Rivista il mulino

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REFERENDUM TRIVELLE
Mario Ricciardi, 18 April 2016

Cominciamo dalla fine. Intorno alle 21.30 la sede elettorale di via Solferino dove dovrei votare è quasi deserta. Chiedo al personale di servizio da che parte devo andare per il mio seggio. Mi indicano un corridoio in penombra. Lo percorro fino alla fine ed entro nell’aula, dove la presidente mi accoglie con un sorriso, e mi indica lo scrutatore che deve registrarmi. Sta guardando il cellulare, forse chatta con la fidanzata, perché quando lo appoggia sul banco mi sembra di vedere un profilo femminile sul display, ma è solo un attimo. Matita, cabina numero due, entro, barro, ritiro i documenti e sono fuori. In tutto non credo di averci messo più di dieci minuti. Rientrando a casa percorro strade ancora piene della folla festosa del salone del design, che si chiude stasera. Istintivamente vorrei tirarmi su il bavero dell’impermeabile – ma indosso solo una giacca, fa caldo stasera a Milano – per non farmi notare troppo. Che sia questo il motivo per cui ho tergiversato fino a quest’ora prima di votare? Mi ero detto che volevo seguire prima il telegiornale, ma forse ho esagerato. Può darsi che fossi consapevole di avere intenzione di fare qualcosa di inappropriato. Mi tornano alla mente le parole del presidente del Consiglio che liquidava il referendum come “una bufala”.

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Dopo le intercettazioni che hanno portato le dimissioni della ministra Guidi il voto del 17 aprile è sempre più importante
Bruno Simili, 01 April 2016

Negli ultimi giorni si è cominciato a parlare del referendum che ci chiamerà alle urne il prossimo 17 aprile.

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Arturo Lorenzoni , 14 March 2016

Con un referendum ad hoc, il 17 aprile, siamo invitati a esprimere il nostro parere sull’apertura dello spazio marittimo alla ricerca ed estrazione di idrocarburi. La stampa

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In tempi magrissimi per la partecipazione elettorale, conviene ricordarsi anche dei referendum abrogativi
Bruno Simili, 14 March 2016

Era il 9 giugno del 1991 quando più di 29 milioni di italiani si recarono alle urne per esprimere il loro parere sulla preferenza unica. Il 62,6% degli aventi diritto, che resero valido il referendum. Per l’allora leader Bettino Craxi, che aveva capeggiato la campagna astensionista invitando tutti ad «andare al mare», fu l’inizio della fine. Allora Craxi, forse non del tutto consapevolmente, trasformò il referendum sulla preferenza unica in un referendum su se stesso. Oggi Renzi, del tutto consapevolmente, ha reso il referendum costituzionale che (senza quorum) ci chiamerà alle urne, prevedibilmente in autunno, un referendum su se stesso e sulla sopravvivenza del suo governo.

Prima del prossimo autunno, però – molto prima, il 17 aprile – avrà luogo un altro referendum. Non costituzionale ma abrogativo. Sarà dunque necessario raggiungere il quorum previsto dall’articolo 75 della nostra Costituzione («La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi»).

Il referendum del 17 aprile si terrà poiché la Corte costituzionale ha ammesso la richiesta espressa da nove regioni italiane (dieci in origine, ma all’ultimo l’Abruzzo guidato dal renzianissimo Luciano D’Alfonso si è tirato indietro). Il quesito referendario è il seguente: «Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?». La questione riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non tocca invece né quelle sulla terraferma, né quelle in mare a una distanza superiore. 

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A proposito di politiche energetiche e di ossimori governativi
Bruno Simili, 18 January 2016

Non se n’è parlato molto. Ma il 30 settembre scorso dieci regioni italiane hanno depositato in Cassazione sei proposte di referendum. La metà delle regioni italiane, dunque: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

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