenza, basato sull’autocostruzione e l’utilizzo di materiali di scarto per necessità, gli abusi edilizi del ceto medio e le grandi speculazioni edilizie che recano gravi danni all’ambiente, alla sicurezza pubblica e all’estetica del paesaggio.

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