Rivista il mulino

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CYBERBULLISMO
Tra conformismo gregario, ostracismo ed esclusione sociale
Loredana Sciolla, 03 June 2013

La lettera scarlatta, opera di Nathaniel Hawthorne pubblicata con grande successo nel 1850, inizia con una scena sconvolgente. Hester, la giovane donna protagonista del romanzo, viene mostrata al popolo di Boston su un patibolo. Qual è la sua colpa? Aver dato alla luce una bambina, commettendo adulterio per amore di un uomo di cui non vuole rivelare il nome. Hester finirà per subire l’ostracismo sociale, isolata ed emarginata dalla sua comunità, portando cucito sul petto il marchio della vergogna: una "A", scarlatta, come "adultera". Intorno a lei si formerà così un vuoto fatto di parole e di discorsi denigratori: le chiacchiere delle comari, per le quali l’ostracismo non è una pena sufficiente e vorrebbero che Hester venisse uccisa o indotta al suicidio.

L’io narrante, che ritrova i documenti e le testimonianze di questa storia, dice che quando toccò la "A" ricamata, nascosta tra le carte, provò "un calore bruciante... come se la lettera non fosse di panno rosso, ma di ferro arroventato fino a diventare rosso". Che cosa c’entrano il bigottismo e la rigidità di una comunità puritana del Seicento con il nostro oggi permissivo, sessualmente emancipato, individualizzato nelle scelte morali e affettive? C’entrano eccome.

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