Rivista il mulino

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SOCIETÀ
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Paolo Perulli, 24 January 2019

La discussione sul tema è in corso in tutte le democrazie, con Inghilterra e Francia osservate speciali, Italia alla prova di un inedito esperimento populista. Serve riflettere, con una giusta presa di distanza.

«Elite» e «gente» sono le categorie usate, ad esempio, da Alessandro Baricco nel suo articolo (“la Repubblica”, 11 gennaio) che vuole discuterne il ruolo e prospettare una via d’uscita dall’attuale impasse. Ma ritengo in modo sbagliato.

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Enrica Morlicchio, Enrico Pugliese, 24 January 2019

Il lavoro di Erik Olin Wright, già presidente dell’American Sociological Association e Vilas Distinguished Professor of Sociology presso l’Università del Wisconsin-Madison, si è concentrato principalmente sulla definizione e sulla rilevanza del concetto di classe sociale in una prospettiva neomarxista. 

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Che donne e uomini vogliamo diventare? Stereotipi e violenza di genere si nutrono delle stesse rappresentazioni mediali
Sveva Magaraggia, 14 June 2018

Le rappresentazioni dei fenomeni sociali sono da considerarsi di primaria importanza, poiché danno forma alla nostra percezione della realtà, costituiscono il referente delle nostre esperienze soggettive. Sono il contesto in cui elaboriamo la costruzione simbolica e valoriale del nostro mondo sociale

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Gianfranco Viesti, 21 December 2017

La società del Mezzogiorno, in misura ancora maggiore che nel resto d’Italia e negli altri Paesi europei, è attraversata da preoccupazioni e paure. Sono frutto della lunghissima crisi economica, i cui effetti sono ancora sensibili anche dopo un biennio di ripresa; dell’aggravarsi delle disuguaglianze fra i cittadini, dello “scivolamento verso il basso” delle classi medie, del consolidarsi di aree di sofferenza sociale.

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Luisa Leonini, 06 November 2017

Pochi giorni fa gli avvocati di Facebook, Twitter e Google sono stati interrogati dal Senato degli Stati Uniti per spiegare come abbiano potuto non accorgersi della presenza sulle loro piattaforme di propaganda politica occulta. Quella, in particolare, che sembra essere stata finanziata da account russi durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016 che, giusto un anno fa, ha portato alla vittoria di Donald Trump.

Un nuovo capitolo del cosiddetto «Russiagate» si è così aperto. Facebook, infatti, avrebbe ricavato una cifra superiore ai 100.000 dollari dalla vendita di spazi pubblicitari ad account fake legati a server russi. Il periodo interessato è quello che va dalla discesa in campo di Trump (maggio 2015) al maggio di quest’anno. Gli account coinvolti avrebbero pubblicato post che, pur non riferendosi in maniera esplicita al voto, trattavano, orientando l’opinione del lettore, contenuti oggetto della campagna elettorale: omofobia, xenofobia e politiche migratorie, diritto a possedere armi per difendersi da sé.

Stando a quanto pubblicato dal “New York Times”, oltre 3.000 spazi pubblicitari sulle bacheche degli utenti di Facebook sarebbero stati acquistati da account fake legati alla Russia, raggiungendo 126 milioni di utenti del social di Mark Zuckerberg. A questi andrebbero aggiunti oltre 131.000 messaggi su Twitter e più di 1.000 video caricati su YouTube. Dietro questa vera e propria campagna si celerebbero organizzazioni riconducibili alla Internet Research Agency di San Pietroburgo.

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