Rivista il mulino

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FINANZA
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L'approvazione del Def 2017
Gustavo Piga, 14 April 2017

Il Documento di economia e finanza (Def) non è la stessa cosa della Legge di stabilità. Questa traccia le decisioni del governo su spese e tasse per l’anno a venire; quello, così voluto dall’Europa, nasce per indicare a imprese e famiglie il contesto economico di medio termine

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Perché non bisogna liquidare su due piedi la proposta di una moneta complementare avanzata dalla candidata M5S a Roma
Laura Sartori, Paolo Dini, 07 June 2016

Qualche giorno prima di risultare nettamente vincente al primo turno delle elezioni comunali romane, la candidata del M5S Virginia Raggi ha parlato di moneta

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Gianfranco Viesti, 12 August 2013

L’avvio della procedura di fallimento della città di Detroit non ha suscitato in Italia particolare interesse, a parte qualche consueto e acido commento del “Corriere della Sera” (21 luglio) sulla circostanza che una simile procedura dovrebbe essere applicata anche a Napoli. E invece quella di Detroit, a parte l’interesse in sé, è una metafora straordinaria di due interessanti temi nelle società contemporanee: le conseguenze del liberismo estremo; le mutevoli e differenti sorti dei ricchi e dei poveri.
La causa prima del fallimento di Detroit, al netto di episodi di malgoverno e di malaffare che non sono certo limitati a quella esperienza, è nell’effetto delle migrazioni come soluzione ai problemi di disparità geografica nello sviluppo. Detroit è il caso estremo, avendo perso due terzi della sua popolazione: ma casi comunque preoccupanti, ci sono anche in Europa e in Italia. Da tempo molti economisti e istituzioni prestigiose come la Banca Mondiale (si veda ad esempio il World Development Report del 2009, “Reshaping economic geography” ) sostengono che le migrazioni sono la migliore soluzione ai problemi di disparità: ciò che conta è offrire lavoro alle persone, indipendentemente dai luoghi.
Un economista autorevole nel dibattito europeo come Daniel Gros, ha recentemente riproposto migrazioni di massa, specie dei giovani qualificati come soluzione alla disoccupazione nei paesi del Sud Europa (Ceps Policy Brief del 26 giugno). Poi arriva Detroit. E ci ricorda la differenza fra l’economia dei teorici astratti e un po’ dogmatici e quella delle persone in carne e ossa. Che succede, infatti, ai luoghi dai quali fuoriescono in massa le persone più qualificate in cerca di lavoro? Questi luoghi muoiono, perché i residenti, il loro reddito e il loro gettito fiscale non sono più in grado di sostenere neanche i minimi servizi indispensabili, e ancor meno far fronte a servizi giustamente progettati su una scala molto più ampia. Non è difficile argomentare che il costo collettivo di un luogo che “muore” è assai superiore al beneficio privato di chi è emigrato

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Giacomo Vaciago, 23 October 2012

L’ultimo Premio Nobel all’economia, attribuito ad Alvin Roth e Lloyd Shapley, ci ha ricordato l’importanza della “teoria dei giochi” per risolvere problemi per i quali il mercato è inadeguato. La “teoria dei giochi” aveva già avuto un Premio Nobel con John Nash nel 1994; ma i problemi cui Nash dava soluzione sono opposti a quelli di cui si sono occupati Roth e Shapley; e nessuno ha sottolineato perché tutto ciò sia rilevante oggi, con riferimento alla crisi dell’eurozona.

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Gianfranco Viesti, 30 July 2012

La crisi non è uguale per tutti. Fatto forse ovvio, ma su cui è interessante esercitarsi con qualche riflessione.

È  evidente che la crisi non è uguale per le imprese. Molti dati ci dicono che almeno una su cinque, in Italia, continua ad andare benissimo, a crescere e a macinare profitti. Non è il settore che le distingue, ma certamente la proiezione internazionale (sta meglio chi esporta). Questo è normale durante le crisi; producono sempre uno “shake-out”, rimescolano le carte. E da questi rimescolamenti possono venire effetti positivi: maggior spazio per chi è più bravo, che cresce di più anche perché occupa lo spazio di chi è in difficoltà. Perché gli effetti positivi – alla lunga – si determinino, servono però altre due condizioni; e di queste non siamo certi. La prima è che lascino il passo, chiudano, solo le imprese più deboli sotto il profilo industriale, e non, invece, imprese ottime ma colpite solo dalla mancanza di liquidità o di credito. La seconda è che, assieme alla fisiologica mortalità di imprese, vi sia una nuova natalità: nascano nuovi soggetti per occupare gli spazi di mercato che si aprono o individuando nuovi business.

La crisi non è uguale per le famiglie e i cittadini. Ciò che fa la differenza è in primo luogo la capacità di mantenere un lavoro, o almeno di essere coperti dalla cassa integrazione. Se viene meno un afflusso di reddito, e se non c’è patrimonio, ci può essere un pericolosissimo scivolamento verso condizioni di povertà estrema. In secondo luogo, pagare le tasse o meno.

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