Rivista il mulino

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Laura Sartori, 02 September 2016

Lo aveva già detto. Aveva già preannunciato di avere in testa un «grande piano nazionale per la fertilità». In un’intervista ad «Avvenire» il 21 aprile del 2014 la ministra

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Gianfranco Viesti, 03 December 2012

Quella dell’Ilva di Taranto è una storia italiana. Ha tanti degli ingredienti che ritroviamo nello sviluppo del nostro Paese, nel bene e nel male. Ma è anche una cartina al tornasole: per verificare se e quanto avremo la capacità di disegnare, un po’ alla volta, uno sviluppo diverso.

L’Ilva è un pezzo importante del nostro sistema manifatturiero. Ha una dimensione rilevantissima sull’economia locale, ma anche un ruolo decisivo a scala nazionale: per le forniture alle industrie a valle, per il saldo della nostra bilancia commerciale. È frutto della storia, per molti versi positiva, della nostra grande rincorsa industriale: dal Piano Sinigaglia alla siderurgia pubblica, al grande costante aumento della produzione negli anni del boom fino alla storica decisione di creare il Quarto Centro Siderurgico a Taranto e poi di raddoppiarlo. Nonostante tutte le difficoltà del quadro internazionale (fra nuovi produttori e nuovi materiali) e la crisi irreversibile dell’impresa pubblica, uno stabilimento che è rimasto competitivo, efficiente.

Allo stesso tempo, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’Ilva ha un impatto devastante sull’ambiente, moltiplicato dalle enormi dimensioni dello stabilimento. Ha condizionato negativamente tutta l’area di Taranto, con un inquinamento persistente e rilevante. Ha avuto effetti drammatici sulla salute dei lavoratori e dei cittadini.

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Patrizia Ghisellini, 15 April 2011

I tragici eventi di Fukushima si sono verificati in un momento in cui la tecnologia nucleare stava vivendo una sorta di rinascita, dopo gli anni di paura, prima, e disinteresse, poi, seguiti alla catastrofe di Chernobyl. Le prime reazioni da parte dei Paesi nuclearisti, o da parte dei Paesi che, come l’Italia, si preparano a esserlo, sono state quelle di attuare rigidi controlli alle centrali esistenti e di riconsiderare almeno in parte i loro programmi nucleari.

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Loredana Sciolla, 06 September 2010

In un agosto particolarmente concitato sono state pubblicate alcune notizie su fatti gravissimi. Benché non più gravi non più di quanto sia emerso e ancora stia emergendo del sistema di corruzione politica operata da cricche, logge, consorterie. Si tratta, come sempre, di notizie che destano prima incredulità e poi una sorta di malessere che sconfina con la rabbia impotente. Tuttavia, la rabbia non deriva solo dalla conoscenza in sé di un malaffare, ma dal fatto che questa stessa conoscenza, portata di fronte all’opinione pubblica, finisca poi affogata in un terreno paludoso, simile a sabbie mobili, da cui può venire ripescata solo di tanto in tanto, più che altro per non lasciarci dormire sonni tranquilli che per illustrare il seguito della storia o per trarne indicazioni operative al fine di evitare, in futuro, simili errori.

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Roberto Escobar, 18 January 2010

La pandemia è rimandata. Sembrava dovesse falcidiare l’Italia, il virus H1N1. Per mesi televisioni e giornali si sono esercitati in fosche, foschissime previsioni. L’influenza A farà lo stesso sconquasso sanitario dell’aviaria (che però da noi tanto sconquasso non ha fatto): così si diceva e si scriveva, forti del consenso popolare. Per la verità, alcuni (pochi) coraggiosi avanzavano dubbi. La mortalità in Messico, tentavano di argomentare, è dovuta alla povertà diffusa in quel Paese, più che alla pericolosità del virus. Ma le loro voci erano coperte dal chiasso generale.

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